Quei teli posati là…

pensiero240411_3“Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette.”

[Gv 20,3-8]

Ho sempre provato a immaginarmi la parte mai raccontata. Gesù che si sveglia disteso, le sue bende sciolte dagli angeli o – chissà – dal divino che sprigiona dal suo corpo. Si mette a sedere e si guarda intorno: il grande sigillo è stato rotolato via, la luce del mattino filtra, luminosa, tra le pietre chiare…

Respira profondamente, forse con gli occhi chiusi, per assaporare di nuovo la vita. Quindi si alza in piedi, scalzo, raccoglie i teli e li posa là, dove era rimasto disteso. Li posa, non li getta via come stracci. Ed anche il sudario – mi sembra di vederlo, lo avvolge delicatamente e lo ripone in un angolo. Quasi a lasciare un messaggio ai suoi compagni: “sono sempre io, vostro maestro, vostro fratello, vostro amico”Infine se ne va, quel Dio che ha saputo amarci tanto da farsi piccolo come i suoi figli, e diventare Egli stesso creatura di donna, fratello di uomini.

E intanto mi sembra di vederli, i suoi amici, correre a più non posso, goffamente, coi sandali nella polvere e le parole incredule della Maddalena in testa, inciampare nel terreno sconnesso, scivolare, graffiarsi, sbucciarsi le mani e i piedi, con lo sguardo stralunato e sempre fisso verso i sepolcri all’ombra degli ulivi. Gesù portato via, Gesù scomparso, Gesù… risorto? E il più giovane che, agilmente, supera Pietro sul terreno scosceso. Incurante, neppure l’aiuta, tanta è l’emozione, lo spavento. Salvo poi arrestarsi appena davanti all’ingresso, col timore che sia tutto vero. O che sia tutto falso.

Ma Pietro non si ferma: arriva di rincorsa, incespicando, lo urta, scansandolo, lo oltrepassa e mette piede per primo nel sepolcro inondato di luce. Si arresta di colpo, quasi scivola sugli scalini coperti di polvere e sabbia, come realizzando in un solo istante tutta l’importanza di quel momento. Ora cammina adagio, quasi in punta di piedi, con l’altro che, timidamente, si affaccia alle sue spalle. Osserva quelle bende e il sudario adagiati con cura: riconosce la mano attenta e premurosa di Gesù. Quella mano, sottile e potente, che spezzava il pane con lui. Quella mano che aveva visto compiere prodigi, carezzare i malati, ma anche lavare i suoi piedi con gesti lenti ed umili, riponendo poi con cura il telo con cui glieli aveva asciugati.

Ecco come – io mi immagino – in quella stoffa, così ben piegata, Pietro riconobbe il suo amico e maestro. In quell’ultimo gesto d’amore, del tutto umano, rivide il sorriso calmo e forte di Gesù quando gli parlava di Dio, il suo amore di figlio verso Maria, la sua paura della morte nell’orto degli ulivi, il coraggio rivoluzionario di fronte alle torture. E così capì, mi piace pensare, che Gesù era davvero risorto.

Buona Pasqua!

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