Porgerò l’altra guancia. Ma tu sii prudente, amico mio…

Questo pontificato mi fa tornare alla mente quando, dopo l’uscita da scuola, sprecavo ore a guardare i miei compagni giocare a “Streetfighter II”. Guardavo soltanto, perché io, a giocare, facevo veramente schifo…

È di qualche giorno fa l’intervista, resa durante il volo dallo Sri Lanka alle Filippine, in cui il Pontefice, dopo aver condannato i tragici fatti di Parigi dicendo a chiare lettere che “non si uccide in nome di Dio”, ha voluto però aggiungere che “se uno dice una parolaccia sulla mia mamma, si aspetti un pugno”, per spiegare che libertà di espressione non significa licenza di provocare.

Questo Papa, lo abbiamo imparato, non le manda a dire a nessuno. Non fa della filosofia, lui mette in moto il cervello, pesca continuamente dalla sua vita vissuta tra i poveri dell’Argentina e traduce in esempi concreti il Vangelo. Un po’ come faceva quel tale, quello che tutti i cristiani dovrebbero prendere a modello, sì, ecco, insomma… Gesù.

E ce n’è davvero per tutti! Ma non tutti hanno orecchie per intendere, o per lo meno non tutti – soprattutto nella Chiesa – condividono la chiarezza del suo messaggio, questo buon senso misto a sagacia usato come strumento di comunicazione. Così anche ieri, sul volo di ritorno da Manila, è dovuto tornare su quella frase del pugno, che aveva creato un po’ di confusione perché sembrava giustificare una reazione violenta alla violenza subita:

“In teoria – ha spiegato Francesco – possiamo dire che una reazione violenta davanti una offesa, a una provocazione, non si deve fare. Possiamo dire quello che dice il Vangelo, che dobbiamo dare l’altra guancia. Sulla teoria siamo tutti d’accordo. Ma siamo umani. E c’è la prudenza, che è una virtù della convivenza umana. Io non posso provocare, insultare una persona continuamente perché rischio di farla arrabbiare, rischio di ricevere una reazione non giusta. Allora dico che la libertà di espressione deve tenere conto della realtà umana e perciò deve essere prudente”.

[tratto da “Repubblica.it“, 20/01/2015]

Tra parentesi, nella stessa intervista prima spiega che essere famiglia, per un cattolico, non significa fare figli come conigli”,  quindi racconta che quando era vescovo a Flores, Buenos Aires, a chi tentava di corromperlo avrebbe voluto dare un “calcio dove non batte mai il sole”. Ve l’ho detto che ce n’era per tutti…

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