La verità, vi prego, sul Regionale ‘Veloce’

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Ehi, ma che c’entra un’omelette ripiena con un post che parla di treni? Forse la ricerca di Google Immagini credeva che cercassi un “piatto” regionale veloce…

Ci sono momenti in cui un uomo deve prendere coscienza della realtà, ed ammettere che il tempo scorre (“tempus fugit”), le cose cambiano (“mutatis mutandis”) e chi via piano va sano e va lontano (“tarde sed tute”). 

I segni dei tempi sono tutti concordi almeno in una cosa: non ci sono più certezze. Tutto ciò in cui noi, e i nostri padri prima di noi, e i nostri nonni prima dei nostri padri, e i nostri zii contemporaneamente ai nostri padri ma comunque dopo i nostri nonni, e il nostro macellaio di giorno, e il nostro panettiere di notte, credevamo – virgola, respiro – semplicemente vacilla sotto i colpi del progresso. Tecnologia, politica, sport e persino il senso comune: i valori sono liquefatti, le fondamenta sbriciolate, ogni punto di appoggio perduto, quando non addirittura bandito ed esecrato in nome di un relativismo sempre più ‘ego-centrico’. E così, non solo “tutto è relativo”, ma tutto è relativo a me e me solo, a prescindere dal contesto storico, economico, geografico e persino culinario… Un momento! perché ho detto ‘culinario’? Ecco, mai scrivere un post quando hai fame! E neanche fare la spesa, lo sanno tutti! Cooomunque…

Voglio dire che è soprattutto nelle piccole cose che si manifestano questi segni dei tempi che cambiano.

Prendete, ad esempio, il sito web di una nota marca di treni (di cui non farò il nome per evitare pubblicità gratuita). L’altro giorno stavo cercando un treno per recarmi a Bologna ad un convegno sul Decreto Legislativo n. 102/2014 di attuazione della Direttiva Europea sull’Efficienza Energetica – chi ha detto “eh che palle, arriva al punto”? –, quindi inserisco sul sito di Trenit### – mmmh, accidenti, tra un po’ mi scappava il nome! – dicevo, inserisco sul sito le stazioni di partenza e destinazione, il giorno e l’orario desiderati, ed esso mi restituisce diversi risultati. Dovendo arrivare a Bologna tra le 9:00 e le 9:30, l’occhio mi cade sulle prime due proposte, rispettivamente il Regionale delle 8:27 e il Regionale Veloce delle 8:38. Entrambi, infatti, mi porteranno a destinazione in circa mezz’ora o poco più, anzi precisamente in 38 e… 43 minuti???

I primi due risultati della mia ricerca: salta subito all’occhio qualcosa di strano nei tempi di percorrenza…

Riguardo attentamente la tabella: il Regionale in 38′, il Regionale Veloce in 43′. Trentotto e quarantatré. Aspetta, fammi aprire un attimo Excel: trentotto è più o meno di quarantatré? Con pochi click ottengo una risposta: trentotto è meno di quarantatré! Per sicurezza provo anche con la calcolatrice (si sa, i computer non sono infallibili, la calcolatrice sì)… tick-tick, ti-ti-tick, tickete-tackete-tum… sì, sì, è confermato, trentotto è meno di quarantatré, perché “38-43” fa “-5” e quindi, per la proprietà del più e del meno, ne deriva che il primo numero nella formula era minore del secondo. Ma è complicato, se non avete fatto Analisi II è inutile che ve lo spiego. Comunque fidatevi: trentotto è meno di quarantatré, quindi significa che il Regionale ci mette meno tempo del Regionale Veloce.

Ora, chiediamoci: com’è possibile?

O meglio, noi partiamo dal presupposto che se uno si chiama “Regionale” e l’altro “Regionale Veloce” allora, per induzione, il primo dev’essere quello “lento”. E qui non occorre aver fatto Analisi II. Certo, è un assunto forte, importante, ma del resto sappiamo tutti che un tempo esisteva solo il Regionale, poi hanno inventato il Regionale Veloce, e se hanno aggiunto quell’aggettivo ‘Veloce’ sarà stato per distinguerlo in termini di maggior velocità rispetto al primo. Immaginate, dunque, il mio stupore di fronte a questa incredibile discrepanza: a parità di tragitto, il treno più veloce ci mette più tempo del treno più lento. Il povero Zenone – quello del ‘paradosso‘ – si starà rivoltando nella tomba! Eppure non dobbiamo saltare subito alle conclusioni: come dico sempre io, ci sarà un valido motivo.

Dunque, armiamoci di pazienza. Anzitutto, dobbiamo verificare che i tragitti dei due treni siano effettivamente identici. Per farlo, basta cliccare sulla (i) accanto al numero del treno. Tranquilli, lo faccio io per voi, ed ecco i risultati:

Le fermate effettuate dal REGIONALE n. 6462 lungo il percorso tra Faenza e Bologna.

Le fermate effettuate dal REGIONALE VELOCE n. 2064 lungo il percorso tra Faenza e Bologna.

Le fermate effettuate dal REGIONALE VELOCE n. 2064 lungo il percorso tra Faenza e Bologna.

E qui si scopre un’altro paradosso: il Regionale Veloce, non solo percorre la stessa distanza del Regionale, ma effettua addirittura una fermata in meno! (San Lazzaro di Savena) Il mistero si infittisce… Così decido di indagare più a fondo: è arrivato il momento si scatenare tutta la potenza di Excel!

Per ciascuno dei due treni riporto pazientemente prima i nomi delle stazioni, quindi gli orari di arrivo e di partenza, infine calcolo i tempi di percorrenza delle singole tratte, ma anche quelli di attesa nelle singole stazioni. Sistemo bene le formattazioni numeriche, la larghezza delle colonne, un corsivo lì, un grassetto là, i contorni a disegnar la tabella, ed ecco, quasi per incanto, tutto diventa più chiaro, come la bruma del mattino al sorgere del sole, o come i regali di nozze dimenticati in cantina alla luce della torcia!

L'incredibile scoperta!

L’incredibile scoperta!

Vedete? Lo vedete anche voi??? Beh, vi confesso che, a questo punto, un brivido mi è corso lungo la schiena: non potevo credere ai miei occhi! Ma andiamo con ordine…

Anzitutto, di fronte a tutto questo, la prima domanda che dovete porvi è: «ma tu non hai proprio un cacchio da fare?». E a questa si risponde facilmente: sì, avrei anche altro da fare, ma ho imparato a rimandare le cose meno importanti. La seconda domanda è: come mai il Regionale Veloce impiega più tempo, anche se di poco, per compiere il medesimo tragitto? Qui è più difficile rispondere, perché anche io mi sarei aspettato che il Regionale Veloce fosse più rapido almeno in termini di velocità di crociera. Invece no, esso impiega ben 35′ contro i 34 del Regionale, al netto dei periodi di attesa in stazione… Ma la vera domanda è: come mai il benedetto Regionale Veloce aspetta ben 6 (sei) minuti nella stazione di Imola, quando il Regionale aspetta solo un minuto? Insomma, che motivo c’è di aspettare tanto a Imola? Forse che il capotreno deve prendersi una brioche alle 8:50 precise, altrimenti va in ipoglicemia? O magari a quell’ora danno la rassegna stampa del Tg5, e in stazione di Imola, dal finestrino del locomotore, si può giusto vedere il televisore della Sig.ra Cesira al secondo piano di Viale XXIV Maggio? Ma potrebbe anche essere semplicemente una… coincidenza?

Mmmh – come direbbe Adam Kadmon – io non credo!

Io credo, invece, che ci sia qualcosa di misterioso, sotto questo mistero. Che poi è una ripetizione, lo so, ma quando abbiamo a che fare con il mistero non possiamo andare per il sottile. Ciò non significa che adesso tirerò fuori gli alieni, la CIA o altre panzane da complottisti dell’ultima ora. Io sono una persona seria, io guardo ai fatti, amici miei! E i fatti dicono che alla Stazione dei teni di Imola c’è un Regionale Veloce che ogni mattina attende in banchina ben cinque minuti più del necessario, e questa non è una semplice coincidenza, perché il sistema ferroviario italiano è una macchina perfetta, che non può permettersi inutili attese, sprechi di tempo, siano essi dovuti a brioches clandestine o conduttori tele-dipendenti, nossignori! E io vi dico che c’è un solo motivo per il quale un certo treno resta fermo in stazione più del tempo necessario a far salire i viaggiatori, ed è per far passare un altro treno! E questo secondo treno, evidentemente, non deve apparire negli orari ufficiali, ma deve restare nascosto a noi persone comuni, perché su quel treno, evidentemente, viaggia qualcuno di troppo importante perché si sappia il perché e il perdove stia prendendo quel particolare treno invisibile… E che voi ci crediate o no, signori miei, tutto ciò ha una sola spiegazione: ogni mattina, a Imola, in provincia di Bologna, Harry Potter – sì proprio lui! – si reca alla stazione ferrioviaria, raggiunge il binario 9¾ attraversando un muro magico mentre nessuno guarda e sale sull’Espresso per Hogwarts dove lo aspettano i suoi amici Hermione Granger Ron Weasley!

Sissignori, non dobbiamo aver paura di dire la verità: Harry Potter vive in Romagna, e il treno per Hogwarts parte da Imola!!!

Ma noi adesso lo sappiamo. Avete sentito, cari ministri della magia, grifondoro e dissennatori? E pure tu, Voldemort – sì! ti ho nominato! –, mi hai sentito? Sappiamo tutto, tutto!

Eccheccavolo, siamo babbani. Non babbazzi! (*)


(*) Dal siculo ‘babbo’=scemo, il ‘babbazzo’ è quel genere di cretino innocuo e a tratti tenero, che affronta la vita con spontanea superficialità, provocando talvolta senso del ridicolo, talvolta irritazione e in alcuni casi persino un genuino pathos. (fonte: http://www.bruttastoria.it/dictionary/Babbazzo.html)

[Se questa inchiesta vi ha indignato, non potete perdervi “Hey, quello è il bagno delle donne!“. Storie di ordinaria discriminazione urinaria all’università di Ancona.]

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5 risposte a La verità, vi prego, sul Regionale ‘Veloce’

  1. Pendolante ha detto:

    Benvenuto in treni#%&

  2. Valeria Di Filippo ha detto:

    Viaggio spesso in treno. Potremmo scriverci libri su libri. Triller, noir, ecc., ecc., ecc.

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