6 risposte a Una proposta per la pace!

  1. Valeria Di Filippo ha detto:

    Condivido profondamente!

  2. mantini ha detto:

    Questo post capita giusto giusto nel bel mezzo di una discussione di cui vorrei renderti partecipe (per avere un’opinione terza ed imparziale).

    La storia è questa. Ogni anno la parrocchia di un gruppo di miei amici organizza una festa parrocchiale, all’interno della quale, oltre ai consueti stand gastronomici e imbonitori vari, è inserita una gara canora. Quest’anno mi è stato chiesto di unirmi alla band che suonerà sul palco insieme ai cantanti. Sarebbe stata, come al solito, la consueta simpatica festa parrocchiale, con tutta la gente del paese che accorre numerosa, ordina una salamella con le patatine e viene ad ascoltare i cantanti (che tra l’altro sono tutte persone del posto e che dedicano per un paio di mesi all’anno un giorno alla settimana per preparare i pezzi).

    Posto che non prendiamo una lira per suonare e che facciamo il tutto senza ritorno alcuno, a cinque giorni dalla festa e con il service audio prenotato (e pagato) spunta fuori ‘sta storia del digiuno. Il parroco, ovviamente, dice: “Javol! Si fa il digiuno, quindi niente stand gastronomici alla festa parrocchiale. Per il resto ok agli imbonitori e alla gara canora”. Gli imbonitori, ovviamente, si sono riciclati ad un’altra festa parrocchiale (del resto loro, per dirla con i Risoterapia “stanno li per vende”) consci del fatto che se non se magna verranno in cinque persone.

    Sorge dunque spontaneo questo interrogativo: ma dal momento che gli altri se ne catafottono del digiuno, non aveva più senso organizzare la festa e devolvere il ricavato della pesca di beneficienza e di tutto il resto all’UNHCR o ad una qualsivoglia ONG che aiuta i profughi siriani? Del resto anche la Chiesa stabilisce che il digiuno in talune occasioni possa essere sostituito con opere di carità (vedi questo file .pdf).

    Spero di non aver tediato te e i tuoi 24 lettori (25 con me) oltremodo. Spero che questo possa essere lo spunto per una bella discussione. Nel frattempo ti faccio ancora i complimenti per il tuo blog.

    • Personaggio in cerca d'Autore ha detto:

      Ciao Alessandro!
      Grazie per il tuo commento, cui rispondo volentierissimo e nient’affatto tediato.
      Anzitutto, mi verrebbe subito da obiettare che la proposta di Papa Francesco non è di digiunare!

      «Che cosa possiamo fare noi per la pace nel mondo? Come diceva Papa Giovanni: a tutti spetta il compito di ricomporre i rapporti di convivenza nella giustizia e nell’amore…».

      E’ una proposta molto più concreta di un semplice digiuno: per costruire la Pace, con la “P” maiuscola, bisogna iniziare dai rapporti di convivenza, cioè dal quotidiano! La forza di questa proposta è che è davvero alla portata di tutti, cristiani cattolici e non cattolici, persone di altre religioni – non dimentichiamo la comune regola d’oro: non fare agli altri quello che vorresti non fosse fatto a te! – e persino non credenti. Non c’è limite d’età, di ceto sociale. Insomma vale per tutti gli uomini di buona volontà.

      Il digiuno e la preghiera io direi che sono un “di più”, qualcosa che forse possono comprendere meglio le persone di fede o con una forte “idealità” (penso alla Bonino). Perciò concordo con te che la gente può giustamente “catafottersene” del digiuno, e imporglielo non ha molto senso…

      Ma tornando alla prima proposta, mi sembra che – parafrasando le parole del Papa – questa “incomprensione” col vostro parroco sia l’occasione per “fare qualcosa per la pace nel mondo”.
      Dunque, cosa si può fare per ricomporre questo rapporto?

      Anzitutto mettersi nei panni dell’altro: se io dovessi mettermi nei panni del vostro parroco, penserei che abbia temuto il giudizio dei parrocchiani (e non solo il loro) su quanto fosse inopportuna una festa mangereccia proprio nel giorno del digiuno indetto dal Papa. Anche se il buon senso poteva suggerire altre soluzioni, come da te esemplificato, è una di quelle situazioni in cui come ti muovi ti esponi a delle critiche… Oppure è semplicemente convinto che il digiuno debba essere attuato senza ‘se’ e senza ‘ma’. E’ un’interpretazione che merita rispetto, del resto è lui il responsabile della parrocchia.

      Fatto questo esercizio (mettersi nei suoi panni), proverei a parlarne apertamente con lui, faccia a faccia o con qualche altro parrocchiano – a patto che condivida l’intento di “ricomporre” e non di confliggere! -. Cercherei di rileggere bene, insieme al parroco, l’appello del Papa, per coglierne il messaggio tutto intero, e non solo la parte “esteriore”. Chissà… a volte succede che le persone, sentendosi amate e non giudicate, aprano gli occhi da sole senza che noi esprimiamo la nostra opinione. Io l’ho sperimentato molte volte (ero quello che apriva gli occhi!).

      A questo punto, dopo avergli voluto bene, si può anche dire, molto più concretamente, che questo cambio di rotta può avere delle conseguenze sulla riuscita della festa, e che l’impegno di tanti (anche economico) andrebbe sprecato. Alla luce di questo, si potrebbe suggerirgli di confrontarsi con il Vescovo, per un consiglio sul da farsi…

      Insomma, si potrebbero dire/fare tante cose, ma l’importante è iniziare mettendosi nei suoi panni: poi è l’Amore a suggerire il da farsi.
      Ora, capisco che non sto facendo una vera e propria discussione: piuttosto sto dispensando consigli a destra e a manca senza conoscere né il parroco, né la parrocchia, né tutto il resto… Ma il fatto è che l’Amore, secondo me, dev’essere vissuto, non parlato. Amare è agire!
      Probabilmente è troppo tardi per “salvare” la festa parrocchiale, ma non è troppo tardi per ricomporre, e addirittura fare un salto di qualità nel rapporto con il parroco. In questo modo, anche se la festa dovesse fallire, anche si potevano raccogliere soldi per una buona causa, potrete dire di aver aderito pienamente all’appello di Papa Francesco nel cercare di costruire il vostro pezzettino di “pace nel mondo”.

      Grazie per i complimenti al blog, ma soprattutto grazie di questo bellissimo spunto di discussione! Spero che i contributi si moltiplichino!

  3. mantini ha detto:

    Leggo la tua risposta solo oggi, a cose fatte. Sarebbe stato bello poter interagire avendo in testa quello che hai scritto. Ho ricevuto (come immaginavo) un consiglio costruttivo e non del tutto scontato. Anche se in fin dei conti immaginavo già non mi avresti proposto di noleggiare un paninomobile e vendere la mercanzia all’ingresso del campo parrocchiale.

    Sono dilemmi questi che da sempre assillano qualsiasi comunità (religiosa e non). E d’altronde un mondo fatto solo di atei o solo di integralisti non sarebbe poi così interessante e stimolante. Certo è che qualsiasi soluzione fosse stata adottata, qualsiasi, avrebbe scontentato qualcuno.

    Vi racconto dunque come è andata. Alla fine il concerto si è fatto. E dopo varie contrattazioni tra i vari gruppi parrocchiali (nel mezzo dei quali si trovava il povero parroco) si è deciso di tenere la cucina chiusa ma il bar aperto, di modo che la gente potesse perlomeno abbeverarsi. Particolarmente apprezzabile il contributo di quanti, pur favorevoli al digiuno, hanno fatto il possibile per poter invitare gente a vedere il concerto ed hanno partecipato attivamente come pubblico. E’ stata insomma una serata piacevole, proprio perché, come dicevi tu, l’intento era quello di costruire qualcosa, non di mettere i bastoni tra le ruote a chicchessia.

    E’ emerso in certi momenti (non lo si può negare) quello spirito contradaiolo (o settarico se preferite) modello Inter/Milan, Coppi/Bartali, noi/loro che innegabilmente chiama le parti in causa ad uno scontro più che ad un confronto. Ma questo, al di la di tutto, è un retaggio culturale che va al di la del sentimento religioso e che credo sarà difficile da estirpare.

    Colgo l’occasione per condividere con voi uno spunto che invece è emerso dall’omelia della Messa di questa Domenica. Il nostro Don è venuto fuori con questo pensiero: dovremmo smetterla di dare ai giovani delle “rispostine” belle pronte, sentendoci come i sacerdoti di una religione che invece non ci appartiene. Dovremmo piuttosto dare ai giovani delle domande e, di riflesso, la responsabilità di trovare loro stessi delle risposte lungo il loro cammino.

    E in un certo senso Claudio, la tua risposta (per il fatto di essere stata letta dopo) è servita più che a trovare un soluzione a porre nuovi interrogativi.

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