Racconto – Capolinea! (3/3)

coatchCapolinea!

di Claudio Di Filippo
(2000)

TERZA E ULTIMA PUNTATA
(leggi la puntata precedente)

Il controllore lesse ad alta voce: – Signor Sasha Bregovitch… di origini slave, mi par di capire! – aggiunse con espressione interessata. Sasha impallidì.

Il suo nome! Quel maledetto controllore doveva proprio leggerlo ad alta voce? Adesso era proprio fregato: se prima c’era una piccola possibilità di non essere riconosciuto dal killer, ora tutti sapevano che lui era Sasha Bregovitch, testimone di un omicidio, ricercato dalla mala e dalla polizia federale! E poco importava chi lo avesse trovato per primo, perché in entrambi i casi sarebbe crepato per mano di un assassino; prima o dopo aver parlato, per Sasha non faceva differenza.

– Vedo che lei è immigrato, signor Bregovitch, per di più disoccupato. Mi dispiace… – continuò il controllore, tradendo un pizzico di sadica soddisfazione; ma Sasha non se ne curò.

Guardava atterrito l’uomo con gli occhiali scuri e pregava che non avesse afferrato il suo nome, che non avesse riconosciuto la propria vittima: che magari un sussulto, un tremito, un cigolio dell’autobus avesse coperto la voce del controllore al momento giusto.

Le pareti dell’autobus vibravano sempre più, in un tremore assordante di pannelli di plastica e rivetti di metallo, mentre le sospensioni indurite dal tempo venivano strapazzate da buche e tombini. I vetri stridevano sempre più forte negli infissi di gomma e metallo. Sasha, frastornato, voleva tapparsi le orecchie per il rumore sempre più penetrante. Ogni cosa, passeggeri ed oggetti personali, era impietosamente squassata da tremiti e colpi. Persino il controllore contrasse il viso un’espressione di fastidio e per la prima volta da quando era salito in vettura si aggrappò ai tubi di sostegno. La strada sembrava uno sterrato, per quanto era sconnessa, e il rumore all’interno del mezzo penetrava come un trapano le viscere dei passeggeri.

D’improvviso, un colpo secco sovrastò ogni cosa. Il controllore sussultò come se avesse udito uno sparo, e guardò oltre Sasha. Il frastuono si era attenuato all’istante e sul grande finestrone posteriore dell’autobus c’erano un gran numero di crepe. Dopo anni di onorato servizio, pensò Sasha ironicamente, aveva finalmente ceduto al logorio di quel tormento.

Il controllore, dal canto suo, sembrava seriamente turbato da quell’evento e Sasha notò che si era portato istintivamente la mano sul cuore, come se controllasse se il battito era normale.

Il signore con gli occhiali scuri e la cravatta, invece, osservò la scena senza scomporsi. Poi, l’autobus si arrestò davanti a una fermata, lui fece per alzarsi dal proprio sedile e si avviò verso l’uscita. E scomparve nella penombra.

Quando l’uomo fu sceso, Sasha rimase sorpreso e si sentì inaspettatamente salvo. Lo stupore fu tale che non si accorse che il controllore gli stava parlando.

– Dicevo… vista la sua condizione, voglio essere comprensivo. Per stavolta non le farò la multa, signor Bregovitch, ma non si faccia più trovare senza titolo di viaggio! – concluse, e sembrava molto più sbrigativo di prima.

Detto questo, il controllore gli restituì i documenti. Sasha lo guardò con un’espressione un po’ idiota che malcelava lo stupore: l’incubo era passato e lui non riusciva ancora a crederci. Il macigno che gli opprimeva il respiro si era improvvisamente sgretolato come sabbia.

La strada si era fatta più agevole e più diritta e le ruote correvano sull’asfalto liscio e umido dei quartieri nuovi. I palazzi di cemento si susseguivano tutti uguali, ma stavolta suggerivano a Sasha una rassicurante idea di ordine e armonia. Quella pace rispecchiava il suo stato d’animo non più tormentato.

Il controllore se ne stava in piedi di fianco al conducente, chiacchierando della sua seconda moglie, dei sindacati o del campionato. Di tanto in tanto, la vettura si fermava e un passeggero scendeva.; il capolinea era vicino e probabilmente non sarebbe più salito nessuno.

Quando giunsero all’ultima fermata, sull’autobus erano rimasti Sasha e una signora con la spesa. Il mezzo si fermò bruscamente: si chinò in avanti come per sgranchirsi le membra e infine tornò ad accomodarsi sulle quattro sospensioni, sbuffando e cigolando come un vecchio operaio alla fine del turno. Poi, tutto tacque.

– Capolinea! – esclamò il controllore da davanti, e il guidatore spalancò la porta anteriore. La donna si alzò dal sedile, sollevò a fatica la busta della spesa e si avviò barcollante verso l’uscita.

Sasha la guardava spensierato, rimanendo seduto in quel posto da cui tanto aveva voluto fuggire. Si sentiva incredibilmente rilassato, persino euforico. Si propose di aiutare la signora con la spesa, una volta sceso, ma prima voleva godersi la ritrovata tranquillità, riprendere fiato, riflettere sul da farsi.

La donna cominciò a scendere i gradini, uno alla volta e Sasha sorrise della sua goffaggine. Il controllore, intanto, segnava qualcosa sul taccuino, buttando un’occhiata ogni tanto per vedere se la passeggera fosse in difficoltà. L’autista sistemò il cruscotto ingombro di foglietti e di orari. Poi si infilò la giacca.

La signora, era giunta all’ultimo gradino e gemeva nel trascinarsi dietro la busta stracolma di derrate. Sasha si chiese perché mai i due uomini non muovessero un dito per aiutarla, ma lui stesso restò seduto al suo posto. L’autista, intanto si era accostato al controllore e gli confidava qualcosa all’orecchio. L’altro lo ascoltava con lo sguardo rivolto verso la porta.

D’un tratto, il controllore rise ad alta voce, mentre la signora scendeva l’ultimo gradino, e l’autista si compiacque di chissà quale brillante battuta. A questo punto si voltò verso il posto di guida e premette un pulsante: subito, la porta anteriore si richiuse sibilando.

Sasha non capì cosa stava succedendo, ma un riflesso istintivo lo fece alzare dal sedile. Quando guardò i due uomini intravide che ridacchiavano ancora; poi il controllore si fece serio e lo fissò negli occhi. Sasha sentì un brivido corrergli per la schiena e si accorse di essere improvvisamente tutto sudato. Ansimava di nuovo.

L’uomo vestito da controllore si portò la mano destra sotto la giacca blu; dal petto la fece scorrere fin sotto l’ascella. Ne estrasse una piccola pistola, lucidissima, e da un’altra tasca prese un piccolo cilindro nero. Quello vestito da autista, intanto, scrutava l’esterno dal parabrezza.

Sasha capì che stava per svenire, perché la vista si era leggermente offuscata. Allora si aggrappò ad un sostegno, sforzandosi di cercare una via d’uscita. Ma vedeva solo finestrini e porte chiuse, mentre, a pochi metri da lui, un uomo avvitava un silenziatore sulla nera canna di una pistola.

Il killer si preparava con molta cura, maneggiando il metallo con estrema lentezza, quasi traesse piacere nel saggiarne solidità e pesantezza. O forse, semplicemente, godeva del terrore di Sasha. Il suo compare, invece, sembrava più nervoso e lo pregava di sbrigarsi. Allora quello armato cominciò a ridere; dapprima sommessamente, poi forte.

Sasha credette di impazzire e si gettò contro la porta posteriore: la colpì forte con gli avambracci, facendosi male, ma la porta non cedette. Il killer smise di ridere.

Sasha balzò all’indietro e perse l’equilibrio; con uno sforzo più intenso si scagliò nuovamente contro la porta. Guaiva come un animale catturato e quel groviglio di tubi e corrimano erano la sua gabbia.

– E’ superfluo spiegarle chi ci manda, vero Signor Bregovitch? – gli urlò quello vestito da controllore.

– Fallo fuori e basta, dai! Non fare scene! – lo sgridò l’autista.

Sasha spingeva e scuoteva le porte come un ossesso, ma si sentiva mancare le forze. Poi si mise a battere con i pugni su quei vetri che parevano di pietra. Possibile che non passasse nessuno sul marciapiede?

– Non crederai forse di poter fuggire, Sasha? – continuò il killer, – Tu che ne dici, George?

Ma l’altro non ascoltava e lo scuoteva per un braccio balbettando qualcosa.

– … capolinea, Signor Bregovitch! E’ arrivato al capolinea! – e scoppiò in un’altra, sonora risata. – Ok, – si fece serio, – ora lo ammazzo!

Ma Sasha urlò e, accecato dalla disperazione, si avventò sull’uomo con la pistola. Percorse in un balzo il corridoio centrale e lo colpì: il killer, preso alla sprovvista, barcollò e cadde addosso al compagno, che batté la schiena sul volante.

Sasha si ritrovò ancora in piedi, chiedendosi perché fosse ancora vivo, ma quando si rese conto di cosa aveva fatto, il terrore lo assalì nuovamente e si dimenticò di sfruttare il momentaneo vantaggio. Si rese conto troppo tardi di essere a un passo dal pulsante di apertura e un istante dopo le gambe lo avevano già spinto lontano dai due assassini e dalla plancia. Mentre si proiettava all’indietro, Sasha udì le risate isteriche del killer e le imprecazioni dell’autista. E urlò ancora sentendosi perduto. Una frazione di secondo dopo il killer fu di nuovo in piedi, ma, quando prese la mira, la sua vittima stava già saltando.

Sasha si lanciò a braccia avanti contro il finestrone posteriore. Questo, già crepatosi durante il viaggio, cedette facilmente all’urto e Sasha precipitò fuori da quell’autobus infernale, piovendo sul cofano di un’auto insieme a un nugolo di pezzi di vetro.

Stordito e col volto sanguinante, Sasha Bregovitch, sentì strani rumori: uno sbattere di portiere, uno scalpiccìo di mocassini che correvano verso l’autobus. Udì parole incomprensibili, urlate con violenza da voci ferme e decise. Due, forse tre spari, poi lo scattare di manette; e, quando tutto sembrava finito, una mano gli toccò la spalla.

Aprì gli occhi: la luce intermittente dei lampeggianti blu illuminava due uomini in piedi di fronte a lui. Uno di questi era proprio il misterioso passeggero in giacca e cravatta. L’altro aveva un distintivo e gli parlò:

– Siamo arrivati giusto in tempo, Signor Bregovitch! – sospirò, -Ha idea di quanto ci abbiamo messo a trovarla? Per fortuna, sull’autobus c’era un agente in borghese e, quando ha sentito il suo nome, è corso subito a chiamare rinforzi…

Diede un’occhiata agli agenti che portavano via i due killer della mafia. Sasha tremava ancora dalla paura.

– E’ stato molto imprudente, Signor Bregovitch! Dopo il processo farà meglio ad essere più cauto: uno nella sua situazione non dovrebbe prendere l’autobus come se niente fosse, non trova?

Sasha si calmò per un istante. Respirava profondo; poi, uno spasmo irrefrenabile lo piegò in avanti e il povero Sasha Bregovitch vomitò. Finalmente.

(FINE)

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8 risposte a Racconto – Capolinea! (3/3)

  1. dolores ha detto:

    Ah però……a parte la spasmodica attesa della 3° puntata (non amo le letture a puntate 🙂 ) devo proprio farti i miei complimenti!!! Scritto molto bene e con la giusta suspense. Finale sorprendente.
    A quando il prossimo?

  2. giulia ha detto:

    Bravo complimenti ! Credevo che la vecchietta facesse un numero alla Rambo e invece…….
    Proprio carino!!!!!! 😉

  3. claudio zabaglia ha detto:

    bravo racconto pieno di suspence, da leggere tutto d’un fiato; devo però dirti che il finale mi è sembrato un po’ sbrigativo, quasi come se ad un certo punto avessi avuto l’impellenza di terminare rapidamente, cercando una conclusione, qualsiasi fosse stata.
    Comunque è stata una piacevole sorpresa saperti anche scrittore oltre che attore e tutto il resto….
    ciao a presto

    P.S. visto i tuoi interessi, se per fine agosto sei ad Ancona, al festival Adriatico mediterraneo (http://www.adriaticomediterraneo.eu/calendario.asp) ho organizzato due iniziative per il giorno 30/8:
    ore11:00
    Rilascio esemplare di tartaruga marina caretta caretta
    Spiaggia del Passetto (Monumento ai caduti) – Ancona
    A cura della Rete regionale per la salvaguardia della tartaruga marina

    ore 16:00
    Figure, parole, suoni che narrano la biodiversità del mare
    IncontriTeatro Ridotto delle Muse
    Salutano: Maura Malaspina Assessore regionale all’Ambiente, Valeria Mancinelli Sindaco di Ancona, Gianfranco Giacchetti Presidente Parco del Conero, Valeria Angelini Biologa Fondazione Cetacea | Introduce: Velia Papa Direttore Teatro Muse | Modera: Claudio Zabaglia Territorio e Ambiente – Regione Marche | Intervengono: per la musica Roberto Molinelli Compositore e Direttore d’orchestra, Marco Poeta La musica del mare – Gre Marche, per le Arti figurative Giò Fiorenzi Scultrice, Flavia Capra CEA La Marina Ecoidee, per la Letteratura Umberto Piersanti Poeta e romanziere, Tito Vezio Viola Legambiente | Concludono: Giovanni Pettorino Direttore Marittimo delle Marche, Fabio Pigliapoco Ambasciatore Iniziativa Adriatico-Ionica

    SE CI SEI E TI INTERESSA CI VEDIAMO LI’

    • Personaggio in cerca d'Autore ha detto:

      Salve professore, grazie dei commenti! Sì, all’epoca faticavo molto a terminare i miei racconti: per uno scrittore in erba come me, era davvero un’impresa titanica! Oggi credo di essere un po’ migliorato: ho diverse cose in lavorazione, spero di fargliele leggere al più presto! Intanto ho appena pubblicato l’ultimo racconto di quel periodo, Alter Ego, può trovarlo in Home, oppure nella rubrica “I racconti”. Quello sì fu davvero difficile da terminare. Mi ci vollero ben quattro anni a trovare un finale!!! Spero le piaccia…
      Grazie anche per l’invito per fine agosto: sarebbe bellissimo assistere al rilascio della tarturuga, è una cosa che ho sempre desiderato. E anche la parte artistica è davvero ricca! Me la segnerò in calendario, sperando di capitare ad Ancona.

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