Natale in anticipo…

Una seggiovia può portarmi molto in alto. Ma sento che non sarà mai abbastanza...

Una seggiovia può portarmi molto in alto. Ma sento che non sarà mai abbastanza per toccare il cielo con un dito…

Giusto ieri bazzicavo in un vivaio, alla ricerca di un po’ di terriccio per seminare l’erba gatta. I vivai mi affascinano, sono sempre pieni di cose belle. Fiori e piante dai colori sgargianti, tutte rigogliose e fresche, e poi vasi e vasetti di ogni foggia e dimensione, centritavola, nastri, cestini di vimini, decorazioni: sotto le feste, puoi davvero trovarci di tutto!

A pochi passi dall’ingresso, ovviamente, fanno bella mostra di sé i pezzi più belli ed importanti. La magnificenza suscita stupore, lo stupore ci gratifica, la gratificazione invita a comprare. È una legge antica come il commercio, che raggiunge la sua massima espressione nei moderni outlet e nei centri commerciali. Del resto, Halloween è appena passato, e già si vedono palle di Natale, strisce e festoni argentati, candele incrostate di polvere d’oro.

Ed ecco, poco dopo essere entrato nel vivaio, mi imbatto in questa specie di presepe, circondato da una barriera di plexiglass. Sarà grande due metri per due, o poco meno. È un paesaggio di montagna, tutto ‘innevato’ di ovatta e lanugine bianchissime e vaporose. La mia attenzione cade su due giostre scintillanti che girano, mentre da una bella cascata sgorga acqua corrente, che scorre su un letto di pietruzze trasparenti fino a scomparire, un po’ più a valle, sotto la neve. Intorno ci sono case e casette illuminate dal di dentro e qualche abete spruzzato di bianco. In cima alla montagna c’è una pista da sci, con tanti piccoli sciatori che scendono a slalom su un binario fatto a ‘esse’, ben mimetizzato nella superficie bianca. Una piccola seggiovia fa avanti e indietro, un po’ goffamente, carica di altri personaggi, tutti con i loro sci in miniatura ai piedi. Da un’altra pista più piccola, sullo sfondo, scendono due file di slittini. Arrivati in fondo, fanno il giro da sotto e sbucano nuovamente dalla cima, come i gradini di una scala mobile. E poi, ancora, poco più in là, vedo una pista di pattinaggio, con tanto di insegna luminosa fatta coi led rossi. In primo piano, invece, fanno bella mostra di sé una serie di graziose bottegucce, coi negozianti intenti a vendere merci lillipuziane, accanto ad artigiani del legno e simpatiche massaie. Al centro, un delizioso villino è circondato da un minuscolo torrentello, sul quale galleggia la barchetta di un pescatore. E di lato alla cascata, col candido pendio sullo sfondo, un Babbo Natale un po’ maldestro dondola dalla cima di un albero, come se vi fosse rimasto impigliato al passaggio con la slitta… Tutto è illuminato, tutto si muove, una festa per gli occhi! Sembra Moena, o Cortina d’Ampezzo, mi ricorda quando potevamo ancora permetterci la settimana bianca. Ogni pezzo è in vendita sugli scaffali: “Si prega di non toccare”, recita un cartellino.

Sono rimasto dieci minuti ad ammirare quell’incredibile composizione, e in tutto questo tempo non ho toccato niente. Ho solo cercato. Ho cercato una capanna, un bue e un asinello. Ho cercato un uomo barbuto poggiato a un bastone, accanto a una giovane donna inginocchiata e con le mani rivolte al cielo. Ho cercato una mangiatoia, un qualche tipo di cesta o un mucchietto di paglia. Ho cercato, ma niente. In quel meraviglioso, stupefacente presepe moderno, tutto questo non c’era.

Andava bene anche un bel piumino da neve, al posto della solita veste di un azzurro slavato. Andava bene un più ecologico bastoncino da sci, invece di un antiquato, nodoso bastone ricurvo. Avrei capito un passeggino imbottito, magari con culla staccabile, più funzionale di una balla di fieno, che è poi un materiale poco adatto alla pelle delicata di un bambino. Mi sarei accontentato persino di quel Babbo Natale a penzoloni, se proprio stonava l’angioletto appeso al filo da pesca.

Forse sono solo uno sciocco nostalgico. O semplicemente non ho capito niente di tutta quella faccenda della stella cometa, di Gesù bambino, di Giuseppe e Maria. Dopotutto, non c’era posto per loro negli alberghi. Figuriamoci a Cortina, in piena ‘alta stagione’…

~ o ~

Cari lettori, qui finiva la mia riflessione. Beh, lo sappiamo: ogni anno il Natale arriva nelle vetrine con sempre più anticipo, non dobbiamo certo stupircene. Ora non so come la pensate voi, ma io, con altrettanto anticipo, mi sono andato a rileggere questo scritto di Chiara Lubich.

Hanno sloggiato Gesù
di Chiara Lubich

S’avvicina Natale e le vie della città s’ammantano di luci.
Una fila interminabile di negozi, una ricchezza senza fine, ma esorbitante. A sinistra della nostra macchina ecco una serie di vetrine che si fanno notare. Al di là del vetro nevica graziosamente: illusione ottica. Poi bambini e bambine su slitte trainate da renne e animaletti waltdisneyani. E ancora slitte e babbo-Natale e cerbiatti, porcellini, lepri, rane burattine e nani rossi. Tutto si muove con garbo.

Ah! Ecco gli angioletti… Macché! Sono fatine, inventate di recente, quali addobbi al paesaggio bianco.
Un bambino coi genitori si leva sulle punte dei piedini e osserva, ammaliato.
Ma nel mio cuore l’incredulità e poi quasi la ribellione: questo mondo ricco si è “accalappiato” il Natale e tutto il suo contorno, e ha sloggiato Gesù!
Ama del Natale la poesia, l’ambiente, l’amicizia che suscita, i regali che suggerisce, le luci, le stelle, i canti.
Punta sul Natale per il guadagno migliore dell’anno.
Ma a Gesù non pensa.
“Venne fra i suoi e non lo ricevettero…”
“Non c’era posto per lui nell’albergo”… nemmeno a Natale.

Stanotte non ho dormito. Questo pensiero mi ha tenuta sveglia.
Se rinascessi farei tante cose. Se non avessi fondato l’Opera di Maria, ne fonderei una che serve i Natali degli uomini sulla terra. Stamperei le più belle cartoline del mondo. Sfornerei statue e statuette coll’arte più pregiata. Inciderei poesie, canzoni passate e presenti, illustrerei libri per piccoli e adulti su questo “mistero d’amore”, stenderei canovacci per rappresentazioni e film.
Non so quel che farei…
Oggi ringrazio la Chiesa che ha salvato le immagini.
Quando sono stata, venticinque anni fa, in una terra in cui dominava l’ateismo, un sacerdote scolpiva statue d’angeli per ricordare il Cielo alla gente. Oggi lo capisco di più. Lo esige l’ateismo pratico che ora invade il mondo dappertutto.
Certo che questo tenersi il Natale e bandire invece il Neonato è qualche cosa che addolora.
Che almeno in tutte le nostre case si gridi Chi è nato, facendoGli festa come non mai.

(Da “Hanno sloggiato Gesù” o “E torna Natale”, entrambi pubblicati da Città Nuova Editrice)

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5 risposte a Natale in anticipo…

  1. Sono dell’opinione che Ashton Kutcher non avrebbe mai postato un articolo scritto con tanta sensibilità… Concordo sul fatto che il Natale non ha più il significato di un tempo, ma almeno all’interno delle nostre case cerchiamo di trovare un posticino per il Bambinello. E anche nel nostro cuore.

    • Personaggio in cerca d'Autore ha detto:

      Grazie del tuo commento, Silva! Concordo con te: è nelle nostre case, dopo tutto, che dobbiamo imparare far posto al Bambinello… e nei nostri cuori prima di tutto! Buon “Natale in anticipo”.

  2. mantini ha detto:

    Colgo l’occasione per condividere con voi una riflessione simile fatta sul mio blog:
    http://www.mantini.net/?p=907

  3. mantini ha detto:

    Colgo l’occasione per condividere con voi una riflessione simile fatta sul mio blog:
    http://www.mantini.net/?p=907

    • Personaggio in cerca d'Autore ha detto:

      Mantini.it, molto bella anche la tua riflessione: grazie per averla condivisa!
      Un altro spunto di riflessione, per quanto possa sembrare stonato, mi è venuto dalla… pubblicità! Sì, parlo dell’ultimo spot Ikea, nel quale un bambino sembra adoperarsi per preparare tutto per l’arrivo di Babbo Natale: la colazione, il divano letto, un bel biglietto… sì, vabbè, la solita solfa del Babbo Natale della Coca Cola.
      E invece no! Tutta quella cura, tutte quelle attenzioni erano per il suo ‘fratellone’, rientrato in nottata da chissà quale lontana città per passare le feste con la famiglia.
      Ora, anche se i messaggi pubblicitari, per quanto positivi, sono pur sempre finalizzati a ‘vendere’, è questa una scena che mi ha edificato. Rappresenta un bambino che fa un atto d’amore verso una persona cara, e ditemi voi se non è questo il vero spirito del Natale cristiano. Dopotutto, quel fratellone stanco, magari dopo un lungo viaggio, era un ‘Gesù’ da accogliere, non un Babbo Natale carico di regali…
      Insomma, questo spot voleva sorprendere, e cosa c’è di più sorprendente, oggi, del dono ‘gratuito’? Non male per uno spot pubblicitario. Non male.

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