3 risposte a Antiche religioni e moderna barbarie

  1. mantini ha detto:

    Tutto ruota attorno ai simboli. La maggior parte delle incomprensioni nasce proprio dalla mancata conoscenza dei simboli. Una normalissima sciarpa a striscie rosse e nere durante il derby Milan-Inter diventa elemento di appartenenza ad una squadra, ad una cultura, ad un credo. E a volte un simbolo arriva ad identificare una parte di se al punto tale che la lesione del simbolo viene considerata come lesione personale.

    Personalmente trovo che bruciare libri sia in generale una cosa stupida. E francamente qualcosa dentro di me si muove quando vedo bruciare una Bibbia, specie quando il gesto è fatto con la volontà di provocare.

    Bisognerebbe dunque, prima di fare qualsiasi cosa, cercare di capire la valenza simbolica dei nostri gesti. A volte è questione di ignoranza. Spesso è più una noncuranza volontaria che di fatto stabilisce il primato della propria cultura. Altre volte è lotta, contestazione, martirio.

    L’etimologia della parola “sacrificio” (dal latino sacrificium, sacer + facere, “rendere sacro”) è alla base di questo meccanismo. Attorno ad un mondo di cose inanimate gli esseri umani costruiscono delle sovrastrutture di significati che rendono queste cose in qualche modo vive.

    Nella cultura del dialogo i simboli non solo si comprendono e si rispettano ma si scambiano. La contaminazione che alcune culture vedono come fumo negli occhi è invece a mio avviso la base per poter vivere pacificamente in un mondo ormai globalizzato, dove altrimenti qualsiasi gesto potrebbe essere interpretato come la lesione di un simbolo. I recenti fatti di cronaca mostrano proprio questo. Che possiamo continuare a farci la guerra nel tentativo di stabilire quale cultura sia migliore delle altre. O che in alternativa possiamo cercare di venirci incontro e stabilire dove finisce l’oltraggio ad una religione e inizia la necessità di una persona di liberarsi del proprio passato.

    • Personaggio in cerca d'Autore ha detto:

      Un momento, bruciare libri è stupido, ma io non credo affatto che i due cristiani abbiano bruciato il Corano!
      Questo è infatti un tipico pretesto utilizzato per scatenare rabbia e fanatismo: tizio ha brucato un mucchio di foglie, io odio tizio, quindi grido ai quattro venti che ho visto che in mezzo a quelle foglie c’erano delle pagine del Corano e il gioco è fatto. Del resto, chi potrà dimostrare il contrario?
      Non è diverso da quello che succedeva con l’inquisizione: allora bastava testimoniare di aver visto tizio praticare magia nera o di aver utilizzato simboli cristiani per pratiche sataniche e tizio era messo sotto accusa.
      Perciò il tema, secondo me, non è nel significato dei simboli o nella “guerra tra culture”: queste guerre non esistono, sono mezzi di controllo che poggiano sull’ignoranza e sulla povertà.
      “La religione è l’oppio dei popoli”, diceva Marx. Non voglio semplificare, ma io dico che “la paura è l’oppio dei popoli”, e che di molte cose umane si è fatto, nel corso della storia, uno strumento di paura. In molte aree del pianeta è ancora oggi la religione, mentre per noi è più spesso il lavoro, la salute, i rapporti sociali, il benessere, eccetera. E chi, in modo più o meno subdolo, agita questa paura – di perdere, di cambiare, di impegnarsi, di non raggiungere – è il primo nemico della pace e della giustizia.

      • mantini ha detto:

        Sono d’accordo. La paura e il pregiudizio sono meccanismi ancestrali con cui il nostro cervello tenta di difenderci dai pericoli. Non potendo elaborare tutte le informazioni di contesto (per motivi di tempo e capacità) la mente semplifica il processo cognitivo, un po’ come succede in matematica con le derivate o con l’inferenza statistica. La realtà è una specie di grafo impazzito che noi tendiamo ad approssimare ad una retta (manco a farlo apposta, questa è l’attività preferita di noi economisti). Ma cercare di ricondurre un sistema complesso ad un’equazione con una sola variabile significa perdere per strada dei pezzi. Che non sempre sono degli epsilon piccoli a piacere.

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