Chi si loda si sbroda

IMGP0532 (redux)

Furono allori gloriosi. Oggi orecchie asinine.

Capita che, un giorno di dicembre, uno riceva un premio letterario (*). E questo qualcuno è molto emozionato, molto orgoglioso, persino un po’ montato, ma è normale, si sente bravo, bravissimo, eccezionale, una grande promessa nel firmamento della letteratura italiana. Che poi si è classificato terzo, non è mica arrivato primo: ce ne sono almeno due più bravi di lui. Epperò, checcavolo, è comunque arrivato terzo su 198: lo hanno pubblicato sul sito web, gli hanno fatto una foto, gli hanno dato una targa, e poi un attore ha letto in pubblico un suo brano. Non capita mica tutti i giorni!

Poi capita che arrivano le feste, e la nostra stella nascente della letteratura mondiale è circondato da parenti complimentosi che lo elogiano, lo ammirano, lo bravano, lo poimelofaileggerano e via così. E allora il nostro scrittore s’imbarazza e si schernisce, ma sotto sotto monta come una spuma di sciampagna, mentre distribuisce a piene mani fotocopie, manco fosse un ciclostile, e pubblica foto/video/notizie sul blog, per poi bearsi delle statistiche e dei like in aumento dello zeroduepercento.

E arriva il giorno di Natale, dove si pranza tutti insieme, e la nostra stella di prima grandezza della letteratura universale ha portato una copia autografata apposta per la propria nipote, che tutti dicono bravissima a scuola e a cui piace tanto scrivere e al quale lo zio non vede l’ora di far leggere il proprio capolavoro. Prima di pranzo si avvicina a lei con fare baldanzoso, sorriso ben steso da un orecchio all’altro, occhiale da intellettualoide, lupetto d’ordinanza e barba lunga da zio-figo-ma-anche-saggio di cui qualunque nipote non può che andare orgogliosa.

– Ho qualcosa per te! – fa lo zio sillabando bene le parole e porgendole il prezioso manoscritto.

– Ah ah ah! “Una lavoro ben fatto”? Ma che significa, ah ah ah! – ride la nipote.

– Eh? Cosa… –

– Ma sì, zio, il titolo: c’è scritto “Una lavoro ben fatto”, non vedi? È sbagliato! –

Al che lo zio ritira subito indietro il papiro, che le mani di sua nipote non lo hanno quasi toccato, e getta un’occhiata angosciata a quel titolo, scritto in grassetto sulla prima pagina del testo, LO STESSO IDENTICO TESTO mandato al concorso molti mesi prima, quindi premiato in pompa magna, infine pubblicato sul sito web e tuttora alla mercé di tutti i suoi fan.

– Chissà, zio, – ride di nuovo la nipote, – magari è per questo che sei arrivato terzo! Ah ah ah! –

Ed è così che la giovane stella cadente della letteratura da supermercato si ritrova di colpo ammutolito, e comprende che sarebbe più onorevole per lui ritirarsi a vita privata, inviso ai letterati ed esecrato dagli analfabeti, offrendo il petto all’onta causatagli dall’ignara nipote. Una vergogna intima e indicibile, che manco un premio Nobel potrebbe lavar via. Lo dice chiaro il proverbio: “Chi si loda si sbroda!”


(*) Per pudore, in questo articolo non ho inserito alcun link al premio letterario. Ops, l’ho appena fatto!

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8 risposte a Chi si loda si sbroda

  1. Franco ha detto:

    Ma sì, zio, il link non funziona!

  2. d. ha detto:

    Un refuso è come una doccia fredda in pieno inverno… ti ricorda che sei vivo 😉

  3. Do ha detto:

    Da un punto di vista evoluzionistico la perfezione è propria solo della morte… vedi te…

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