“Attenzione: può inquinare fiumi e laghi…”

pinnegialle[1]Io non vorrei, davvero, non vorrei… Ma ogni mattina succede inevitabilmente la stessa cosa. Ogni mattina che sono a Milano, intendo.

Mi sveglio (presto, ma non troppo), mi alzo, mi lavo… anzi, mi alzo, mi stiro, mi lavo… anzi, suona la sveglia, la spengo, risuona, la rispengo, mi alzo, mi stiro, mi ributto a letto, mi rialzo, ecc…. infine vado in bagno, mi siedo (non fatemi specificare dove), risuona la sveglia… grrr!, finisco (quello che stavo facendo), mi alzo, rispengo la sveglia… e così via, finché (adesso ci arrivo!) mi LAVO!!! Sì perché – casomai vi fosse venuto il dubbio, io la mattina mi lavo. Regolarmente. Profondamente. Decisamente. Insomma, sono un tipo pulito.

Che poi non sto a dirvi quanto tempo resto lì, a riflettere di fronte allo specchio, prima di aprire il rubinetto. E la mia mente vaga e torna al passato (nel letto di cui sopra), finché non decido che l’acqua è, sì più fredda delle coperte, più bagnata del morbido cuscino, probabilmente fastidiosa, ma comunque NECESSARIA. E’ davvero importante che io immerga le mie mani e la mia faccia in quel fluido, così estraneo ai miei sogni interrotti…

Ma qui stiamo a pettinar le bambole, ragazzi. Quello che volevo dire, è semplicemente che nell’albergo in cui vado tutte le settimane (bellissimo albergo, lo assicuro!), non soltanto rifanno la camera ogni giorno. Non soltanto mi piegano il pigiama. Non soltanto cambiano lenzuola ed asciugamani. Ebbene, ogni santa mattina, le sante donne delle pulizie di questo santissimo albergo… buttano via la mia saponetta!

Sìssignore. Quella stupida saponettina che hai aperto la mattina precedente, per espletare la medesima, consueta liturgia preparatoria, ad un certo punto – inesorabilmente – non c’è più.

Le prime volte sei incredulo, ti guardi intorno, sul bidet, nella doccia, sotto al comodino e dentro al frigobar. Niente, la saponetta è sparita, volatilizzata! Né ti aspetti di trovarla nel cestino, anch’esso (come tutto il resto) assolutamente ripristinato nella condizione iniziale.

Ora, a parte la scocciatura – che si aggiunge a tutte le altre su elencate – di dover riaprire un’altra scatoletta (o spacchettare, a mani bagnate, un dannato sacchetto plasticoso e sigillato con il mastice industriale), io mi chiedo: è proprio necessario buttare ogni volta quella saponetta praticamente nuova?

Dopotutto, cosa c’è di più pulito di una saponetta (sia pure usata)? Possibile che in una sola mattina io l’abbia consumata così tanto? E poi, non ce ne sono forse altre due, ancora belle impacchettate, sul davanzale dello specchio?? Insomma, alla reception mi vedono, in giacca e cravatta, quando rientro alla sera: ce la farò a farmi bastare tre saponette per due notti in hotel, no?

Magari pensano che la schiumetta rimasta sopra la saponetta sia muffa. O forse hanno paura che me la prenda, perché “io ogni notte la camera la pago uguale, quindi ogni oggetto ivi contenuto lo rivoglio come nuovo”! E allora, perché non cambiano anche la lampadina dell’abat-jour? E’ usata pure quella! O il gas refrigerante nel frigo-bar… O i quadri appesi alle pareti (che tanto li ho già visti)… E perché, già che ci sono, non mi ricaricano il credito del cellulare, che ho consumato nel frattempo?? E non è che, nottetempo, mi rifareste il pieno alla macchina???

Insomma, cari miei venticinque lettori, io aborro il consumismo, lo spreco energetico, l’inquinamento selvaggio. Perciò, non abbiatemene a male, se ogni giorno che sto qui a Milano, una saponetta quasi nuova va ad inquinare i mari, i fiumi e i laghi della nostra bella Italia, e viene inghiottita da qualche pesce, che viene mangiato da qualche tonno, che viene inscatolato e venduto in qualche supermarket, e infine (Dio ce ne scampi!) destinato alle vostre tavole…

Così, se stasera il vostro vitel tonné ha un vago aroma di marsiglia, non odiatemi. Io non sono responsabile!

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