Racconto – Alter ego (3/3)

ritratto-in-una-sfera-escher_zoom[1]Alter ego

di Claudio Di Filippo
(2002)

TERZA ED ULTIMA PUNTATA
(leggi la puntata precedente)

Punti di vista e giochi di mano

– Ah, sei già sveglio? – esclamò Ether entrando in cucina, nascondendo a malapena un sussulto. Jorge stava seduto di tre quarti rispetto al tavolo, con la fronte rivolta verso la porta; le gambe accavallate gli davano un aspetto tranquillo e sicuro, benché normalmente non fosse solito assumere quella posizione. Teneva il giornale con entrambe le mani, leggermente adagiato sulla gamba accavallata, e per guardare Ether sollevò soltanto lo sguardo. Non richiuse subito il quotidiano, giacché voleva dare il tempo alla moglie di mettersi a suo agio quel tanto che bastava.

– Ciao – le rispose. Ma la voce gli uscì roca e sibilante, come da una gola rinsecchita, il che frantumò in un sol colpo tutta la sua sicumera.

Dopo il saluto di Jorge, Ether sostò brevemente sulla soglia, poi entrò camminando come se niente fosse; ma teneva lo sguardo basso. Cominciò ad armeggiare nervosamente con tazze e fornelli, senza neanche avere un’idea precisa di quello che intendeva fare. Ora lei dava le spalle al marito e le parve il momento buono per rompere il ghiaccio.

– Va meglio stam…

– Sì, – la interruppe Jorge, – grazie.

Finalmente adagiò il giornale sul tavolo. Era riuscito a mantenere il controllo. Non le aveva nemmeno dato il tempo di finire la prima frase: questo significava “Faccio io le domande, cara. Sono io quello che vuole chiarimenti, cara. Decido io l’argomento di conversazione, cara”. Si compiacque molto di questa sua piccola conquista. Non che in tre anni di matrimonio avesse mai sentito il bisogno di prevalere su Ether, ma in quel particolare frangente non voleva concedere nulla a sua moglie: ne andava della propria dignità di persona sana di mente.

– Tra ieri e oggi sono successe cose spiacevoli, cara. – disse.

Ether rimase immobile, in piedi di fronte al piano di lavoro; il peso poggiato su una gamba sola e l’altra leggermente piegata. Col passare dei secondi si sentiva sempre più scomoda, ma non si azzardava a cambiare posizione per paura di perdere il controllo del proprio corpo.

– Io ti ho raccontato delle cose strane, lo so… ma ho paura che tu stia pensando che sono pazzo, Ether – continuò Jorge con voce tremante. Non gli riusciva proprio di mantenere il tono autorevole che avrebbe desiderato: era la paura di ferire sua moglie, nonostante si sentisse dalla parte della ragione.

– Jorge, io…

– TUTTAVIA… – la interruppe nuovamente, alzando il tono; poi, riprendendo un tono normale, – Tuttavia, ciò che ti ho detto non sono fantasie: ho veramente visto ciò che ho visto!

Ether non rispose.

– Ti prego! – Jorge adesso teneva la mano sulla fronte – Ti dico che… è assurdo, per la miseria! Ma è vero! Ti dico che dall’altra parte dello specchio c’è qualcosa… che vive, c’è esattamente ciò che noi vediamo!

Il tono si era fatto supplichevole. Lui la stava supplicando di credergli.

– Insomma, ciò che vediamo non è un’immagine, Ether! C’è un altro Jorge, dall’altra parte, che vive e pensa e parla come me, e va al lavoro ed è costretto non so come a fare le stesse identiche cose che faccio io! Non so come sia possibile; non so neanche se sia io ad imitare lui o lui ad imitare me, ma le nostre vite sono strettamente dipendenti… – Jorge sentì finalmente che tutto combaciava da solo. Le parole e i concetti parevano formarsi da soli nella testa e a lui bastava aprir bocca perché ne uscissero automaticamente frasi perfettamente sensate. Si alzò in piedi gesticolando con lo sguardo fisso a terra, come di chi è assorto nel ragionare a voce alta.

– Tu dirai che è impossibile, semplicemente non dimostrabile… Cert, dico io, come si può dimostrare una cosa del genere? E’ vero, diavolo, non si potrebbe! Chi può dire quale dei due sia il mondo reale? E’ come cercare di capire se è la terra a girare attorno al sole o viceversa senza poter disporre di punti di riferimento… Eppure, ti giuro, ieri ho visto, anzi… ho percepito una… una… un’asincronia, ecco. Un’incongruenza nei nostri movimenti: intendo miei e di quell’altro Jorge. Quella macchia di schiuma sul colletto ne è la prova lampante, credimi…

L’espressione di Jorge si fece improvvisamente preoccupata e ansiosa.

– Mi credi vero? – esclamò, afferrando Ether e scrollandola per le spalle.

– Ether!

La donna lo guardava con occhi grigi e la faccia terribilmente seria.

– Non so come sia cominciata quest’ossessione, – proferì lei staccando bene le parole, – ma sta facendo impazzire mio marito…

La voce emanava una fermezza sconosciuta a Jorge, nonostante un tremito leggero.

– Non permetterò che questa storia rovini il mio matrimonio, chiaro? Sono qui per questo! Voglio che tutto torni come prima e per questo tu devi sparire!

Jorge sgranò gli occhi.

– Ether, ma che stai dicendo? – le rispose, più sbalordito che spaventato.

– Tu! – continuò lei – Con questa storia dello specchio stai rovinando la vita anche a me, lo capisci? Vuoi farmi passare l’Inferno? Vuoi che tutte le mie amiche dicano che mio marito è andato fuori di testa? – il tono era cresciuto improvvisamente fino a diventare un urlo. Jorge rimase a bocca aperta e aveva ancora le mani serrate sulle spalle di lei.

– Stanotte ho avuto gli incubi per colpa tua! Guarda cosa mi hai fatto fare! Bastardo! Vuoi farmi impazzire? E’ questo che vuoi? – strillava Ether, senza più fermarsi.

A quelle grida Jorge si riprese dallo stupore e cominciò a scuoterla urlandole di calmarsi, di farla finita. Ormai non aveva più paura che la moglie lo credesse pazzo, bensì che la pazza fosse proprio lei!

La agitava violentemente facendole ondeggiare la testa avanti e indietro, finché lei si irrigidì e gli sferrò un doloroso schiaffo. Lui la lasciò all’istante. D’istinto si portò la mano sulla guancia sinistra e la massaggiò per qualche momento, sentendola rossa di dolore e rovente di vergogna; ma più di tutto gli doleva lo zigomo, come se fosse stato colpito da qualcosa di più duro di un polpastrello.

Per pochi, interminabili secondi i loro sguardi restarono fissi l’uno nell’altro. Quello di lei disperato e rabbioso, quello di lui sconvolto e sbigottito. Poi il dolore allo zigomo richiamò Jorge alla realtà e lui guardò la mano destra di lei. Stentava a credere a ciò che vedeva, ora più di quanto non avesse fatto con la faccenda dello specchio.

– Perché porti la fede sulla destra? Tu l’hai sempre portata sulla sinistra!

I suoi occhi increduli fissavano di nuovo Ether.

Lei impallidì e la bocca le si aprì in un ampio sospiro di sorpresa. Si voltò nuovamente verso il piano di lavoro della cucina, la bocca sempre aperta, come di chi si sente scoperto e senza via di scampo. Poi, con un guizzo repentino afferrò un grosso coltello a punta dallo scolatoio delle posate e si rigirò puntandolo verso suo marito.

– Io ti devo ammazzare, capisci? – disse lei con la voce strozzata di chi non ha scelta.

– Ether! – esclamò Jorge sempre più sconvolto. Poi finalmente capì e lo stomaco gli parve di piombo.

– Tu non sei Ether, vero?

La verità cominciava a delinearsi di fronte a lui, lenta come un volto in controluce man mano che le pupille si contraggono.

– Mio Dio, – lui stesso non credeva a ciò che stava per dire, – tu vieni da oltre lo specchio, non è vero? Sei la moglie di quell’altro!

A quel punto non sapeva più se stesse parlando coscientemente o se la voce gli uscisse da sola, come per osmosi, risucchiata dal silenzio di terrore calato in quella cucina.

– Ora capisco lo scambio dei rubinetti… Eri davvero convinta che fosse quello dell’acqua calda! Ecco perché dormivi dalla parte sbagliata del letto: nel sonno hai inconsciamente scelto il lato in cui dormivi nel tuo… m-mondo… Ed ora l’anello conferma tutto: tu lo tieni sulla mano che per te è la sinistra, ma che in questo mondo è…

– La destra sì! – urlò la donna, – Nel tuo stramaledetto mondo alla rovescia la mia sinistra è la destra, mio caro! E magari non ti sei ancora chiesto perché tengo il coltello con la sinistra, pur non essendo mai stata mancina! E’ così? Adesso te lo stai chiedendo maledetto idiota?

Jorge annuì senza volerlo: solo allora si accorse che sua moglie aveva ragione. Ether impugnava davvero il coltello con la mano sinistra.

~o~

Epilogo

– E’ da ieri mattina che mio marito parla con quel dannato specchio… – cercò di spiegare la donna, chiunque ella fosse, – Dapprima non gli ho dato importanza, ma poi ho cominciato a guardare pure io dall’altra parte e ho capito che tua moglie era angosciata quanto me… Per colpa tua!

Jorge ascoltava quelle parole quasi senza fiatare; di volta in volta gli usciva di bocca un “Oh cavolo!”, oppure un “Non è possibile!”, o ancora un “Per la miseria!”.

– … allora mi sono avvicinata, ho cercato di parlarle, volevo toccarla e non so come… oh Dio! Io non lo so come mi sono ritrovata qui! – la voce le si ruppe in un singhiozzo isterico, – All’improvviso tutto era dalla parte sbagliata in quel bagno! Le saponette, gli asciugamani, persino la porta aveva cambiato posto! Tutto così uguale e tutto così… opposto… oh Dio, era spaventoso!

– Io… io sono allibito, non so che dire… Ether… o chiunque tu sia… – balbettò Jorge, rendendosi conto che non c’era motivo perché ella si chiamasse diversamente da sua moglie. Improvvisamente provò una dolorosa compassione per quella donna e la guardò con gli occhi colmi di dispiacere. Poi il singhiozzo di lei cessò e il respiro le si fece ansimante, rabbioso. Il grosso coltello luccicava ancora nella sua mano sinistra.

– Tu forse non sai che dire, – ringhiò Ether (o chiunque ella fosse) – ma io so cosa fare! Domani il “mio” Jorge si sveglierà come se niente fosse; andrà in bagno, si specchierà e non ci sarà più niente da vedere, niente di cui aver paura! Non ci sarà più nessun idiota a fargli gesti da forsennato o a sporcarsi di schiuma senza pulirsi! Perché tu domani sarai morto, capito? E tutto tornerà come prima… – concluse, e un lieve sorriso sognante fece capolino sulle sue labbra.

– No! – urlò Jorge, ma lei si era già lanciata in avanti con il braccio alzato.

Senza capire come, le mani di lui afferrarono i polsi di Ether nel momento in cui questa sferrava il colpo. I due corpi cozzarono l’uno contro l’altro e Jorge si sentì cadere irrefrenabilmente all’indietro. Per fortuna o per sfortuna (non seppe valutarlo al momento) la sua schiena urtò violentemente sul bordo del tavolo, impedendogli di cadere a terra. I due rotolarono in bilico sul fianco di lui, mentre il tavolo strisciava sul pavimento; quando l’appoggio venne a mancare, lei era sotto il corpo di Jorge e in quella posizione piombarono finalmente a terra.

L’urto sulla schiena le svuotò i polmoni di tutta l’aria e la donna cacciò un grido mozzato da un violento sbuffo. Jorge serrava ancora le mani sui polsi di lei ed era in vantaggio, ma era terrorizzato dalla furia di colei che aveva creduto essere sua moglie. Così, non ebbe modo di prepararsi a ricevere il colpo e un istante dopo il ginocchio della donna gli sfondò l’inguine.

Jorge urlò come un animale. Si alzò di scatto puntandosi sulle ginocchia, ma non appena fu in piedi si ripiegò in avanti, preso da lancinanti dolori addominali.

Nel frattempo, anche la donna si stava alzando, gemendo per il dolore alla schiena. Si aggrappava al ripiano della cucina, il volto stravolto, le mani tremanti. Quando fu in piedi barcollò per qualche istante, come se non fosse sicura di poter camminare. Poi, ritrovato l’equilibrio, si concentrò nuovamente su Jorge; ansimante, l’uomo stava appoggiato sullo stipite della porta, proteggendosi il ventre con la mano aperta. Lei, invece, teneva ancora il coltello ben saldo: non lo aveva mollato nemmeno per un istante.

Jorge la guardò lanciarsi nuovamente verso di lui, pensando che stavolta non sarebbe riuscito a trattenerla, ma, come per il primo attacco, il suo braccio si alzò da solo a deviare il colpo e il coltello si piantò con uno schiocco nel legno dello stipite. Poi, l’uomo sentì solo l’istinto di sopravvivenza e la colpì sul volto con la mano aperta, spingendola contro il tavolo.

Il coltello rimase dritto, vibrante, conficcato nello stipite. Nella lama si specchiò la fronte sudata di Jorge e lui poté guardarsi negli occhi. Vide lo sguardo disperato di un uomo condannato a morte, alla mercé di una belva inferocita. E quell’uomo pareva supplicarlo: “Aiutami!” pareva dicesse, “Trova qualcosa, fermala! Uccidila se vuoi, ma trova un modo per salvarci!”.

– Salvarci! – esclamò Jorge come un sonnambulo. Aveva gli occhi stralunati. – Salvarci, io e lui! – urlò di nuovo, mentre prendeva coscienza che Ether, o chi per lei, stava per colpirlo con una pentola presa dal lavello.

– Ferma! – gridò portandosi le mani davanti al corpo. L’acciaio calò su di lui come un maglio e sentì la spalla cedere all’urto. “Maledetti fondi alti un centimetro!” fu il suo primo, sciocco pensiero. Lei rantolava sfinita e lasciò cadere la grossa pentola sul pavimento; dopodiché cominciò a indietreggiare barcollante, preparandosi a sferrare un altro attacco. Ma Jorge parlò con voce risoluta.

– Ti prego, Ether, rifletti!

Lei lo guardò di sottecchi, con l’espressione rintronata di un pugile vicino al knock-out.

– Stammi a sentire, – continuava Jorge, cercando di staccare bene le parole, – pensaci bene! Non risolverai niente uccidendo me: non hai ancora capito che tutto ciò che succede nel mio mondo si ripete analogo nel tuo?

Sulle prime lei non sembrava nemmeno ascoltarlo, ma dopo qualche secondo una debole presa di coscienza le illuminò il volto.

– Se tu uccidi me, – riprese, – contemporaneamente dovrà accadere lo stesso dall’altra parte e mia moglie ucciderà tuo marito, capisci? Il “tuo” Jorge! E sarà stata colpa tua, perché ciò che avviene da questa parte, dove necessariamente ripetersi dall’altra! E’ così che funziona lo specchio! Hai capito quello che ho detto?

La donna restò in silenzio, in piedi in mezzo alla stanza. Il respiro sempre più affannoso scandiva gli interminabili secondi che seguirono alla scioccante rivelazione di Jorge. Infine, l’espressione folle si tramutò in smorfia disperata e strillò con voce sovrumana.

– No! No! Non deve farlo! – gridò, mentre si lanciava fuori della cucina e urtava Jorge sulla soglia. L’uomo capì di essere salvo, ma subito un’angoscia improvvisa gli balenò nella mente, sovrastando ogni altra considerazione: “Si ammazzerà!” pensò.

Nello stesso istante uno schianto orrendo lo fece trasalire.

Le gambe si drizzarono da sole e il corpo di Jorge guizzò fuori della stanza. Ondeggiò da una parete all’altra, mentre le mani si aggrappavano a stipiti e maniglie e lo scaraventavano di stanza in stanza. Giunto nel bagno incespicò nel tappeto malmesso e sbatté col ventre sul lavabo; le mani protese in avanti si puntarono sulla superficie dello specchio, impedendogli di dare una dolorosa testata.

Vide che il vetro era spaccato all’altezza del volto: una ragnatela di crepe si stendeva su tutta la superficie, diramando da un bianco cerchio centrale come un terremoto dal suo epicentro. La donna, che forse era Ether e forse non lo era, giaceva riversa sul pavimento cosparso di ciabatte e capelli. Dalla fronte sgorgava un fiume rosso di sangue che già lambiva il bordo della vasca.

Pianse Jorge. Pianse lacrime amare, giacché chiunque fosse stata quella donna, sua moglie era comunque morta. E’ così che funziona lo specchio.

(FINE)

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