Il nemico di oggi

Ogni mattina, per andare in ufficio, percorro la strada che mi porta da Faenza – zona Borgo/via Fornarina, fino a Bertinoro – area industriale Panighina, poco più a sud di Forlimpopoli. Una trentina di chilometri, che si snodano tra via emilia, circonvallazione forlivese, zone industriali e innumerevoli rotonde.

La radio è quasi sempre accesa, ora sintonizzata su Virgin o Radio Deejay – qualcuno rabbrividirà per l’accostamento -, ora riproducente il nostro “CD SBALLO”, compilation di MP3 che più mista non si può, scaturita da un compromesso storico tra Trilly e me.

Non è una strada esente da code e rallentamenti. Perciò, in pochi mesi ho sperimentato ogni possibile variante di percorso: deviazioni anche minime, per evitare quei lavori in corso; allungatoie assurde per evitare quell’incrocio in cui non si attraversa mai; svincoli strategici per fregare sul tempo quella dannata mietitrebbia; ore spese a tracciare rotte alternative sul TomTom, cronometrando i diversi tratti ed elaborando statistiche in base ai giorni della settimana…

L’attenzione è massima. Il cervello effettua migliaia di calcoli al secondo, perché ogni istante è buono per modificare la rotta in base alle condizioni di traffico.

Non è normale, lo so, ma se vi interessasse davvero la normalità, non stareste a leggere il mio blog.

Fatto sta, che un minuto guadagnato diventa fonte di enorme soddisfazione, mentre dieci secondi sprecati possono gettarti nella frustrazione più profonda.

Tutto ciò si ripete ogni santa mattina, dal lunedì al venerdì. Ma l’intensità di una simile prestazione fisica e mentale non mi impedisce di dedicare un momento anche alla preghiera mattutina. Arriva così il momento in cui spengo la radio, chiudo gli occhi (della mente, che cavolo… sto pur sempre guidando!) e mi faccio il segno della croce.

Non è facile mantenere la concentrazione sulla preghiera, perché la guida assorbe giustamente tutte le capacità sensoriali: l’attenzione rimane salda sulla strada… E sugli altri automobilisti, miei compagni di viaggio.

L’altro giorno, ad esempio, dicevo la mia preghierina del mattino. Ero nell’ultimo tratto di via Emilia, un lungo rettilineo finale interrotto solo da un incrocio: un ultimo semaforo, si gira a sinistra e sono in zona industriale. Praticamente arrivato, ma è il momento più delicato del viaggio verso l’ufficio. Il peggio è passato: ho by-passato agilmente ogni possibile intoppo battendo ogni record di efficienza, la smania di arrivare cresce, mancano poche centinaia di metri, ma il traffico rallenta inevitabilmente in prossimità del semaforo. Si forma sempre la coda, e così tu sai di essere a trenta secondi dall’arrivo, e invece ti ci vogliono altri cinque minuti…

Ma cosa fa questo? Sto dicendo un’Ave Maria. Il semaforo per andare dritti è appena diventato rosso, quello per girare a sinistra diventa verde, ma dura pochi secondi. Io sono ancora nel tratto ad una corsia – Ave o Maria, piena di grazia… –, poco più avanti la corsia si sdoppia per accogliere il flusso che deve girare a  sinistra – … benedetta tra le donne… -, ma un simpatico Kangoo giallo, subito davanti a me, rallenta, anche se non ha nessuno davanti – Santa Maria, madre di Dio… –. Capito lui? Non ha voglia di cavare la marcia e si mette a passo di lumaca sperando che intanto ritorni il verde – … per noi peccatori… –. Ma io ho GIA’ il verde per girare a sinistra! E’ lì, a portata di mano!! Perché vuoi farmelo perdere, perchéee??? – … nell’ora della nostra morte… –. Finalmente riesco a scartare sulla sinistra, imbocco la corsia, premo l’acceleratore, daichecelafaccio-daichecelafaccio-daichecelafaccio-daiche… ROSSO! Merd… – Amen.

Sono fermo all’incrocio. Ho finito di dire la mia preghiera. Ci penso un attimo, forse potevo concluderla meglio… Il semaforo per andare dritto diventa verde, e io sento il flusso che riparte alla mia destra. Entro pochi istanti passerà il Kangoo giallo, sul quale ho riversato tutto il mio odio mentre recitavo un’Ave Maria.

Non so perché, mi viene in mente che bisogna pregare per i propri nemici. Mi rendo conto che quel Kangoo giallo è stato il mio nemico di oggi, e che posso pregare per chi lo guida. Ricomincio da capo la mia Ave Maria, con maggiore calma e dedizione, mentre guardo l’altra vettura proseguire tranquillamente lungo la via Emilia.

Mi sembra inspiegabilmente bello.
E sono improvvisamente molto felice…

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Una risposta a Il nemico di oggi

  1. Ale ha detto:

    Le tue preghiere compensano ampiamente le bestemmie degli altri. Ci vorrebbero un Brontolo ogni 15 veicoli almeno per poter compensare globalmente la situazione… 😉

    Anche da queste parti il traffico non é proprio easy. Sicuramente lo é molto meno che ad Ancona, dove ti puoi ancora permettere il lusso di non alzarti due ore prima per arrivare a un chilometro da casa tua. Ogni tanto ho come l’impressione che ci sia dati tutti appuntamento alla rotonda di Cologno Monzese alla stessa ora. E come sempre, riesco ad arrivare nel bel mezzo della festa, con tutta la gente che suona il clacson come se avesse vinto l’Italia.

    Ci vuole pazienza. Bisogna pregare (lo dicevi anche tu in un tuo vecchio post su “L’albero delle nuvole”). E sperare che prima o poi il trasporto delle merci pesanti possa avvenire su rotaia e non su gomma e che la gente cominci ad utilizzare le videocoferenze, Skype e la smetta di andare ai meeting in centro per fare mezz’ora di dibattito e due ore di coda…

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