Come andammo a recitare in Francia e rischiammo di uccidere un cane – Episodio 2

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(episodio precedente)

EPISODIO 2: Tornano, a grande richiesta, “I viaggi straordinari della Compagnia del Recremisi”! Nuove insidie e terre inospitali per i nostri eroi!

Come andammo a recitare in Francia e rischiammo di uccidere un cane

ovvero: “Vieni con me, amore, sul Grande Raccordo Anulare!”

Eccolo lì il confine. A dire il vero nulla di particolare, se non un banale cartello blu con la scritta “France” coronata di stellette. Siamo in Europa, amici miei, e non ci sono più confini alla libera circolazione di arti e mestieri! E d’altra parte fuori è troppo buio e noi siamo troppo stanchi per renderci conto che stiamo oltrepassando le Alpi.

Le autostrade francesi non sembrano molto diverse dalle nostre, finché non cominciano ad aumentare le corsie. Prima tre, poi quattro, poi persino cinque: “Vous êtes en train d’entrer dans les Autoruotes du Sud” dice, più o meno, un grande cartello stradale… Il paesaggio è ormai del tutto invisibile e gli occhi assonnati sopportano a stento i fari del traffico che giunge in senso opposto.

D’un tratto, dopo alcuni chilometri l’autostrada sembra interrompersi e ci ritroviamo ad un grande casello. Si paga, a quanto pare una tariffa fissa. In euro naturalmente: ah, la moneta unica, croce e delizia di questo popolo di consumatori e di viaggiatori! O meglio, croce per i consumatori e delizia per i viaggiatori…

Il tragitto riprende – ma siamo ancora in autostrada? – e ci addentriamo nella Provenza, la famosa Provenza. Ma non passa una quindicina di chilometri, che una nuova stazione di pedaggio ci sbarra la strada. Siamo interdetti: forse in Francia si paga un tanto a tratta, invece che all’uscita come da noi… Notiamo che alla cassa c’è una giovane donna, graziosa per di più. Un fatto al quale in Italia non siamo decisamente abituati.

Ripartiamo, ma, dopo pochi chilometri – chi l’avrebbe mai detto? – un nuovo casello. Altra donna alla cassa, altro pedaggio. Incredulità mista a disappunto serpeggia tra i passeggeri del pulmino. “Diamine, qui si paga in continuazione… vabbé che da noi si paga uguale, ma a ‘sti francesi sono proprio masochisti: gli piace farsi spillare i quattrini un po’ alla volta!”. Effettivamente, a volte, pagare il pedaggio tutto in una volta può essere un colpo, ma almeno durante il viaggio stai sereno senza pensare al portafogli!

I caselli autostradali si susseguono e i piccoli, ma continui pedaggi hanno il sapore di un sadico stillicidio. Ma il problema, adesso, è un altro: è necessario accompagnare Simona, partita con noi dall’italia, all’appuntamento con la famigerata Dominique, di cui è nipote e ospite durante il nostro soggiorno in Francia. Dominique, purtroppo, vive lontana da Sorgues, la nostra destinazione, dunque bisogna incontrarci lungo la strada. Dove? Ecco, appunto: dove?

Comincia la nostra piccola odissea nei meandri delle autostrade francesi; Simona ha alcune indicazioni fornitele dalla zia, ma, come in ogni avventura che si rispetti, esse sono rigorosamente frammentarie, approssimative e, soprattutto, basate su punti di riferimento irrimediabilmente vaghi…

Si tratta di seguire le indicazioni per Avignòn. Fin qui tutto bene, anche perché l’autostrada è tutta dritta. I problemi arrivano quando le trentadue corsie autostradali cominciano a separarsi in direzioni diverse. Per diversi minuti ci sembra di essere finiti sul Grande Raccordo Anulare – che circonda la capitale, dove le indicazioni si intersecano, nomi simili di posti diversi si accavallano e decine di variazioni sul nome della stessa località si moltiplicano! Compaiono le indicazioni per Avignòn, ma corredate di indicazioni supplementari che sembrano studiate appositamente per confondere le idee all’italiano medio… “Gira lì!”, “No, quella non è Avignòn città!”, “Lì c’è scritto areoporto!”, “Quella appena passata mi sembrava quella giusta!”, “Torna indietro!”, “Vai avanti!”, “Accosta!”, “Vola!”… Il povero Giuliani, alla guida da diciotto ore, non sa più a chi dar retta: evita a malapena gli spartitraffico, taglia la strada a una Deux Cheavaux, sfiora la collisione con un TIR e curva in derapata a filo del guardrail. Di tutte le deviazioni che avremmo voluto prendere, non risuciamo a beccarne neppure una, vuoi per indecisioni dell’ultimo momento, vuoi per distrazione. Ma la verità è che nessuno dei passeggeri sa più dove ci troviamo, né dove stiamo andando; l’impressione generale, anzi, è che a questo punto ogni nuova decisione debba essere approvata all’unanimità, dal momento che nessuno si vuole arrischiare a proporre deviazioni con il rischio di peggiorare la situazione. Se qualcuno, ad esempio, dice: “Mi sembra che quello svincolo…”, subito si mette ai voti una mozione, poi si inserisce il dibattito nell’ordine del giorno e infine, quando siamo tutti d’accordo, lo svincolo è già bell’e passato.

… non si può andare avanti così…

Simona ha un’idea brillante: chiamare zia Dominique e cercare di farsi dare indicazioni più precise… “Continuate per quella strada, mes amis!” – ma avrà capito dove ci troviamo? Boh… – “A un certo punto troverete un casello,” – e sarebbe perfetto, se non ne incontrassimo uno ogni quindici chilometri! – “sul quale c’è un grande ristorante!”. Ecco: questa sì che è un indicazione chiara! Il nome del ristorante? Troppo comodo, mes amis, troppo comodo: vi basti sapere che è grigio…

Alla centosettantaduesima stazione di pedaggio, ci fermiamo in preda alla disperazione. Decisamente ci siamo persi. Ammettiamolo, ragazzi: non abbiamo capito dov’è l’appuntamento, non sappiamo assolutamente dove siamo e forse nemmeno Dominique lo ha capito al telefono… Lo sconforto è grande, i nervi saltano, l’odio verso la Francia e verso tutto ciò che è francese monta nei cuori dei più fragili di noi: siano maledetti “l’Auchan”, le “Crêpes Susettes”, lo “chic”, il “creme caramel”! Mio Dio, dispersi in un paese ostile, abbandonati su una banchina nel mezzo di un’autostrada selvaggia! Perché ci accadeva tutto questo? Perché proprio a noi? Signor presidente del Recremisi, non eravamo preparati a tutto questo! Ci avete lasciati al nostro destino!! Ci avete mandato a crepare come carne da macello!!!

Ok, ragazzi: io vado a cercare una via d’uscita…

Spinto dalla forza della disperazione, esco dal pulmino per cercare qualche indizio. Già che ci sono, spinto dalla forza della diuresi, faccio una capatina in una latrina a lato della strada. Finito di espletare le mie funzioni metaboliche parto alla ricerca di un cartello, di un segnale, di una colonnina SOS da cui carpire informazioni utili a determinare la nostra posizione sul territorio francese… Ma non c’è nulla, siamo lontani da qualsiasi forma di vita: le automobili sfrecciano veloci e nessuno può aiutarci! Ma ecco, ci sono due cabine telefoniche laggiù: all’improvviso, un flash, un’intuizione! Siamo in Francia, accidenti! In italia, si sa, il concetto di “pubblica utilità” non esiste praticamente più e i telefoni pubblici li piazzano ovunque tranne dove servono, ma… qualcosa mi dice che all’estero è diverso e che quei telefoni pubblici potevano aiutarmi! Essi mi attiravano inspiegabilmente, mi ispiravano salvezza, rifugio sicuro…

Mi precipito verso di essi, aggrappato a quell’ultima speranza, nel mio cuore il mito dell’efficienza straniera, della “Grandeur Francese”, della civiltà superiore! E non credo ai miei occhi quando… sì! Sì! Sulla parete della cabina, illuminata a giorno, una meravigliosa, stupenda, multicolore cartina autostradale!! E sopra di essa una bellissima, celestiale, salvifica scritta in stampatello: “BARRIÈRE DE LANÇON”!!! Lo so! Anzi, le so tutte! Insomma, ragazzi, finalmente so dove siamo!!!

Mi fiondo dentro il pulmino: Simona è al telefono con Dominique. “Siamo alla barriera di Lançon! Siamo alla barriera di Lançon!”, esclamo in preda all’euforia… “Sì, Dominique, mi dicono che siamo alla barriera di Lançon…” comunica Simona al telefono: poi, rivolgendosi a noi, “Evviva, anche Dominique è qui! Ora ci raggiunge!”. Il pulmino si rianima! I compagni di viaggio esultano e saltano di gioia battendo le teste contro il tettuccio! Il nervosismo si scioglie in risate isteriche e qualcuno scende nel bagagliaio a stappare il vino buono! È festa, mes amis! Siamo salvi! Dominique è già all’orizzonte!

Simona sale con lei e si allontana tra lacrime di contentezza e abbracci calorosi. Il nostro pulmino finalmente si ricompone e la marcia riprende alla volta di Sorgues. Destinazione: la Gloria!

(prossimo episodio)

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