Come andammo a recitare in Francia e rischiammo di uccidere un cane – Episodio 4

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(episodio precedente)

EPISODIO 4: Se la terza puntata vi sembrava una banale parentesi mangereccia, gustatevi questo quarto, incredibile appuntamento con “I viaggi straordinari della Compagnia del Recremisi”!!! E poi non dite che non sono generoso…

Come andammo a recitare in Francia e rischiammo di uccidere un cane

ovvero: “Il Favoloso mondo di Mireille”

In tredici veniamo destinati all’alloggio comune e così ci prepariamo a partire al seguito di Mireille: piove un po’ di più di quando siamo arrivati e Lorena e Ylenia montano in macchina con la signora, mentre noi altri undici ci stringiamo nel pulmino. “Figuriamoci,” ci rassicuriamo, “per un tragitto così breve si può stare anche un po’ strettini!”, ma, credetemi, non sapevamo ancora quel che dicevamo.

Si parte. Mireille si dirige spedita verso Vadène e ci lasciamo alle spalle Sorgues, la piccola e accogliente Sorgues. Passiamo tre, quattro, sette rotatorie, maciniamo chilometri su chilometri, ma il nostro alloggio non è ancora in vista. Attraversiamo Vadène, Saint-Saturnine, Jonquerettes, fino a Châteauneuf. L’auto di Mireille svolta a destra e noi la seguiamo, sballottati dentro il pulmino stracarico. Percorriamo qualche stradina di campagna, poi l’asfalto cede il posto ad una specie di mulattiera che conduce ad un cancello. Intravediamo Mireille che scende dall’auto sotto la pioggia e va ad aprire il cancello. Ma non lo apre.

Mireille risale in auto, sfuggendo ad una pioggia sempre più scrosciante, ed innesta la retromarcia: una sottile delusione si manifesta a bordo del nostro pulmino, ma è conprensibile. E’ buio, piove a dirotto e siamo in campagna. Facile sbagliare cancello, no?

Si riprende la marcia, ma dopo qualche giro ci sembra di ritornare nello stesso punto. Nel pulmino ci si dà al sarcasmo da birreria. Qualcuno scende nuovamente dalla macchina e tenta di aprire il cancello: questo, stavolta sembra schiudersi e ci addentriamo, auto e pulmino, all’interno di un grande cortile. Ma Mireille guida tra un albero e l’altro con qualche indugio, infine si arresta.

La luce di retromarcia si riaccende: si torna indietro ragazzi!

La nostra condottiera sembra poco sicura di sé e la stanchezza, si sa, a volte gioca brutti scherzi. E così, all’interno di quella macchina, Dio solo sa cosa sta succedendo, mentre nel nostro pulmino cresce quell’ilarità un po’ isterica che coglie certi naufraghi dopo alcuni giorni alla deriva. I più dotati di humor fra di noi stemperano lo stress con ironiche battute sulle nozioni geografiche della nostra guida, causando le grasse risate di tutti gli altri. Ma una sottile sensazione di angoscia permane nel fondo dei nostri cuori, oscuro presagio di una situazione che sembra destinata a peggiorare…

Intanto siamo ripartiti dietro a Mireille, ma a questo punto nessuno di noi osa domandare se la simpatica francesina abbia una pallida idea di dove andare. Abbandoniamo la campagna e ci ritroviamo in un paesino. Lo attraversiamo tutto e ci riaddentriamo ancora nella campagna. Altre stradine, altri alberi, altra pioggia: siamo di nuovo davanti ad un casolare, e Mireille si ferma. Cosa succederà? L’allegria un po’ stanca cede il posto ad una terribile suspence: siamo arrivati davvero? Sarà il posto giusto? Mireille scenderà dall’auto oppure metterà…

NOOO! LA RETROMARCIA NOOO!!!

Sembra incredibile, ma l’auto innesta ancora la retro e compie la terza inversione a U della serata. E che serata ragazzi! A bordo del pulmino cresce il malcontento e le voci di protesta sovrastano i pochi che hanno ancora il coraggio di scherzare… No, amici vi prego, non fate così o è finita! Se il morale crolla, la situazione precipita ed il panico diverrà incontrollabile!

Una delle ultime a cadere è Costanza, che si diletta a commentare minuto per minuto la diretta del nostro girovagare per le campagne francesi. I due passeggeri seduti davanti, gli unici oltre all’autista a conservare il privilegio di un “intero” sedile a testa, sembrano immuni alla follia disperata che ha contagiato noialtri otto poveracci stipati nei sedili posteriori. Ammutoliti, immobili, del tutto insensibili al chiasso, ci si chiede se i due non abbiano già avuto a soccombere e quindi non siano stati sostituiti con dei cartonati, onde non spaventare noi superstiti.

Nel frattempo, Mireille ci ha ricondotto nel paesino che abbiamo già attraversato e stavolta si ferma in una piazza. Fuori continua a piovere, ma lei scende di corsa e inaspettatamente suona al campanello di una… ulp! UNA PANETTERIA!

Nel pulmino ci accalchiamo ai finestrini in preda alla curiosità: che diavolo vorrà fare? Perché ha suonato ad una panetteria in piena notte? Vuole forse svegliare un intero condominio per chiedere informazioni? Ma la risposta non tarda ad arrivare: la porta del palazzo si apre davanti a Mireille e, mesdames et messieurs, si affaccia un tizio completamente nudo con indosso soltanto un paio di boxer!!! Uno stupore indescrivibile percorre come una scossa l’intero pulmino: chi si strappa i capelli, chi si malmena l’inguine, chi esclama: “Ditemi che non è vero! Ditemi che è un sogno!”. Io stesso, nel segreto della mia mente sconvolta mi domando: – Adesso qualcuno mi dice “sorridi, sei su Scherzi a Parte! Anzi, adesso arriva un disco volante e mi porta a dormire da qualche parte… –

Giacché rendiamoci conto, signori miei, che siamo a mille chilometri da casa, con dodici ore di viaggio sulle spalle, senza un letto per dormire, ed è un’ora e mezza che giriamo in undici su un pulmino da nove posti, al seguito di una pazza in calzamaglia che va per tentativi e sa dire solo “merde!”, mentre fuori è notte fonda, fa un freddo cane e piove a catinelle; e allora che fa la nostra guida? Semplice, bussa a una panetteria e chiede informazioni ad un uomo in mutande… MA VI SEMBRA NORMALE???

Insomma, in qualche modo Mireille scambia due parole con il misterioso uomo “boxer”, poi rientra di corsa in macchina e si riparte. Ma nel pulmino ci sono ormai poche energie per continuare a sperare…

Ci avventuriamo ancora su e giù per strade, stradine e mulattiere fino all’ennesima fermata in uno spiazzo. Siamo in mezzo ad un gruppo di tre abitazioni, ma è impossibile capire se siano abitate, diroccate o infestate dai fantasmi: fuori continua a piovere, non c’è illuminazione e alla luce dei fari l’aria appare livida e scura come in un cimitero da film dell’orrore. Stavolta facciamo davvero una sosta e le nostre due compagne ne approfittano per scendere dall’auto e correre verso di noi: “Ragazzi, questa qui è una pazza furiosa! Non sa ritrovare il nostro alloggio!” – e questo, a grandi linee, l’avevamo capito anche noi del pulmino – “e poi dice che è colpa nostra, che siamo arrivati in ritardo a Sorgues e che non doveva essere lei ad accompagnarci! E’ imbufalita e continua a ripetere: merde, merde, merde!!!”.

Mireille ci fa capire che dobbiamo aspettare lì con il pulmino mentre lei va a perlustrare la zona, perché evidentemente siamo nel posto giusto, ma lei non riesce a ricordarsi qual è la casa…

La piccola, simpatica, proverbiale Mireille riparte con l’auto e si avventura nei boschi abbandonandoci al nostro destino. Ma forse, visti i risultati, per il momento preferiamo così.

Alcuni scendono a sgranchirsi le gambe, anche se sotto la pioggia, altri si impossessano dei sedili lasciati vuoti per rubare un po’ di sonno a quella notte allucinante; Vallorani, che è il più anzianotto (ma giovane dentro per carità!), si concede una pisciatina discreta sul muro di una casa. Per tutti noi, sfiniti dalla fatica ed erosi dall’incertezza, è il tempo dei bilanci di una vita, dei rimorsi per quella volta, a poker, che forse potevo bluffare, o per quella tipa di Economia cui non ho chiesto il numero di telefono, o per quella stipula di una polizza vita che ho sempre rimandato. Qualcuno si dispera di non avere un’ultima sigaretta da fumare; nei cuori c’è il rimpianto delle mille cose lasciate a metà, nella mente la consapevolezza di una fine vicina.

L’auto di Mireille ritorna, ma la ricerca, come volevasi dimostrare, è stata infruttuosa: ci chiediamo quanti altri disgraziati in mutande avrà svegliato in piena notte… Comunque, mentirei se dicessi che non ce lo aspettavamo.

E così, ancora una volta, grande è la delusione e molte sono le cose che vorremmo dire alla nostra simpatica amica, ma finalmente anche lei si arrende all’evidenza: si torna a Sorgues, ragazzi, con le pive nel sacco. Ed un sonno catastrofico addosso!

(prossimo episodio)

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