«Al peggio non c’è mai fine…

Nel 1998, il film “Armageddon” aveva profetizzato molti degli avvenimenti recenti, tra cui la decadenza di Berlusconi, il finale di Lost e il numero esatto di prese elettriche che ho sostituito lo scorso weekend a casa dei miei genitori. Ovviamente, le immagini contenenti le profezie non sono visibili a occhio nudo, ma solo con degli speciali occhiali a raggi-x acquistabili per corrispondenza presso la SAME GOVI di Milano.

… e il vomito scorrerà a fiumi nel giorno del giudizio!»

Era più o meno questa la frase che amavo ripetere quando, da pischello (quasi) imberbe, volevo sottolineare il mio disappunto in merito ad una qualsiasi situazione contingente. Che si trattasse dello scoppio di una guerra in Medio Oriente o della mancanza di parcheggio sotto la facoltà di Ingegneria non faceva differenza: l’immagine potente di un rigurgito torrenziale al culmine dell’Armageddon dava la misura del mio sconforto e della mia frustrazione.

Oggi, incapace di commentare l’attualità, e reso attonito dal precipitare degli eventi, ho rispolverato l’antica espressione.

Ricapitolando:

  • l’iva aumenta di un altro punto percentuale;
  • Berlusconi fa cascare un altro governo;
  • gli USA saranno in default tra 16 giorni;
  • le Dolomiti cadono a pezzi.

Altro che emigrare, qui c’è da cambiare pianeta.
C’è vita su Marte? O almeno il wifi?

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