Racconto – Alter ego (1/3)

[ Scarica in versione e-book: Raccolta “Tre racconti, tre” ]

ritratto-in-una-sfera-escher_zoom[1]Alter ego

di Claudio Di Filippo
(2002)

PRIMA PUNTATA
(leggi la puntata successiva)

Prologo

– Però! Scrive proprio benino… – disse Jorge ripiegando i fogli stampati. Poi li poggiò sul comodino, dopo aver fatto spazio tra la sveglia e una pila di libri letti a metà. Stropicciò gli occhi che gli bruciavano per la lunga lettura. Sua moglie, girata sul fianco, gli dava le spalle.

– … questo racconto che mi ha dato ieri è di fantascienza o, meglio, fantastico. – continuò Jorge, – Parla di dimensioni parallele nascoste dietro gli specchi… inquietante, devo dire…

Sua moglie Ether mugugnò qualcosa, tipo “Ah sì?”, ma era evidente che la cosa non le interessava, tanto più che la luce dell’abat-jour di suo marito le impediva di dormire.

– Hai ragione, cara… – disse Jorge sottovoce, – spengo subito! – e spense la lampada.

Rimase con gli occhi aperti per qualche minuto ancora, lo sguardo verso il soffitto buio, cercando di percepire il canto dei grilli, ma poté ascoltare solo i sommessi rumori di città: il frusciare lontano delle automobili, il vociare tarpato dei passanti. Steso lì, sul letto matrimoniale, pensando alla vita di sé stesso dietro uno specchio. Infine chiuse gli occhi e poco dopo non sentì più alcun rumore.

~o~

Pane, burro e schiuma da barba

L’aroma di caffé si diffuse rapidamente attraverso il corridoio, fino ad insinuarsi sotto la porta della camera matrimoniale. Accarezzò morbidamente l’aria tiepida del mattino domestico, colorando le bianche pareti di caldi profumi.

Jorge si trovava già seduto sul bordo del grande letto, in attesa dei timidi segnali di risveglio del proprio corpo. Sua moglie, intanto, preparava la tavola per la colazione aprendo credenze, sbatacchiando tazze, stropicciando pacchi di biscotti. Dopo una breve meditazione sul da farsi, Jorge decise di prendere vita e si alzò in piedi.

Si guardò un istante allo specchio, cercando di riconoscere il proprio viso, ma il torpore ne confondeva i tratti fino a mostrare un’espressione ridicola. Ne sorrise dapprima lievemente; poi un breve accenno di risata lo scosse definitivamente e si decise ad aprire il rubinetto. Si sentiva particolarmente sereno, quella mattina.

Ether ciabattava per tutta casa in vestaglia e bigodini e sollevava silenziosamente ogni serranda. Ben presto la casa fu inondata dalla pallida luce autunnale.

Timidi sprazzi di grigiore rischiaravano anche il volto di Jorge, il quale decise comunque di accendere la luce sopra lo specchio. Quel gesto brevissimo lo turbò per un istante: ebbe come l’impressione che l’immagine nello specchio l’avesse compiuto in leggero ritardo. Ripensò subito al racconto letto la sera prima e sorrise. Dopodiché volle divertirsi a fare una prova: si guardò nuovamente riflesso e trattenne il volto inespressivo e immobile per qualche secondo. Poi mosse più volte la testa fino a riportarla nella posizione iniziale. Infine gli venne spontaneo un largo sorriso: quel racconto, aveva risvegliato in lui il ricordo di quando, bambino, giocava a fuggire la propria immagine riflessa, come l’ombra faceva con Peter Pan.

In cucina, la tavola era completamente imbandita d’ogni ben di Dio. C’erano burro, marmellata, biscotti, pane, affettati e succhi di frutta, oltre, naturalmente, al caffè espresso che Jorge tanto adorava. Dopo qualche minuto c’era anche Jorge, seduto a capotavola, intento a sistemarsi il candido tovagliolo sul collo.

– Buongiorno, caro! – esclamò Ether entrando in cucina, – hai fatto brutti sogni, stanotte?

L’uomo proseguì imperterrito nei suoi preparativi: per prima cosa tagliò una fetta di pane bianco, con tutta la cura perché venisse più simmetrica possibile. Poi prese il burro, vi affondò il coltello e cominciò a spalmare la superficie del pane.

– … eri molto agitato, scalciavi come se volessi buttarmi giù dal letto! – continuava Ether.

Jorge le concesse un impercettibile sorriso, immaginando la scena un po’ comica. Stava attentissimo che il burro si distribuisse uniformemente sulla fetta; per farlo, aveva imparato a variare l’inclinazione della lama man mano che il burro diminuiva, in modo che questo si depositasse sempre nella giusta quantità. Certo, occorreva anche dosare la pressione esercitata sul pane, stare attenti ad eventuali buche nella mollica e gestire innumerevoli altri parametri, ma per Jorge era diventato tutto automatico.

– E’ buffo, cara… stamani mi sono ricordato un giochetto che facevo da bambino. – disse, addentando il pane col burro. Gli piaceva così, senza nient’altro sopra. – Mi mettevo davanti allo specchio e cercavo di scoprire qualche differenza tra me e l’immagine riflessa: mi mettevo a fare dei movimenti incredibili pur di farla sbagliare. I miei credevano che fossi epilettico…

Ether rise con la tazza tra i denti.

– … eppure, a volte, mi convincevo di aver visto davvero qualcosa, un’incongruenza, un movimento ripetuto in ritardo. Era divertente!

– Cosa? – chiese Ether.

– Pensare che ci fosse qualcuno al di là dello specchio! Identico a me, in tutto e per tutto, con le mie stesse abitudini, i miei stessi giocattoli e i miei stessi brufoli sulla faccia…

L’uomo ingoiò l’ultimo pezzo di pane e burro. Poi si versò il caffé.

– Non sarebbe divertente se ci fosse qualcuno dall’altra parte? – riprese Jorge.

– Sai che noia! – rispose sua moglie, – Qualcuno con la tua stessa casa, il tuo stesso lavoro… lo stesso marito! – si fece ironica, – Non potrei sopportare due te contemporaneamente!

Ma Jorge sapeva che lei non diceva sul serio.

Finito di fare colazione, i due si erano preparati per uscire. Jorge, sbarbatosi a dovere, aveva messo camicia e pantaloni nuovi per andare al lavoro; sua moglie indossava un vestito largo e lungo, molto semplice, perché doveva recarsi a fare spese per la casa.

Jorge chiamò Ether dal bagno.

– Vedi? – disse lui, quando la donna gli si avvicinò, – Eccoli lì! – e indicava lo specchio. – Ci guardano come noi guardiamo loro. Lui si fa la barba quando me la faccio io e tiene lo spazzolino nello stesso cassetto in cui lo tengo io. Solo che è dall’altro lato…

Ether sospirò. – Sei proprio un bambino! – e gli diede un materno schiaffetto sulla nuca.

All’ingresso Jorge si fermò di fronte al grande specchio sulla parete per sistemarsi la cravatta.

– Non è buffo, cara? – esclamò a voce alta, mentre sua moglie sistemava la camera, – Anche lui sta uscendo per andare in ufficio… un ufficio identico al mio…

Ether lo raggiunse davanti all’uscio di casa per salutarlo. Lui le si accostò per baciarla, ma lei lo fermò subito con la mano.

– Aspetta! Non ti sei accorto che hai della schiuma da barba sul colletto? – e cercò di toglierla con il palmo.

– Non mi ero accorto! Ad ogni modo, non si vede più niente… – disse Jorge guardandosi ancora allo specchio.

– E invece c’è una bella macchia… ma che roba ci mettono dentro? – sbuffò Ether, sentendosi impotente di fronte a quel disastro.

I due, finalmente, si baciarono e si salutarono. Jorge partì per l’ufficio ed era tutto sereno.

~o~

Cose che non tornano e Jorge che torna a casa

Quella mattina Jorge non riuscì a lavorare per niente bene. Si distraeva in continuazione e faceva frequenti pause per prendere un po’ d’aria. I colleghi se ne accorsero, tanto che gli chiedevano se non fosse ammalato.

Lui non si sentiva affatto male; anzi, quella mattina si era svegliato più allegro del solito. Era, piuttosto, rapito da milioni di pensieri, come se un’inconscia preoccupazione lo stesse angosciando. Ogni tanto si guardava riflesso nel bicchiere, o nella porta a vetri: si fissava per interi minuti, ma non sapeva darsi una ragione di quella svogliatezza.

Soprattutto non riusciva a spiegarsi il perché gli ritornasse in mente l’episodio della macchia sulla giacca. Non poteva proprio liberarsi di quel pensiero, come se qualcosa di quei pochi secondi pretendesse la sua attenzione. Un particolare, forse, un singolo istante di quelle immagini si era infilato nelle pieghe dell’inconscio e lo tormentava come una scheggia sotto pelle. Eppure non riusciva a scovarlo.

Poiché non poteva togliersi quel ricordo dalla testa, decise di assentarsi dal lavoro in anticipo. Così, verso metà mattina, Jorge uscì in fretta dall’ufficio, trascinato dal turbinare dei suoi pensieri. Accennò appena un saluto alla sua segretaria, non si fermò a chiacchierare con Brad, né avvertì che sarebbe rimasto assente anche il pomeriggio. Andando a riprendere l’auto sbagliò persino strada, ma non si turbò nemmeno per quello. Continuava a camminare spedito, con lo sguardo perso nel vuoto, muovendosi con esperto automatismo tra le macchine parcheggiate.

Lungo la strada guidò senza fare troppa attenzione, tanto che più di una volta ebbe l’impressione di essere passato col rosso. La sua mente era altrove; ma dove?

Lo sguardo assente vagava nei ricordi più recenti battendo misteriosi percorsi: apriva porte, esplorava stanze, scrutava il volto di Ether, scivolava sul pane e burro, attraversava specchi e ingrandiva particolari. Ma quella macchia di schiuma…

Il rasoio era scorso bene quella mattina: prima sulla guancia destra, poi sotto il mento. Pelo e contropelo. Poi la parte sinistra e quindi i baffi. Un’aggiustatina, quindi subito sciacquare con l’acqua. Ogni movimento ripassato, ricontrollato con gli occhi della memoria. Allora quando, quella macchia?

Si era asciugato bene? No, di fretta, e non del tutto sotto il mento… ecco! Poi velocemente saltiamo il pigiama, i pantaloni; sì, è in camera, di fronte allo specchio: la camicia e poi la cravatta…

Jorge evitò per un soffio una donna che attraversava la strada. La guardò dallo specchietto, mentre si rendeva conto di andare a velocità sostenuta e il cuore gli batté forte al pensiero del rischio appena corso. “Devi stare più attento, idiota, pensa a guidare!” si disse.

Ma tornò a concentrare la sua attenzione su quel momento… dov’era rimasto? Ah, sì: la camicia. Ogni gesto fu ripetuto più volte, cercando di ricreare le medesime sensazioni sulla pelle. Cercava di non perdersi l’istante del contatto con il collo, sicuramente sporco di schiuma, che poi avrebbe… Un momento!

“La cravatta, Jorge, la cravatta!” ripensò in preda all’eccitazione. Aveva armeggiato un paio di minuti col nodo della cravatta e per farlo si era alzato il colletto, ma… cosa aveva notato prima?

Della schiuma sul collo!

Jorge svoltò all’ultima curva, quasi sbandando, e si ritrovò nella strada di casa sua. Benedisse il Cielo per aver trovato subito un parcheggio, ma poi si rese conto che era lui ad essere rientrato in un orario in cui tutti erano ancora al lavoro.

Un po’ di schiuma sul collo, dunque, mentre si guardava allo specchio: un gesto automatico, rapido, impercettibile, e la mano aveva portato via quel candido batuffolo. La mano… non ricordava di averlo toccato! I suoi occhi rammentavano di aver visto quel gesto, lì, nello specchio, ma la sua mano, i suoi polpastrelli, no. Non ricordava la pelle umida, o viscida, o di essersi asciugato. Impossibile! Era un errore della sua memoria! O dello specchio…

Ecco perché all’ingresso sua moglie aveva trovato la schiuma sul colletto, mentre lui non se n’era accorto guardandosi allo specchio. Ecco perché Ether diceva che era rimasta la macchia, mentre Jorge non la vedeva riflessa! L’uomo nello specchio, che a questo punto non era più il semplice riflesso di Jorge, si era già pulito prima e il suo colletto non era rimasto macchiato; Jorge, invece, non si era affatto pulito, ma aveva soltanto creduto di farlo! L’eccitazione crebbe dentro di lui come panna montata. O come schiuma da barba…

Le chiavi di casa ciondolavano dalla cintura, tintinnando a più non posso nelle orecchie di Jorge. E lui, di corsa su per le scale, si affannava inutilmente a sganciarle. Alla seconda rampa di scale si chiese perché non avesse preso l’ascensore, ma oramai era lanciato verso il quarto piano, dove Ether avrebbe ascoltato la sua incredibile scoperta.

Adesso scavalcava gli scalini a due a due, rischiando di scivolare sulle suole in cuoio ad ogni pianerottolo; pensava e ripensava a quell’errore dello specchio, quell’incongruenza. Dubbi e certezze si susseguivano nella sua testa: era stata solo un’impressione, come un “dejà vu”? O una stupida fantasia, come da bambino? No, forse era davvero importante…

Come che fosse, in fondo al cuore sentiva che era tutto vero e che doveva convincerne anche Ether. Sua moglie era una donna intelligente: avrebbe capito benissimo la situazione, sempre che lui fosse in grado di spiegarsi senza passare per pazzo. Dopotutto, la scoperta di Jorge avrebbe sconvolto chiunque e lui non provava un’emozione così intensa da che era bambino.

Quando si trovò di fronte alla porta aveva il respiro affannoso. Si sforzò di normalizzare il battito cardiaco, prese due o tre respiri profondi, ma non sapeva decidersi ad aprire la porta. Cosa avrebbe detto a sua moglie? Come avrebbe cominciato? Ether lo avrebbe sicuramente preso per pazzo, forse avrebbe chiamato il dottor Monroe con una scusa qualsiasi e lo avrebbe fatto visitare.

Jorge si accorse di avere una gran paura: paura della reazione di sua moglie, paura di essere preso per matto, paura persino di ciò che avrebbe visto nello specchio dell’ingresso.

Decise di restare calmo, di non dire niente fino a sera. Doveva assolutamente essere sicuro di ciò che aveva scoperto; forse la fantasia aveva corso troppo. Forse si era auto-suggestionato dopo la lettura di quel racconto. Se fosse stato così, se ne sarebbe reso conto con calma durante quel pomeriggio.

La chiave girò nella toppa come se niente fosse e la massiccia porta blindata si aprì verso l’interno. Di fronte all’uscio stava il grande specchio dell’ingresso; in esso la sagoma di Jorge si rifletteva quasi intera, stagliata controluce sull’uscio.

L’uomo trasalì alla vista dell’altro nello specchio, quasi non si aspettasse di trovarselo lì davanti.

(leggi la puntata successiva)

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Brontolii, I racconti, Picd'A Take Away, Scrivere e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

Lascia il tuo Commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...