Due pesi e due misure

In questo weekend avevo in programma di pubblicare delle cose divertenti, ma evidentemente non me la sento. Avrei potuto ripubblicare delle vignette satiriche, o fare io stesso satira religiosa, per solidarietà alle vittime di Charlie Hebdo, ma non è il mio stile. E poi io la satira religiosa non la condivido, anche se non metto in dubbio la libertà di chi la fa (guardate questa bellissima intervista al vignettista Makkox su RaiNews24).

Nel frattempo, il gruppo terrorista Boko Haram, già noto dal novembre scorso per il rapimento di 200 studentesse, ha devastato una cittadina del nordest della Nigeria il giorno dopo la strage di Parigi. Si è parlato di case date alle fiamme e di almeno cento cadaveri per strada, ma i militari ipotizzano che la strage potrebbe contare fino a 2.000 morti. Scrivo “si è parlato”, perché già oggi non se ne parla più…

L’attentato alla redazione di Charlie Hebdo ha giustamente destato molta sensazione, perché riveste un carattere fortemente simbolico, per la natura stessa del suo obiettivo, oltre che per i dodici morti con cui è iniziata. A questa tragedia sono state – e saranno ancora – dedicate ore di televisione, centinaia di articoli e approfondimenti. A 48 ore dall’attentato, conoscevamo l’identità e il passato dei fratelli Kouachi, la dinamica degli omicidi, la mappa della caccia all’uomo e c’è già in rete chi fa battute sul prossimo plastico di Bruno Vespa. La vicenda dei due attentatori, braccati dalle teste di cuoio francesi nella cittadina di Dammartin, ha tenuto col fiato sospeso il mondo intero, mentre usciva la notizia di un’altra sparatoria e di altri ostaggi in un locale ebraico di Parigi.

Corriere.it - 9 gennaio 2015

Corriere.it – 9 gennaio 2015
(clicca sull’immagine per ingrandire)

Sulla strage nigeriana, invece, ho letto giusto qualche cronaca sui giornali online, relegata a mezza pagina. Gli articoli sono tutti evidentemente scopiazzati dalle stesse agenzie di stampa, se non addirittura tra loro stessi, dato che riportano i medesimi errori di battitura, al punto che ancora adesso non ho capito se il villaggio devastato si chiami “Baqa”, “Baga” o “Barqa” (vedi foto qui accanto).

Oggi, morti gli attentatori, le prime pagine raccontano retroscena e lati ancora oscuri della vicenda Charlie Hebdo, accompagnate dalle tempestive prese di posizione del mondo politico e intellettuale (inclusa l’immancabile “retrospettiva” sugli scritti della Fallaci). È giusto che se ne parli, che si discuta, che ci si ponga delle domande, anche scomode, sul senso dell’integrazione e del dialogo interreligioso, e su come il razzismo e la violenza troveranno terreno fertile in questo ennesimo episodio di fanatismo spinto alle estreme conseguenze. Ma mi addolora molto che oggi esista solo la Francia. Non esiste solo la Francia, come non esiste solo l’Europa: oggi esistono anche la Nigeria e l’Africa. Esiste tutto il medio oriente, esiste la primavera araba che ha fallito, esiste – come da sempre esiste – l’eterno conflitto Israelo-Palestinese. Esistono, perché non hanno mai smesso di esistere, molte tragedie che hanno tutte la stessa radice e che, se evitassimo di dimenticarcele, ci aiuterebbero a capire meglio e magari a anche a prevenire episodi come quelli di Parigi, senza derive estremistiche ed opposti integralismi.

Non ho ancora sondato l’umore degli altri blogger, mio pubblico principale, e sono certo che sono in corso molte discussioni. Non voglio sminuire il dramma vissuto della Francia, ma la sproporzione tipica con cui il mondo occidentale distribuisce il proprio sdegno mi conferma che siamo ancora molto, troppo indietro rispetto alla nostra idea di “mondo civilizzato”. Subito dopo l’11 settembre si disse che l’America si era finalmente svegliata dal proprio sogno, ritrovandosi in un mondo globalizzato del quale si era pressoché disinteressata. Si disse che il mondo non sarebbe stato più lo stesso, eppure non mi sembra si siano fatti molti passi avanti, se ancora usiamo due pesi e due misure per commentare il mondo che ci circonda.

Intanto, scorro la home del Corriere.it, e a metà pagina scorgo un trafiletto:

“Nigeria, bambina kamikaze di 10 anni salta in aria e uccide 19 persone”

Ancora la Nigeria, ancora Boko Haram, ancora morti, ancora bambini usati come armi. Prima di trovarla, dovete scorrere il mouse attraverso molte altre notizie: la Francia sotto shock, la morte di Anita Ekberg, la Fallaci, i giornalisti di AL Jazeera che litigano su Charlie Hebdo, il pareggio del Milan col Torino, l’incubo Imu-Tasi, i dubbi sulla morte di Pino Daniele, le finaliste di Miss Universo, la Camusso, la primavera in anticipo, come sarebbe stato Elvis a ottant’anni, il video virale di un uomo che rimane incastrato nelle porte del treno. Non le ho citate tutte, ma mi sembrano sufficienti a farci dimenticare del resto del mondo.

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