Il mio secondo concorso fotografico!!

La "Coppa Malù", l'unico trofeo che Trilly mi permette di tenere in casa.

La “Coppa Malù”, l’unico <em>trofeo</em> che Trilly mi permetterebbe di tenere in casa.

Ebbene sì, cari lettori affezionati, quasi contemporaneamente al concorso Albe & Tramontidi Godo – che, come ho già spiegato, si pronuncia Gódo ed è in provincia di Ravenna, quindi non fatemelo ripetere! si svolge ogni anno, a Faenza, il notissimo Concorso Fotografico a tema libero indetto dalla Riunione Cattolica E. Torricelli, associazione finalizzata a – cito testualmente – “formazione culturale e religiosa, aggregazione sociale, iniziative di solidarietà, allestimento di mostre d’arte, sia per favorire la conoscenza di opere anche inedite della nostra tradizione, sia per offrire ad artisti validi, ma non inseriti in circuiti ormai affermati, l’opportunità di farsi conoscere da un vasto pubblico”.

Ora, chi più di me può considerarsi un “artista valido, ma non inserito in circuiti affermati”?

Dunque, entusiasta dei risultati ottenuti a Godo, mi sono sentito in dovere – ma che dico! – moralmente obbligato a partecipare anche a questo concorso! Anche perché, a differenza dell’altro, stavolta ci sono in palio dei premi in denaro, ed io – che sono un vero artista, rammentatelo – amo l’Arte sotto qualsiasi forma, comprese queste pregevoli stampe della serie “EURO” che stanno diventando sempre più rare, e che sono state realizzate dai migliori incisori del secolo scorso!

Potendo presentare ben quattro opere, mi metto subito di buzzo buono a selezionare i miei scatti migliori eseguiti con l’adorata K-7 (scartando rigorosamente albe e tramonti). Nel frattempo, mi studio attentamente il regolamento, il quale specifica che le stampe andranno montate su cartoncino nero misura 30×40 “esatti”, in modo talmente perentorio che quasi mi spavento.

“E adesso – penso –, ci vorrà mica il taglio laser???”

I tempi sono strettissimi, perciò corro di corsa (rafforzativo) nella cartoleria più fornita della città e, prima che lui possa dire “selfie!”, chiedo immediatamente al negoziante «quattro fogli di cartoncino nero misura 30×40 esatti, possibilmente tagliati al laser!». Al ché, il buon negoziante alza gli occhi al cielo, come a dire “Eccone un altro…”, quindi mi risponde laconico:

«Eccone un altro…»

Io faccio una faccia (rafforzativo) un po’ perplessa e lui aggiunge che «guarda, purtroppo ne ho rimasti – non prendetevela con me, a Faenza si coniuga così! – solo due. Purtroppo è la dura realtà, ragazzo: durante l’anno non ne vendo neppure uno, ma appena comincia il concorso me li finiscono tutti in pochi giorni!».

In quel momento, realizzo che l’intera popolazione foto-amatoria faentina si reca in massa, ogni anno e nella stessa settimana, a comperare fogli di cartoncino nero in quell’unico disgraziatissimo negozio, esaurendo in breve tempo le scorte di una vita e causando una grave penuria del prezioso materiale in tutta la regione. Vedendomi rattristato, il negoziante tenta di rassicurarmi, dicendo che forse l’indomani potrebbero arrivare altri fogli da un suo fornitore secondario, perché il suo principale non ne ha più nemanco nella riserva della riserva. Potrebbero arrivare, sì, sempre che il corriere non abbia un incidente, sempre che il magazzino non prenda fuoco nella notte e sempre che la cartiera non venga bombardata dai terroristi dell’ISIS.

Io nel frattempo calcolo che mancano solo 3 giorni alla scadenza per la consegna, così decido di acquistare subito i due “passepartout” (così si chiamano) ancora disponibili e di tornare l’indomani per intercettare gli altri due freschi di fornitura, sperando che nel frattempo al corriere non accada un colpo di sonno, che il magazziniere non si fumi una sigaretta sul lavoro e che Lamerica riesca a sgominare l’ISIS entro ora di cena. Di lì a poco, esco dalla cartoleria sgomento, con gli unici due fogli di cartoncino nero 30×40 rimasti nel raggio di cento chilometri, ben nascosti sotto la felpa per paura che me li rubino, manco fossero due tozzi di pane raffermo durante la Seconda Guerra Mondiale. Che poi, a dirla tutta, quei cartoncini non misurano affatto 30×40, ma un po’ di più, e quindi li devo ritagliare comunque…

Il giorno seguente sono agguerritissimo. Ho studiato gli orari di apertura e i tempi di percorrenza, così decido di prendere mezz’ora di permesso dal lavoro per arrivare in cartoleria prima della chiusura di pranzo: quei passepartout saranno miei a qualsiasi costo! Parcheggio selvaggiamente in doppia fila, bloccando 1 autobus, 3 ambulanze e 2 passeggini – vabbè, detta così pare che guido un autotreno, eh eh… –, mi scapicollo attraverso Piazza delle Erbe travolgendo bancarelle di frutta e verdura, passanti ignari e carrelli pieni di lattine – scusate mi tornano alla mente scene da telefilm poliziesco anni ’70 –, piombo in negozio tutto trafelato e, prima che lui possa dire “hoppa gangnam style!”, mi rivolgo al negoziante:

«Salveiosonoquellodiiericheeravenutoperilcartoncinoneromiha dettochelearrivavanomidicachesonoarrivatilaprego!»

Al ché, il negoziante alza gli occhi al cielo come a dire “Povero ragazzo, chissà che delusione!” e mi risponde:

«Povero ragazzo, chissà che delusione! Mi dispiace tanto, ma i cartoncini non mi sono arrivati.»

«Oh mio Dio, il corriere è andato a sbattere?»

«No.»

«Allora un incendio nel magazzino!»

«Macché.»

«Porca miseria, è stato l’ISIS!!!»

«Niente di tutto ciò. Semplicemente il fornitore non s’è fatto vivo, e non so quando mi manderà la merce. Potrebbe essere domani, o la prossima settimana, o anche in un’altra vita. Mi dispiace, ragazzo…»

Maledetti siano tutti i fornitori, maledetta sia la lobby del cartoncino, smettetela di frapporvi tra me e la vittoria! In quel momento mi assale lo sconforto: dentro me si fa strada persino l’idea che il negoziante abbia preferito vendere i suoi dannati cartoncini neri sul mercato nero, forse perché pagano di più, forse perché nero su nero fa pendant. Comunque sia, sento che non farò mai in tempo a consegnare tutte le fotografie, e allora addio sogni di gloria, addio premio in denaro, addio onorificenze, addio a tutti quei soldi, addio meritata fama, addio ostentata ricchezza… (però non dite che sono venale)

Faccio per uscire mestamente dal negozio, quando, all’improvviso, mi viene un ‘flash’ – a noi grandi fotografi le idee ci vengono col flash – e getto al negoziante un’ultima domanda:

«Scusi, per caso ce li avrebbe dei cartoncini neri un po’ più grandi?»

«Beh, – risponde lui – certo che li ho! Misura 50×70… ne ho quanti ne vuoi!»

Quindi, senza scomporsi, mi mostra un enorme pacco di fogli neri… A quel punto non so se ridere o piangere: tutto ‘sto patema, e invece bastava chiederli più grandi! Al ché, vedendomi basito, lui mi guarda serioso ed aggiunge: «Però, certo, devi lavorare un po’ con il cutter…». Da vero sportivo lo tranquillizzo rivelandogli che ho una laurea magistrale in Ingegneria Meccanica ed un master in “Colorazione dentro i bordi” conseguito presso la scuola elementare “Nazario Sauro” di Ancona, che tra l’altro mi è valso il patentino per le forbicine con la punta arrotondata.

Visibilmente soddisfatto per l’esito positivo della drammatica vicenda, procedo all’acquisto di numero 1 cartoncino nero misura 50×70, dal quale intendo ricavare i numero 2 cartoncini neri misura 30×40 che mi servono per montare le mie ultime due fotografie. Quindi, corro di corsa (rafforzativo) a casa e mi metto subito al lavoro: un po’ di cutter, due squadrette, un pizzico di nastro biadesivo et voila!, le mie foto sono bell’e pronte, ciascuna incollata sul proprio nerissimo passepartout: il giorno della scadenza è arrivato, ed io mi presento alla sede del concorso con le mie quattro opere.

Amici, iscrizione è fatta! Non resta che attendere il verdetto…

I giorni passano in trepidante attesa, ed io mi arrovello cercando di immaginare come andrà a finire: quale, dunque, delle mie 4 foto vincerà il primo premio? E quale il secondo? E quale il terzo? E quale, infine, verrà inevitabilmente esclusa, per manifesta incapienza del podio? Verrà forse istituito un premio speciale della giuria, per non lasciare ingiustamente ‘impremiata’ la mia quarta opera? O ancora saranno premiate tutte e quattro ex-aequo, così da non far torto a nessuna? Finché, un giovedì di ottobre (lo ricordo ancora come fosse ieri, e invece era la settimana scorsa), mi giunge quest’email dalla “Riunione Cattolica E. Torricelli”. Non sto più nella pelle ed apro affannosamente la virtuale ‘busta’ con un click del mouse:

Al Signor/ra
DI FILIPPO CLAUDIO
VIA XXXXXXXXXX
48018 FAENZA RA

Oggetto : XI Concorso Fotografico – Anno 2014.

In riferimento al concorso fotografico in oggetto promosso da questo Circolo La ringraziamo per la partecipazione e Le comunichiamo di seguito il giudizio espresso dalla Giuria sulle opere presentate :

opera n. 1 NON AMMESSA
opera n. 2 NON AMMESSA
opera n. 3 NON AMMESSA
opera n. 4 NON AMMESSA

Non posso descrivere l’emozione di quel momento: le mie quattro opere, le mie quattro figlie predilette, enumerate in una lettera così importante, così pregna di significato!

Ed ecco, dunque, la mia opera n. 1 è stata giudicata “NON AMMESSA”, che a voi profani evidentemente non dice nulla, ma che in linguaggio fotografico significa “stupenda, geniale, di grande impatto emotivo: il ragazzo è capace e si vede, tuttavia non si applica”.

Che dire, poi, dell’opera n. 2, giudicata “NON AMMESSA”? Anche qui, le parole non rendono giustizia all’entusiasmo manifestato dai giudici, per i quali la mia opera “cattura l’attenzione dell’osservatore e lo colpisce allo stomaco: c’è del talento, anche se potrebbe fare di più”.

Per non parlare dell’opera n. 3, giudicata “NON AMMESSA”, la quale viene posta addirittura su un gradino superiore rispetto alle altre, letteralmente assurta a opera d’arte di indiscusso valore estetico, giudicandola “preziosa testimonianza della grandezza di un vero artista, che s’intravede nella purezza del bianco e nero, oltre che nella semplicità della composizione: peccato per l’ora tarda, che non ci permette di valutarla in tutta la sua bellezza a causa della scarsità di luce all’interno nella stanza”.

Ecco, se proprio devo trovare una pecca, il giudizio sull’opera n. 4 mi ha un po’ deluso: quel “NON AMMESSA” mi pare ingeneroso e lascia un l’amaro in bocca. Un vero peccato, potevo fare l’en plein. Ma poi penso che vincevano solo le prime tre, e allora sono contento lo stesso.

[Guarda tutte le foto del Concorso Torricelli 2014]


NB. Ti sei perso la puntata precedente? Che aspetti, corri di corsa (rafforzativo) a leggerla: Il mio primo concorso fotografico!

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2 risposte a Il mio secondo concorso fotografico!!

  1. Franco ha detto:

    Non disperare, insisti.
    Se, nell’immediato, non riesci a sfondare nel difficile mondo dell’arte fotografica riuscirai sicuramente in quello degli scrittori.

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