Liberté, egalité et… ops!

Prometto che presto tornerò alla mia “crusca quotidiana”, il vuoto spinto dei miei vaneggiamenti, ma vorrei dare un ultimo (ma sarà così?) contributo sul tema caldo del momento.

“Charlie Hebdo” – ormai lo sappiamo tutti – è una testata satirica. Abbiamo imparato che la sua è una satira feroce, volgare, dura e pura, che colpisce molto “ecumenicamente” i sentimenti religiosi di tutti, indistintamente. Lo ha fatto (e continuerà a farlo) in nome di una laicità spinta alle estreme conseguenze: la religione, è il messaggio, deve uscire dalla nostra società. Il tema è molto sentito in Francia, sia per ragioni storiche che per il modello di integrazione culturale sin qui adottato.

Colpisce la violenza delle vignette, colpisce la durezza del messaggio, eppure questa, si dice, è la libertà di espressione. Ma esistono dei confini anche per la libertà, si chiedono oggi in molti? Mi ha stupito il numero di voci fuori dal coro che si sono levate in questi giorni, tra l’altro da aree culturalmente contrapposte: c’è la condanna unanime del terrorismo, c’è lo sdegno per il silenzio sulle stragi in Nigeria (ben più pesanti in termini di vittime, come ho avuto modo di raccontare nel mio precedente Due pesi e due misure), ma soprattutto c’è il rifiuto di voler far apparire a tutti i costi i giornalisti uccisi come “martiri della libertà”.

È sintomatico il caso del comico Dieudonné, già in passato condannato per antisemitismo, che è stato indagato, quindi messo in stato di fermo, per aver scritto su Facebook “Je suis Charlie Coulibaly”, dove Coulibaly altro non è che il cognome di uno degli attentatori di Parigi. Alle accuse di apologia di terrorismo, ha risposto: «Quando io mi esprimo, non si cerca di capirmi, non mi si vuole ascoltare. Si cerca un pretesto per vietarmi. Mi si considera come Coulibaly mentre non sono diverso da Charlie». Quest’ultima affermazione è una vera pugnalata, ma come dargli torto? Non era sacra la libertà di espressione in Francia? Anche in questo caso, due pesi e due misure…

Per stimolare la riflessione e il confronto su questo momento storico – non necessariamente in questa sede, vi propongo tre estratti di altrettanti articoli pubblicati rispettivamente da Il Fatto Quotidiano, Città Nuova e Avvenire. Si tratta di tre testate molto diverse tra loro, laicista la prima, ecumenica la seconda, cattolica la terza, ma che con i loro articoli mi portano alla medesima conclusione: esiste, io credo, un individualismo “integralista” che arriva a trascendere persino l’idea di libertà, e così facendo la frammenta, la moltiplica in mille concetti altrettanto relativi, la trasforma in una divinità astratta che ognuno si costruisce come vuole. Ma una libertà senza reciprocità è una libertà che non esiste, soprattutto in un mondo globalizzato e interconnesso. Non sarò mai davvero libero finché il mio vicino soffre, perché la sua sofferenza, che mi piaccia o no, finirà per coinvolgere anche me in un modo o nell’altro. La libertà non può prescindere da alcune basi della convivenza civile, come la tolleranza e il rispetto reciproco, e l’indifferenza non è più accettabile del terrorismo, perché è terreno fertile per la rivalsa e la vendetta. “Liberté, egalité, fraternité”, gridava la rivoluzione francese. Ma la fraternità, qui, dove sta?

1. Viva la libertà di espressione, abbasso Charlie Hebdo

[…] E’ la libertà di espressione a riempire senza sosta lo spazio della discussione e ad animare la condivisione di vignette recanti Corani perforati di pallottole, Gesù penetrati analmente dallo Spirito Santo, Maometti (che l’Islam vorrebbe irrappresentabile in immagini) ridicolizzati. […] Così, la libertà di deridere una religione si scontra con il diritto al rispetto e all’onorabilità culturale e religiosa. Diritti e responsabilità non dovrebbero venire mai disgiunti proprio perché incarnano quella tensione, quel compromesso che dovrebbe essere alla base della convivenza tra persone e gruppi che trovano identificazione in oggetti diversi. […]

[fonte: IlFattoQuotidiano.it, Samuele Mazzolini 12/01/2015]

2. Ma se la sono cercata, quelli di Charlie Hebdo?

[…] Conosco da decenni Charlie Hebdo e lo considero un giornale talvolta offensivo e non solo contro l’Islam. È un giornale dichiaratamente ateo, libertino, libertario e irresponsabile. Non ci si stupisca: dieci anni vissuti in Francia, a Parigi, mi hanno dato lo spessore della sacralità della libertà per i francesi, al punto da apparire quasi un modo per taluni di sostituire la fede in un Dio. […] L’individuo è alla base di queste libertà, vere o presunte che siano. L’individuo è considerato come soggetto di diritti inalienabili, finanche quello di criticare Dio. L’individuo non è la “persona”, concetto caro ai cristiani che autorevolissimi filosofi francesi, coloro che hanno dato vita al “personalismo”, hanno contribuito a definire meglio: la persona umana riunisce in sé elementi spirituali, materiali, corporei, religiosi e, ecco la novità, relazionali. La persona umana è fatta anche di relazioni, al punto che i nostri comportamenti debbono tenere conto dell’altro, sempre. Soggetto di diritti non sono solo io, ma anche gli altri. […]

[fonte: CittaNuova.it, Michele Zanzucchi 12/01/2015]

3. Quel cordoglio sui simboli, quasi più che sui morti

[…] Ma ora da noi si vanno versando fiumi di parole roventi e afflitte sulla libertà di stampa violata e sulla libertà di satira minacciata. Un cordoglio sui simboli quasi più che sui morti. Un cordoglio che sembra un grido di battaglia contro il sacrilegio inverso commesso dagli assassini per spezzare «le matite» della libertà. […] Per far cessare delitti orrendi come quello di Parigi la cosa peggiore per noi è difendere come una contro-religione la libertà di schernire come ci piace la religione altrui e di sghignazzare sui simboli sacri di chiunque. Chi lo va facendo, non prepara la pace; non può avere nemmeno dialogo credibile con i rappresentanti dell’islam per emarginare le cellule del fanatismo; non può illudersi che i ‘lumi’ in cui dice di credere non siano spenti quando l’uomo si sente nemico, si fa nemico. Lo scontro di civiltà è la cosa più incivile.

[fonte: Avvenire.it, Giuseppe Anzani 9/01/2015]

Altre fonti interessanti:

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2 risposte a Liberté, egalité et… ops!

  1. donutellasr ha detto:

    Infatti una cosa è la condanna del terrorismo, un’altra è il rispetto per le religioni che dovrebbe stare alla base di una società civile, ma le due cose vengono confuse in questo periodo. Ovviamente solo un pazzo arriva a uccidere perchè si sente offeso, ma è umano sentire urtata la propria sensibilità.
    Complimenti per il blog, pian piano lo leggerò!

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