Un biglietto per “il” Teatro

wpid-dsc_0041.jpgCon questo biglietto, un paio di domeniche fa, sono entrato nella Sala 2 del Cinema-Teatro Astoria di Ravenna insieme alla mia Trilly, per vedere “Birdman (o l’imprevedibile virtù dell’ignoranza)”.

“Birdman”, di Alejandro González Iñárritu, non è solo un bel film, come ha già commentato Daniela Ariano sul suo blog. In questi 119 minuti di grande cinema, protagonisti assoluti sono i demoni dell’attore. Successo, imprevisto, arte, fallimento, palcoscenico, desiderio di rivalsa, materia, conflitto, esaltazione, professione, crisi di nervi, narcisismo, incomprensione, delirio di onnipotenza. Tutto insieme, niente escluso, non necessariamente in quest’ordine.

“Birdman” è un film complesso sotto molti aspetti. Nella sua realizzazione, anzitutto: il racconto è narrato attraverso un unico piano sequenza il quale, senza (apparente) soluzione di continuità, trascina il pubblico su è giù dal palcoscenico di un teatro di Broadway attorno al quale ruotano le vicende dei protagonisti. Ma la vera complessità di quest’opera cinematografica è ben altra.

Iñárritu riesce in un’impresa che, a mio parere, ha dello straordinario. Complici i bravissimi interpreti, primo fra tutti il protagonista Michael Keaton, il regista proietta lo spettatore nell’anima dell’artista, accompagnandolo fra i suoi tormenti, facendogli toccare con mano i sogni, le frustrazioni, i deliri di chi disperatamente vuol fare “qualcosa di importante”!

Se fate (o avete fatto almeno una volta) teatro, non potrete non ritrovare, in questa pellicola, le stesse sensazioni che si provano nel costruire, pezzo per pezzo, uno spettacolo teatrale: la fatica delle prove, le inevitabili tensioni tra caratteri eccentrici, le trasformazioni – non certo solo estetiche! – che avvengono in camerino, gli angusti budelli da attraversare per raggiungere il palco, i volti offuscati dalla penombra incontrati lungo il percorso, l’emozione di oltrepassare le quinte e trovare gli altri attori già in scena, le luci accecanti della ribalta tra le quali a mala pena si intravede il pubblico pagante.

Se non avete, invece, mai recitato, questo film è probabilmente il miglior modo per capire cosa si agita nell’anima di un attore, sia esso il più umile degli amatori di provincia o il più consumato dei professionisti. Soprattutto potreste riuscire a carpire qualcosa della sua motivazione, del narcisismo, spesse volte ridicolo, che lo spinge a distruggere il proprio stesso pudore e a sguainare i propri sentimenti più nascosti, come spade in battaglia, per brandirli contro la minaccia di una finzione sempre in agguato. Quella motivazione che, conclusa la Prima, ti fa dire dentro di te “quand’è che lo rifacciamo?”. Non è pura e semplice adrenalina, è qualcosa di più profondo, come ho già tentato di spiegare (*).

Eduardo De Filippo disse che «Lo sforzo disperato che compie l’uomo nel tentativo di dare alla vita un qualsiasi significato è il teatro». Nel mio piccolo, da non professionista, ho calcato qualche palcoscenico e giuro che è vero! Eppure, posso solo figurarmi come questo si traduca nel mestiere di una vita. Ma se è vero che l’anima di un artista – di qualunque artista – è un campo di battaglia, allora il suo potenziale distruttivo è tanto grande quanto il suo potenziale creativo. E questo gli conferisce una sorta di superpotere che non si esaurisce con il suo personaggio, ma gli resta attaccato addosso per sempre, come accade al protagonista di “Birdman”.

Ciò che conta sapere è che l’attore è per sua natura “spettacolo vivo”, Arte personificata nella carne e nella voce di un semplice essere umano. C’è molto più di un simulacro, su quel palcoscenico, ed è per questo che l’attore lotterà in eterno col proprio limite, con la propria piccolezza, nel tentativo di trasfigurare sé stesso in quel “qualcosa di importante” che cerca da tutta la vita.

Sappiatelo, la prossima volta che andate a Teatro.


(*) Nel mio manifesto “Il più bel gioco”.

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2 risposte a Un biglietto per “il” Teatro

  1. d. ha detto:

    Il dietro le quinte dell’anima di un attore… non potevi raccontarlo meglio 🙂

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