Cronaca di una conferenza stampa

Comune-di-Ancona1Ancona, lunedì 30 maggio 2005, ore 10:25.

Giornata fin troppo afosa per inaugurare la giacca e la cravatta nuove, ma una conferenza stampa non è come un’uscita al bar con gli amici, ed anche l’occhio vuole la sua parte: l’occhio delle telecamere, soprattutto…

L’ingegner Cingorillo Giamberetti, ‘Theater Event Manager’ e Delegato alle Public Relations per l’Art Festival, pare un neolaureato al suo primo colloquio, con quella sua valigetta nera in prestito dal suo vecchio e quell’aria sbarazzina che lo accompagna sull’autobus lungo il Viale della Vittoria, mentre suda come un insaccato nei blue jeans col doppio risvolto. Il giovane ingengere, P.R. alle prime armi, è in perfetto orario. Lo stomaco ancora un po’ in subbuglio, vuoi per la colazione buttata giù troppo in fretta, vuoi per il sole intenso della precedente domenica passata al mare.

Sala della giunta, secondo piano. Per le scale, l’andirivieni composto di un lunedì qualsiasi nei palazzi dell’amministrazione cittadina. Poche cravatte, un pensiero vagamente accaldato: «Ok, chi me l’ha fatto fare di bardarmi a questa maniera?».

“Sala consiliare, ufficio del sindaco, sala della giunta… eccola, credo sia questa”. La grande sala, tra le pareti adornate in stile un po’ barocco, accoglie un unico, immenso tavolo di legno lucido, circondato da poltroncine soffici e rivestite in pelle nera. «Pelle umana, forse?», mormora tra sé Congorillo, mentre cerca con lo sguardo le piante di ficus. Tre persone si sono già accomodate nel salone e chiacchierano sotto voce. Per fugare ogni dubbio, il giovane in giacca e cravatta si rivolge a una donna di mezza età: «E’ qui la conferenza stampa per il Cardeto?»«Sì certo, si accomodi!».

L’ingegnere si presenta come Claudio Di Filippo, nome falso che usa per le missioni ad alto rischio in cui agisce in incognito; lei invece è la Sig.ra De Brodis [il nome è inventato, per proteggerne la privacy], responsabile del Parco del Cardeto e referente per l’Art Festival, come per tutte le altre manifestazioni inserite nel programma estivo. Mi guarda da sopra gli occhiali sottili, poggiati sulla punta del naso dritto e solido, le stanghette strette su due zigomi di un roseo paffuto, e mi dice: «Ho già stampato manifesti e volantini, se gli vuole dare un’occhiata per vedere se ho scritto bene… Festival Art, mi pare, vero?». «No signora, Art Festival, Alla Rinfusa Art Festival…», sussurra Cingorillo, ma con quella risolutezza un po’ spenta di chi sa che è già troppo tardi per recriminare. La conferma è lì, sotto i suoi occhi… “Scripta manent, amica mia”, pensa Cingorillo, rivolgendosi mentalmente alla signora occhialuta: il volantino è sbagliato per davvero, e ce ne sono centinaia di copie accatastate sul grande tavolo di legno lucido. Cominciamo bene…

Nel salone entrano man mano altri personaggi misteriosi. Due ragazze in T-shirt, un paio di tizi in camicia e maglia leggera, un altro distinto con la giacca e un po’ di barba incolta. «Scusate tanto, il sindaco sta per arrivare: deve solo concludere una telefonata…». Nella testa di Cingorillo si fa sempre più strada la convinzione di aver esagerato con quella cravatta giallo canarino. Si toglie la giacca in fresco-lana blu scuro, e la adagia con delicatezza sulla poltroncina accanto alla sua: almeno sembrerà meno formale… e soffrirà di meno il caldo afoso. Mentre sistema le sue carte – programma del festival, biografie degli artisti principali, ecc. -, il giovane oratore ripassa quel che dovrà dire ai giornalisti (invero, un po’ pochini), ed prepara il cronometro incorporato nel cellulare: sa di essere tendenzialmente logorroico e non vuole annoiare i presenti con divagazioni inutili. “Non più di cinque minuti, Cingo; non più di cinque, mi raccomando!”, dice tra sé.

Entra il sindaco. La sua apparizione è poco più che fugace: breve prolusione a favore del Cardeto, angolo di natura incontaminata restituito ai cittadini, sottratto alla sozzura e all’abbandono, orgoglio di quest’amministrazione comunale, eccetera, eccetera. E poi le iniziative di stampo culturale incorniciate dai tramonti sul mare, suggestioni storico-meditative all’ombra del faro vecchio, ascèsi ed elevazione spirituale tra mura vecchie di secoli. «Ora vi saluto, che devo andare ad inaugurare la torre piloti giù al porto». Sorry. Punto. Arrivederci.

Mentre i presenti si riprendono dallo shock, attacca la De Brodis: un mese dopo l’altro, il Cardeto si colora di eventi multi-culturali, multi-artistici, multi-sportivi. C’è la poesia greca recitata dagli studenti del liceo classico, gli spettacoli a pagamento del Canguro, la rievocazione medioevale a base di tiro con l’arco e salsiccie cotte da seduti intorno al falò. C’è il ‘Festival Art’, di cui «ci parla un rappresentante appositamente intervenuto…»

«Ecco, sì», comincia indispettito Cingorillo, «in effetti vi dico fin d’ora che il titolo esatto è Art Festival, anzi, Alla Rinfusa Art Festival, potete scriverlo subito nella maniera corretta, così almeno sui giornali sta scritto bene…». Mentre dice questo, rivolto alle due ragazze che ha compreso essere le giornaliste, si rende conto dell’involontaria frecciata appena scoccata ai danni della paffuta responsabile del Parco: “tanto peggio”, si dice, “mi sono fatto prendere dal torneo di tiro con l’arco medievale”.

Cingorillo prosegue, preciso come un libro stampato. Quella sua cravatta gialla rende più efficace la sua voce, gli dà un tono quasi autorevole. Descrive intenti e principi ispiratori, sottolinea collaborazioni, racconta personaggi, illustra programmi ed orari, per quanto appena abbozzati. Le giovani giornaliste prendono appunti a più non posso, mentre l’oratore sfrutta i momenti in cui è al riparo dai loro sguardi per sbirciare, di tanto in tanto, le carte stese di fronte a lui. È un fiume in piena: racconta degli indiani d’America, della tragedia del Congo, del soliloquio di Re Leopoldo. Allo scadere dei cinque minuti la De Brodis accenna ad interrompere l’intervento, ma uno sguardo del nostro la fulmina, stroncando sul nascere quel goffo tentativo di tappargli la bocca. Pochi istanti per concludere e, dopo cinque minuti e diciassette secondi, tutto è stato detto. “Fatto”, pensa Cingorillo tirando un respiro di sollievo, “missione compiuta”.

Nel frattempo, la De Brodis riprende la parola per presentare un’iniziativa cui tiene ‘particolarmente’: la già citata rievocazione storica del tiro con l’arco e compagnia bella. Ecco il motivo della sua insofferenza…

Dopo tre quarti d’ora l’incontro è finito. Cingorillo raccoglie le sue carte, l’aria soddisfatta di chi si è guadagnato la pagnotta anche quel giorno. E pazienza se il governo gli passerà – chissà quando – una pensione da fame, e a casa non ha uno straccio di moglie ad aspettarlo: è uno spirito libero, ama il pericolo, non gli importa di rischiare la vita ogni giorno per il suo paese. Se potesse scegliere, preferirebbe crepare così, sotto il tiro incrociato dei giornalisti di una conferenza stampa, piuttosto che arrivare a sessant’anni e dover spendere la sua vecchiaia di fronte alla tele, guardando l’ultimo one-man-show del sabato sera. A quel pensiero, un sorriso sprezzante gli taglia la faccia, mentre infila ad una ad una le cartelline nella borsa nera del suo vecchio.

Si avvicina una delle due ragazze col taccuino in mano: «Scusami, com’era il titolo esatto?»«Art Festival, Alla Rinfusa Art Festival», risponde lui, sorpreso, ma sempre con quel tono da cravatta gialla. Poi è la volta dell’altra giornalista: è del Messaggero, vuole altre precisazioni sull’Art Festival, quando, come, percome e siccome. Vuol sapere perché hanno scelto proprio gli indiani d’America, e fa presente che lei ha studiato storia delle religioni e roba simile.

La Sig.ra De Brodis, in piedi dall’altro lato del tavolo, incuriosita da quel manifesto interesse nei confronti del giovane oratore, apostrofa le due ragazze a voce alta: «Ma allora vi è piaciuto proprio quel festival?», e la giornalista del Messaggero le risponde, flemmatica: «Beh, di queste cose non si parla mai. Almeno, per una volta che se ne parla…». La replica della giovane suscita il sorriso compiaciuto di Cingorillo, il quale, per gentilezza, lo elargisce alle presenti in egual misura. Ma nello sguardo rivolto alla signora dagli zigomi paffuti c’è un pensiero tutto per lei: “Tiè, alla facciaccia tua e dei tuoi arcieri medievali!”.

[30 maggio 2005]

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