La ragazza che ride alla messa

La ragazza che ride alla messa
ha i capelli legati come un fascio di fieno,
ha gli occhiali scuri da shopping in centro a Milano.

Seduta al primo banco sulla destra, 
si guarda attorno impettita e severa 
come una maestrina d’altri tempi.

Si volta di scatto per scrutare i fedeli
assonnati tra i banchi semideserti.
Poi piega la testa all’indietro a guardare il soffitto,

attratta dal biancore spoglio dell’intonaco, 
e di nuovo torna in posa
come la più diligente delle scolare.

La ragazza che ride alla messa 
se ne sta tutta raccolta in avanti
pregando in chissà quale lingua sconosciuta.

Il suo corpo nervoso, prima chino sulle ginocchia,  
ora si apre in un riso sgarbato 
che spezza il silenzio dei devoti.

L’assemblea risponde “Amen”, 
recita a memoria e intanto osserva di sottecchi, 
tra pietà, imbarazzo, curiosità.

Nessuno commenta l’insana danza,
nessuno interviene a zittire l’osceno singhiozzo. 
Tutti sanno, tollerano, comprendono, ignorano.

Ma il mio sguardo è impigliato nei capelli color fieno,
in quelle spalle contratte nel rigore della follia.
Le sue risa sommesse sono schiaffi. 

I gesti inconsulti minacce di tempesta.
Le frasi incomprensibili sussurri da un altro mondo.
Tra un’orazione e l’altra perdo il filo del rito

per scrutare il primo banco sulla destra.
Con l’angoscia di scorgere lei che si alza, 
lei che urla contro il prete, 

lei che bestemmia, lei che ride più forte.
Ma nulla accade
di ciò che il pudore rifiuta.

La ragazza che ride alla messa
si alza per prima per l’Eucarestia.
Le mani giunte in ostentata devozione, 

si para seriosa davanti al prete,
prende l’ostia con la bocca
e fa ritorno al primo banco sulla destra 

nella morsa delle braccia sconvolte.
Impossibile distoglierne lo sguardo,
come quando, visitando casa d’altri, 

si scorge un quadro che pende di lato.
Non si può non guardarlo, non si può drizzarlo, 
se non si è in confidenza col padrone di casa.

Quel corpo, estraneo alla propria mente,
mi angoscia, mi turba,
mi crea disagio.

È il caos che distrugge ogni certezza, 
la finestra aperta d’inverno 
da cui sfugge il tepore della normalità.

La mia mano ora stringe d’istinto
quella di chi mi sta accanto, 
come la gòmena del natante 

avvinghia la bitta sul molo 
dopo settimane in balia della tempesta.
E cerco conforto da quella visione contorta.

Perché i matti sono la prova del mistero di Dio,
la misura impietosa della dignità dei sani.

[Claudio Di Filippo, 2014]

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3 risposte a La ragazza che ride alla messa

  1. Dolores ha detto:

    Grazie Claudio! Sono commossa da quanto è bella.

  2. Personaggio in cerca d'Autore ha detto:

    Grazie a te, Dolores!
    Ma sei proprio tu???

  3. donutellasr ha detto:

    commovente…

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