La sindrome del tappo dosatore (1/2)

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"Schiuma / soffice, morbida, bianca, lieve lieve / sembra panna, sembra neve." [Giorgio Gaber]

“Schiuma, soffice, morbida, bianca, lieve lieve, sembra panna, sembra neve.” [Giorgio Gaber]

Giusto l’altro giorno, la mia dolce metà mi fa dono di un campioncino di pregiato trattamento “lenitivo e idratante” per il cuoio capelluto.

Fermo restando che, con i miei 47 capelli residui sulla frangetta, riesco ancora a fare un discreto “swish”, che potrei pure candidarmi a prossimo testimonial di una nota marca di shampoo e balsamo, riconosco che “prevenire è meglio che curare” e accetto di buon grado l’omaggio della consorte.

Dunque, alla prima occasione, preparo a bordo vasca la preziosa confezione, a dire il vero un po’ anonima, com’è per molti prodotti acquistabili solo in farmacia. Paradossalmente, l’anonimato del packaging conferisce a tali prodotti una sorta di “autorevolezza” intrinseca, evocativa di un “principio attivo clinicamente testato”, sostanzialmente mistica quanto un phon per “uso professionale”, qualitativamente superiore ad un “presidio medico chirurgico”. Insomma, poco marketing e molta sostanza.

Comincio la mia doccia e inumidisco tosto la chioma. All’apertura della scatola, la prima delusione: il prodotto è in “bustine monodose”…

«Maledetta sia la bustina monodose!», sto ringhiando a denti stretti, mentre cerco di afferrare, con le dita bagnate/insaponate, il minuscolo angolino di una bustina liscia come un pesce rosso vivo e quindi tirare, con tutta la forza di cui sono capace, lungo un’impercettibile incisione, spesso e volentieri praticata in maniera tanto superficiale da non aver neppure intaccato il rivestimento interno.

Già, il rivestimento interno. Non dimentichiamo, infatti, la confezione “salva-freschezza” (o “salva-fragranza” se vi piacciono i crackers) a doppio strato contrapposto. Lo strato esterno è generalmente realizzato in alluminio plastificato, un materiale composito progettato per essere contemporaneamente debole allo strappo (proprietà del foglio di alluminio) e ultra-viscido al tatto (proprietà della plastica), tanto scivoloso che potrebbe benissimo sostituire il teflon nelle padelle antiaderenti o sul muso dello Shuttle (se non l’avessero appena pensionato). Il rivestimento interno, invece, è in plastica trasparente antitaglio e antiproiettile, probabilmente parente degli scudi antisommossa in uso alla polizia militare statunitense, che ha la capacità di deformarsi quanto un elastico da bungee-jumping, senza tuttavia lacerarsi e consentire al contenuto liquido di uscire.

Ecco, aprire una bustina monodose di tal fatta, mentre si è sotto la doccia, può essere l’esperienza più frustrante, irritante e, talvolta, persino dolorosa che si possa vivere nel chiuso della propria stanza da bagno (o “toilette”, se vi piacciono i francesismi). Una di quelle cose che suscitano in me domande sul senso dell’esistenza e sulla sostenibilità dello stile di vita occidentale, come:

«Perché mai, riempiamo i nostri bagni di inutili orpelli, soprammobili, piante grasse, pinzette, pettinini, boccette di sali da bagno che nessuno userà mai, mentre non abbiamo mai pensato di appendere un bel paio di cesoie da giardiniere accanto all’accappatoio?»

Per fortuna, porto 32 denti sempre con me (sì, pure quelli del giudizio). Esistono solo tre situazioni di emergenza nelle quali una buona dentatura rappresenta l’ultima istanza per un uomo sprovvisto di coltellino svizzero: 1) tranciare il cordone ombelicale durante un parto in ascensore, 2) svitare il tappo dello sciroppo per la tosse dopo 7 mesi di inutilizzo dalla prima apertura, 3) strappare – per l’appunto – una bustina monodose di shampoo e/o balsamo mentre si è sotto la doccia. L’unico effetto collaterale – in tutti e tre i casi – è che parte del contenuto si riversa ineluttabilmente all’interno della bocca, e – salvo nel caso dello sciroppo – il gusto può non essere gradevole.

Pazienza, l’acqua costa e bisogna fare in fretta. Con grande fatica (e disgusto) finalmente lacero lo strato esterno in tessuto spaziale e il rivestimento interno in plastica antisommossa: la fessura è sufficiente a far passare il liquido, sono pronto ad insaponare e…

[CONTINUA… Leggi la conclusione, a partire da mercoledì 3 luglio 2013!]

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