Raccontami ‘sto film: “I mercenari 3” (sottotitolo: gli esodati)

The_Expendables_3Doverosa Premessa

Cari lettori di Picd’A, vi è mai capitato di avere voglia di andare al cinema a vedere un film talmente insulso che vi vergognate di confessarlo persino al vostro analista, ma che non volete assolutamente perdere, però poi non ne avete il tempo e, quando finalmente potreste andarci, lo hanno appena tolto dalle sale? E allora dovete aspettare la prossima rassegna estiva, che però vattelo a ricordare che per un attimo ti era passato per la capoccia di vedere proprio quel film (“ma dai, quell’americanata lì? scherzi? andiamo a vedere piuttosto la retrospettiva di Truffaut!”)…

Ebbene, oggi nasce per voi la rubrica che stavate aspettando: “Raccontami ‘sto film”, l’unica che vi risparmia la fatica (e soprattutto la vergogna) di recarvi di persona al cinema a sprecare tempo e denaro per delle americanate indegne di essere proiettate, ma che nel segreto del vostro cuore desiderate ardentemente di vedere!

AVVERTENZE IMPORTANTI! – L’ultima recensione che ho scritto risale a undici – dico 11 – anni fa, perciò sono un po’ arrugginito. Non so se riuscirò a rendere efficacemente le molteplici chiavi di lettura di questa pellicola, dunque siate clementi. In realtà, più che una recensione, questo è il “racconto” del film, perché dopotutto il film si commenta da solo… perciò OCCHIO: SE NON VOLETE ROVINARVI LA STORIA – oh, lo sceneggiatore è Sylvester Stallone in persona! – NON PROSEGUITE NELLA LETTURA! Inoltre, è inutile che cerchiate nel mio blog le recensioni dei due film precedenti… semplicemente non le ho mai scritte, punto. Ultimo ma non ultimo, vi avverto che in questo post potrebbero non essere rispettate molte delle più elementari regole grammaticali, tra cui “consecutio temporum”, uso limitato delle congiunzioni, costruzione lineare delle subordinate, corretta declinazione al plurale e in taluni casi persino l’ortografia. In ogni caso, NESSUN LIBRO DI GRAMMATICA È STATO MALTRATTATO PER SCRIVERE QUESTO POST. 

Non vi rimane che mettetevi comodi. Anche perché sarà una cosa lunga…


Raccontami ‘sto film: “I mercenari 3” (sottotitolo: gli esodati)

Barney Ross, un Sylvester Stallone ormai più siliconato di Cher, comanda il suo solito gruppo di mercenari decrepiti e macilenti (tra i quali Dolph “ti spiezzo in due” Lundgren e il suo braccio destro “Christmas”) a bordo di un elicottero per liberare il loro vecchio amico Doc, un barbutissimo Wesley Snipes, da un treno corazzato diretto verso una terribile prigione-fortezza dove gli faranno sicuramente la festa. Dopo aver trucidato un centinaio di scagnozzi armati di lanciarazzi e contraeree assortite, i nostri eroi liberano il buon Doc-Wesley, il quale però, un tantino stizzito per il trattamento ricevuto, prima di saltare sull’elicottero della salvezza, si attarda sul treno per accelerarlo quel tanto che basta a sfondare i portoni della fortezza, spiaccicare il comandate della stessa e far esplodere tutto il caseggiato in un tripudio di miccette e mortaretti. Dopo aver fatto saltare in aria l’elicottero usato per la missione – raro esempio di elicottero usa e getta -, Ross e i suoi compari salgono sul proprio aereo, dove il rude Wesley si fa la barba a secco con un coltello lungo quaranta centimetri, e non gli si irrita neanche un po’ il sottomento. Fin qui, era solo il preludio.

Giusto il tempo di darsi una rinfrescata e i nostri si ritrovano al Rusty’s bar, davanti a un paio di birre, per parlare di quanto sono “troppo vecchi” per questo lavoro e per fare amicizia col nuovo arrivato, rasato di fresco. Senza che ce se ne renda conto, tutti sono di nuovo sull’aereo di Ross, a caccia di un pericoloso trafficante d’armi per conto della CIA. Arrivati nel porto di Mogadiscio a bordo di un gommone provvisto di mitragliatrice rotante e regolari salvagenti omologati, dopo aver ucciso un centinaio di guardie in pieno giorno senza farsi scorgere, ed essere arrivati di soppiatto alle spalle del nemico nascosti in un container appeso ad una gigantesca gru – ma qualcuno che dà l’allarme, mai, eh??? –, scoprono che il loro bersaglio non è il solito banale mafioso incravattato con una cicatrice sulla fronte e qualche vezzo tipo gatto soriano sempre in braccio, bensì il super-cattivissimo-sadico-bastardo e loro ex-compagno d’armi Stonebanks, un Mel Gibson con talmente tante rughe che potresti usarlo come foglio protocollo per farci il compito d’italiano, e che manco a farlo apposta aveva tradito i suoi compagni – che per la cronaca sono mercenari al soldo della CIA – per il vile denaro, e si era messo coi malvagi – cioè qualche signore della guerra che però non era americano –, finché Ross non lo aveva stecchito (o almeno così credeva) con cinque – dico “5” – pallottole nel cuore. Però lui ci aveva il giubbotto antiproiettile, dal ché si deduce che nessuno aveva pensato di controllare che fosse morto. Mannaggia la CIA che ti dice sempre le cose a metà!

Inutile dire che, presi dallo stupore, i nostri Mercenari buoni fanno cilecca proprio sul più bello e Stonebanks, fuggendo in elicottero, prima gli spara a una gamba e al petto del migliore amico di Ross, l’ipertrofico Ceasar – e non perché sbaglia la mira, ma così, per sfregio a quell’antipatico di Ross che gli aveva sparato a suo tempo! –, eppoi gli sgancia un mega suppostone nucleare, anzi “termobarico”, che demolisce il porto e mezza Mogadiscio. Ma i nostri si salvano tuffandosi in acqua, e subito dopo, ancora miracolosamente asciutti, sono tutti lì sulla banchina tutta bruciacchiata che si attorniano al povero compagno ferito e dolorante, giurando a sé stessi di vendicarlo e premendogli il petto sbudellato con tutta la loro forza, come gli hanno insegnato al workshop di primo soccorso. Due minuti di aereo dopo raggiungono il pronto soccorso più vicino – a Parigi…? ma che c’entra??? –, dove il ferito sarà curato con flebo e abbondante mercurio-cromo: persino il caro vecchio Trench Mauser, per gli amici Arnold Schwarzenegger, corre al suo capezzale, tra l’altro senza neanche avere avuto il tempo di pettinarsi. Fuori dall’ingresso, li aspetta il generale Vattelappesca, interpretato dal bisnonno di Harrison Ford – ah, no, è proprio lui! –, che informa Ross che “scusaci tanto ma porca vacca non lo sapevamo che il trafficante era Mel Gibson, giurin-giuretta croce sul cuore”, e se prima gli andava bene anche morto, adesso lo preferivano vivo per processarlo all’Aja, che non è dove ruspano i pollj, bensì dove processano i crjminalj di guerra. Per indignarlo un tantino, gli mostra due foto di gente con le ginocchia appena sbucciate: Ross-Stallone si mostra il più inorridito possibile – per quanto glielo consenta il silicone stipato nelle guance –, dimentico di aver appena maciullato lui stesso un migliaio di poveri disgraziati a suon di spacconate e colpi di M16.

Purtroppo i suoi compagni di mille avventure sono decimati (un momento, ne hanno ferito soltanto uno!!!) e Ross-Stallone non se la sente proprio più di portarli al macello con lui e fargli rischiare la vita per un tozzo di pane, che poveretti non si reggono quasi più in piedi, a parte il fatto che per la prima mezz’ora del film non hanno fatto altro che saltare come cavallette da una gru alta cinquanta metri a una camionetta in corsa, per poi fare free climbing sul tetto di un treno – sempre in corsa – circondati da una tempesta di proiettili. Così, nonostante le vibrate proteste del suo braccio destro “Christmas”, Ross decide unilateralmente di farsi una nuova squadra di giovanotti senza patria e senza paura, con grande scorno dei suoi amici che, non essendo ancora pensionati, si ritrovano di fatto dei “mercenari esodati”.

Ed ecco quindi il nostro che gira il mondo alla ricerca di nuovi talenti, accompagnato dal suo amico talent-scout Sig. Bonaparte, il quale, tanto per principiare, lo porta nel deserto e gli indica, appeso a una parete di roccia, il giovane mago del computer, nonché scalatore, nonché base-jumper Thorn, il quale, proprio sotto gli occhi di Ross, manca un appiglio e si salva per il rotto della cuffia aprendo un paracadute fatto palesemente al computer, e questo non si capisce se è per sottolineare che lui è pure un hacker, oppure perché gli effetti speciali li hanno comprati al tre per due del Lidl. Poi incontrano questa gnoccolona con occhiali da segretaria sexy e tacco-dodici, che all’inizio li accompagna dentro un locale – e infatti sembra solo una gnoccolona qualunque –, ma poi c’è una rissa e allora si scopre – chi l’avrebbe mai detto! – che lei ci fa la buttafuori, in quel locale, e dunque prima spacca un po’ di crani e di legamenti ai brutti ceffi ubriachi che disturbano la pubblica quiete, quindi fa sfoggio di un’ironia fuori dal comune che proprio non te l’aspetti schernendo i malcapitati con il seguente commento: “Uff, uomini…”. Ovviamente lei si chiama “Luna”, che una gnoccolona così non poteva mica chiamarsi Giovanna o Stefania! Poi ci presentano frettolosamente l’esperto di armi Mars, che davvero non si capisce che cavolo di ruolo abbia nella storia, e infine il ribelle e muscolo-sudaticcio Smilee, ex-marine che ha fatto pure Twilight e che si guadagna qualche spicciolo facendo a cazzotti in qualche sperduto angolo terroso del pianeta: lui ha il solo difetto di non ubbidire e di fare sempre come gli pare, cosa che gli procura automaticamente la stima incondizionata di quella simpatica carogna di Stallone. Tra un giovanotto e l’altro, si presenta di sorpresa al “colloquio” il buon Galgo, ovvero un comicissimo Antonio Banderas che, avendo un paio d’ore libere dal lavoro al Mulino Bianco e lontano da quella palla al piede della Gallina Rosita, supplica Ross di prenderlo in squadra, che lui è bravo, che lui sa solo uccidere le persone, che lui la vecchiaia è solo una condizione mentale… E qui dico sul serio, ragazzi: Banderas fa davvero spisciare, e vale la pena di vedere il film solo per gustarsi il personaggio di Galgo per tutta la durata del film! Anzi, fino a ‘sto punto, è l’unica cosa per cui valga la pena di vedere ‘sta boiata.

Vabbè, finita la fase di reclutamento, è tempo di tornare in azzione con due “zzeta”, che siamo tutti in astinenza da esplosioni. Ma prima un po’ di sano risentimento da parte dei vecchietti, che con grande senso civico e una certa dose di sarcasmo vanno a salutare il buon vecchio Ross alla partenza, e già che ci sono si divertono a deridere i pivelli e a fare scaramucce lanciandosi l’un l’altro dei coltelli a due millimetri dall’orecchio. Insomma, i Mercenari young-edition/new-generation partono insieme alla volta di Bucarest, che ci sta sempre bene in tutti i film di spionaggio e per questo motivo gli dà un tocco esotico pure a quelli d’azione, allo scopo di beccare quel rugoso bastardo di Stonebanks. Non sto a spiegarvi in che modo sopraffino e complicato, anche perché ero distratto dalla zip della tutina di Luna che era tirata giù quasi fino all’ombelico (per essere più libera nei movimenti, evidentemente…), comunque, dopo che l’hacker ha disattivato gli allarmi e i sistemi di sorveglianza e ha fatto sorvolare la zona da un drone con telecamera incorporata che non si sa poi a che cosa gli serve – ma tanto ormai se l’era portato dietro, e che fai, lo lasci nel bagagliaio??? –, alla fine i mercenari irrompono nel classico museo di arte moderna tutto fatto di vetro per cogliere il cattivo in flagranza di reato. Così, “mentre Stonebanks sta contrattando un carico di armi pesanti nascoste in dei dipinti, i Mercenari creano un diversivo e uccidono tutti gli uomini presenti, per poi stordire e catturare Stonebanks e portarlo con loro per consegnarlo alla CIA”. La parte tra virgolette l’ho copiata pari pari da Wikipedia perché non avevo voglia di scriverla, comunque rende alla perfezione il pathos del film. Peccato che poi, mentre sono tutti belli tranquilli nel furgone che portano via Stonebanks legato, il quale con Ross si insultano a vicenda e si rinfacciano le loro vecchie ruggini che a noi spettatori non ce ne può fregàddemeno, qualcuno si accorge che Stonebanks ci ha un gps nascosto tra le rughe e quindi noi spettatori si fa due più due e un attimo dopo il furgone è circondato da elicotteri e squadre d’assalto che traggono d’impaccio il cattivo, scaraventano Stallone-Ross nel fiume e catturano il resto della squadra senza però torcergli un capello, perché “potrebbero servirci”, dice il cattivissimo e spietato Mel-Stonebanks-Gibson.

A questo punto, non sto neanche a dirvelo che il buon vecchio Ross si è salvato per il rotto della cuffia, nonostante abbia fatto un volo di settanta metri già dal ponte e dato una craniata colossale su una roccia mentre era sballottato dalle rapide. Anzi, appena si risveglia, fresco come una rosa, uccide a pistolettate tipo un quattro scagnozzi di Stonebanks mandati da lui medesimo a cercare il cadavere, che non si sa mai. E anzi, appena lo vedono svenuto lì, sulla riva del fiume, non è che lo crivellano di colpi subito, ma si attardano a far battute in croato (o romeno? boh), dando a Stallone il tempo di balzare in piedi e spararli senza pietà con una scacciacani che nascondeva in una tasca segreta ricavata tra gli zigomi dal suo chirurgo plastico di fiducia.

Di lì a poco, ricompare il generale Harrison Ford – o era suo nonno? boh, devo rileggere sopra, ma non ne ho voglia –, che porge a Ross un tablet della Mediacom preso in offerta al “fuoritutto” dell’Unieuro di Cesano Boscone per mostrargli un video del cattivo che lo sfida a venirsi a riprendere i suoi amici entro quarantott’ore in Armenia – tra l’altro bellissima in questa stagione –, che a me mi ci vorrebbero quarantott’ore solo per trovarla sulla cartina, ma Ross ci ha il tempo di tornare da Bucarest al suo hangar in America, e lì di fare i bagagli, riparare il suo bell’aeroplano con l’ausilio di una chiave inglese, fare quattro chiacchiere col generale e infine di nuovo partire per l’Armenia – da solo! – al salvataggio dei suoi tirocinanti del corso di guerriglia urbana. Ma – gradita sorpresa, almeno per noi spettatori – riecco comparire Galgo, che con la sua parlantina micidiale convince quel tenerone di Stallone a portarlo con sé. E poi, sorpresa delle sorprese, sulla pista di decollo ricompaiono pure i suoi compagni di mille avventure che, borsoni in spalla e armati di tutto punto, gli bloccano il passaggio dell’aereo. Qualche spacconata, qualche battuta e voilà, il glorioso gruppo dei Mercenari è di nuovo ricostituito! E qui abbiamo forse il momento migliore del film, in cui Stallone dice a Banderas: «Galgo, mi sa che devi andare dietro», e lui «Perché?». Allora Stallone risponde: «Perché arriva Christmas…» (che è il braccio destro di Stallone – ndr), e allora Banderas, incredulo: «Ma siamo in giugno!!!». Credetemi, che con Trilly abbiamo riso per cinque minuti buoni. Per questo motivo, non sono in grado di raccontarvi i cinque minuti successivi. So solo che in un modo o nell’altro arrivano in Armenia, e a quel punto sono andato a pisciare, e quindi mi sono perso altri cinque minuti preziosi di film.

Quando sono tornato dalla toilette, i nostri eroi erano lì, in questo gigantesco hotel abbandonato e mezzo crollato che hanno appena liberato i loro poveri amici tenuti in ostaggio appesi a delle corde. Ovviamente, è una trappola, e il palazzo è stato interamente minato fin nelle fondamenta, e c’è un timer che controlla tutto – ma un telecomando che lo premi a distanza e li ammazzi tutti una volta per tutte no??? –, ma però l’hacker riesce a by-passarlo con un dispositivo jammer, che però – mannaggia li pescetti! – c’ha solo due tacche di batteria, e quindi bisogna distruggere tutto e uccidere i cattivi in pochissimo tempo, un po’ come quando hai appena preso la vaschetta di gelato e ti ricordi che dovevi pure comprare il pane, il petto di pollo e l’insalata per il pranzo, e corri al supermarket col patema che ti si squaglia tutto, e ovviamente trovi uno davanti a te alla cassa che non gli funziona il benedetto pin del bancomat… A quel punto è tutta una tempesta di proiettili, ondate di miliziani sbucati da chissà dove, carri armati che sparano su Ross e Ross che spara sui carri armati, Smilee il ribelle che spara con l’uzi mentre salta con la moto da cross – cosa che solo un eroe ribelle e indisciplinato può fare! –, il braccio destro Christmas che accoltella cattivi come fossero pupazzetti al luna park, tra l’altro facendo a gara con Doc-Wesley-Snipes a chi è il più bullo con le lame, mentre gli altri due fresconi che-non-mi-ricordo-come-si-chiamano si divertono un mondo a schiacciare camionette e miliziani a bordo di un carro armato – e Trilly che mi urla nell’orecchio: ANCH’IO CALLO AMMATO, ANCH’IO CALLO AMMATO!!! –, e infine Banderas che quasi a mani nude piega in due orde di miliziani mentre simpaticamente dedica poesie alla gnoccolona impegnata pure lei, poco più in là, a spezzare colli e fracassare testicoli, mentre tu ti chiedi come faccia il seno a non uscirle fuori dalla lampo tirata giù fino all’ombelico. Nel frattempo l’hacker si arrampica disperatamente nella tromba di un ascensore da circa un quarto d’ora, ma io non ho nemmeno capito come ci è finito perché ero andato alla toilette. Al ché, dopo aver trucidato un mezzo esercito di gente, ecco che compare all’orizzonte un secondo mezzo esercito di scagnozzi, ancora più cattivi e numerosi di quelli che li hanno preceduti, e allora tutto sembra perduto, e noi spettatori davvero dubitiamo che i nostri eroi riusciranno a salvarsi: davvero, ormai è finita, ci siamo rassegnati, i nostri eroi moriranno e i Mercenari 3 finirà così…

…e invece no!!! Ah, ah, ci avete cascati!!! Perché in quel mentre arriva a tutta birra l’elicottero del generale Vattelappesca, con Schwarzenegger che gli fa da copilota spettinato, il quale generale li rincuora con una qualche battuta così memorabile che mi è finita chissà dove nei ricordi d’infanzia, e forse mi tornerà alla mente solo quando entrerò in fase senile, e coi suoi razzi distrugge un paio di carri armati, e fa schiantare gli elicotteri nemici facendo slalom tra le ciminiere alte cento metri – ciminiere alte cento metri??? –, e per il rotto della cuffia recupera a bordo tutti i mercenari buoni, che la batteria del jammer che blocca la bomba è appena all’1%… Un momento, tutti??? Nooo! Perché quello Stallone di Ross è rimasto dabbasso a menarsele di santa ragione con il fetente Gibson-Stonebanks, nel frattempo intervenuto per risolvere la questione, perché quando diecimila scagnozzi cattivi non riescono a ferire neanche un paio di mercenari buoni, allora vuol dire che certe cose devi fartele da solo! E dunque giù mazzate, giù cazzotti e calci nelle rotule: i due si sputano i denti in faccia, si splashano nell’acqua stagnante che giace in fondo alla piscina diroccata, finché il buon vecchio raggiunge il pistolone di Gibson caduto a pochi passi da lui e lo fredda con altre cinque – dico “5” – pallottole calibro 45. Al ché Gibson è lì in ginocchio che gli fa la solita predica del super-cattivo moribondo e allora Stallone gli spara un ultimo colpo e lo uccide una volta per tutte senza neanche dire “bah”. Ma ecco, manco il tempo di dire “olé!”, che le bombe cominciano a esplodergli intorno e a demolire il palazzo, e allora mettiti a correre e a saltare da un pianerottolo all’altro per cercare di raggiungere il dodicesimo piano, cosa che Ross fa tranquillamente in 5 secondi netti – partendo dal seminterrato –, mentre invece ci mette una vita a farsi tutto il tetto di corsa per raggiungere l’elicottero del Vattelappesca che scusa tanto ma deve proprio partire senza di te, e tutti a urlare “Dai Barney, corri Barney!” che manco Forrest Gump ai tempi d’oro, e intanto gli crolla il pavimento sotto i piedi, e c’è ancora qualche sfigato che da dietro gli spara invece di pensare a salvare la pelle, e dall’elicottero penzola una corda lunghissima che noi ci chiediamo a cosa mai servirà, e all’ultimo momento che crolla il palazzo e tutto esplode il buon vecchio Barney lo si vede che salta sotto l’elicottero proprio mentre codesto vola via ma però non lo raggiunge e… BOOOOM, CRASH, RRUUUMBLE, WUUUUM, KATA-KLUMFETE… Allora tutti sull’elicottero ad abbassare lo sguardo, scuotere la testa, farsi il segno della croce che l’amico di sempre e compagno di mille avventure, eroe di guerra, capo buono e generoso, protagonista con loro dei due film precedenti e persino sceneggiatore del terzo, è sicuramente morto sotto un cumulo di macerie. E tutti noi spettatori ci rattristiamo con loro, che Barney Ross davvero stavolta non ce l’ha fatta, e che la serie dei Mercenari, probabilmente, finisce qui.

… e invece no!!! Ah, ah, ve l’ho fatta pure stavolta!!! Sì perché, senza che a nessuno gli fosse nemmeno passato per la testa, si scopre che Ross è rimasto miracolosamente appeso alla corda che penzolava dall’elicottero, e allora tutti a ridere e a scherzare, e lui “dai tiratemi su”, e loro “dai lasciamolo lì”, e lui “dopo vi faccio vedere io, ah ah ah!”, e alla via così, pari avanti tutta! In questa scena, tra l’altro, si nota che Luna, ancora sporca e annerita dalla battaglia, ha la zip della tuta tirata giù fin quasi all’inguine, ma ancora non abbastanza perché gli esca il seno di fuori. Potenza degli effetti speciali.

Insomma, “I mercenari 3” finisce qui e… finisce qui??? NOOOO! Perché manca il siparietto finale! Giusto il tempo di darsi una rinfrescata, e tutti di nuovo a fare bisboccia al Rusty’s bar, e a ridere, e a parlare dei bei tempi ma anche del futuro che sarà, e a bere birra coi pivelli, che nonostante tutto sono… sono… e che sono? boh? Giusto Ross gli fa un complimento a Smilee, “sei stato bravo”, gli dice: ammazza Sylve’, te sei sprecato!!! Ma in effetti non è che ci sia tutta ‘sta confidenza tra i vecchie e i giovani, eh? Poi c’è la bella Luna che si scola birre a tutto spiano peggio di un minatore dell’Arkansas, e allora pensi che dopotutto non ci ha poi tutta ‘sta femminilità, e all’improvviso ti rendi conto pure che in tutto il film sono state inquadrate solo tre donne, di cui una è una gallerista muta ma molto ammiccante, un’altra è la moglie/amante/concubina quasi muta ma molto rompiballe di Stonebanks, e la terza è lei, Luna, la sola che parla, anche se poi alla fine parla come un uomo, anzi come Stallone. E qui cominci a riflettere, e a riflettere, e a riflettere… Ma poi smetti che tanto non ne vale la pena. E torniamo al locale, dove i due maghi dei coltelli, Christmas e Doc, si sfidano simpaticamente al tiro a segno e fanno tutti e due centro al primo colpo, ma il coltello di Wesley-Doc-Snipes si sfila e casca per terra, come a dire “ti sei arrugginito pure tu, vecchio Wesley”, e allora ti viene in mente che in effetti durante tutto il film ha ammazzato relativamente poca gente, e che forse i tempi di Blade sono ormai troppo lontani. Infine, al culmine di tutta questa malinconia un po’ western, un po’ Takeshi Kitano – che fa molto splatter d’essai –, tutti i mercenari giovani salgono sul palco che c’è il karaoke e insieme intonano “Old man” di Neil Young, che è un po’ un’allegoria del tramonto triste dei Mercenari di Stallone, come traspare evidentissimo dalla prima strofa:

Old man look at my life,
I’m a lot like you were.
Old man look at my life,
I’m a lot like you were.

E chissà se Neil Young nel ’72 lo sapeva che stava scrivendo un’allegoria dei Mercenari 3?
Ai postumi l’arguta demenza…

(giudizio finale di Trilly: “Profondo come un bicchiere vuoto”)

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Una risposta a Raccontami ‘sto film: “I mercenari 3” (sottotitolo: gli esodati)

  1. mantini ha detto:

    Posto che la recensione mi è piaciuta, la serie dei mercenari va vista già solo per il fatto che vi ha preso parte Chuck Norris. Ma soprattutto è la summa di tutti i film d’azione del mondo, una specie di “We are the world” della violenza inaudita, uno dei pochi titoli che è riuscito a superare la scena dell’Amleto di “the last Action Hero” (

    ).
    Se “i Mercenari” ti è piaciuto non puoi non vedere (e recensire) questo: “Sharknado” (

    ). Ti sei mai chiesto cosa potrebbero combinare 200 squali e un ciclone messi insieme?

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