Ho visto cose

[QUESTO E’ UN POST “RIMASTERIZZATO” DAL MIO VECCHIO BLOG (info) – Questo post, pubblicato nel 2004, è un saggio del  rapporto di amore/odio con la mia città natale. Non se la prendano i miei vecchi amici anconetani, allora vedevo tutto nero – non a caso mi ero comprato un cappotto nero che conservo ancora oggi! – e mi sentivo molto solo. Devo dire, piuttosto, che gli anconetani migliorano col tempo, e infatti molti di quei rapporti, nel frattempo recuperati, sono tra i più piacevoli che io ricordi. Anche Ancona, negli anni, si è trasformata, oppure sono io che, grazie alla lontananza, ho finalmente imparato ad apprezzarla.]

E’ l’altro ieri. Tardo pomeriggio. Sto di fronte ad una porta a vetri. “Biglietteria, Teatro delle Muse”, c’è scritto. “Entrata”, c’è scritto. “L’avaro” di Molière. Sabato sera. Entro.

Ci sono due posti?
Sì.

La bigliettaia è giovane, bruna, bella.

Due posti, grazie. Lì in seconda galleria. Più centrali. Grazie.
Fanno 42 euro. Prego.
Ci sono sconti per studenti?
Ci sono sconti per i giovani. In platea, però. E anche in prima galleria. Costano 30 euro. Con lo sconto 28.
E in seconda galleria?
In seconda no. Solo in platea e in prima galleria.
Perché?
Perché costano di più.
Sono anche i posti che si vendono prima.
Sì.
La gente li compra di sicuro quei posti. Senza bisogno di sconti.
Sì.
Uno studente, invece, non se li potrebbe permettere comunque.
No.
Un po’ fasulli questi sconti…
Già.
Ne prendo due.
Fanno 42.
E lo sconto non c’è.
In seconda no. Fanno 42.

Esco dalla porta a vetri. Non la stessa. Un’altra. “Uscita”, c’è scritto. Penso che Ancona è una città stupida. Penso che un giorno potrei anche entrare alle Muse senza pagare. Dalla porta posteriore. “Entrata artisti”, c’è scritto. Se capite cosa intendo.

E’ fuori. Fa freddo. Risalgo Corso Carlo Alberto, c’è gente. La gente passeggia, guida, parla, entra, compra. Anconetani. A volte mi sembrano orrendi. Anch’io sono anconetano: mi sembro orrendo. La gente non guarda quel che dice. Non sente quel che fa. Non pensa quel che vede. Meno o più.

Il mio cappotto nero mi piace. Fa figura. Si alza il bavero e fa figura. Mi dà una silouette. Autorevole. Importante. Bella. Una casacca verde fosforescente no.

Una donna indossa una casacca verde. Fosforescente. Con strisce orizzontali catafran… carangen… cafatrin… sì, “catarifrangenti”. Da protezione civile, da pompiere, da parcheggiatore, da servizio d’ordine. Non vedo calamità naturali – non è la protezione civile, non brucia nulla – non è un pompiere, lungo il corso non si può parcheggiare – non è una parcheggiatrice, non ci sono concerti – non è il servizio d’ordine. E’ un Ministro. “Ministro di Scientology”, c’è scritto. A lettere caratan… catrangen… sì, “catarifrangenti”. E distribuisce volantini. Su Scientology: la chiesa di Tom Cruise. La chiesa dei ricchi. Degli americani ricchi. E famosi. Penso che Ancona è una città ricca. Non famosa, ma ricca. Penso che devo andare più spesso a messa; più spesso fare la comunione; più spesso pregare. Per quelli ricchi e famosi.

E’ tardi. Piazza Cavour, fermata gialla dell’autobus. Giallo e rosso. L’autobus. Che passerà a minuti. I minuti passano, le persone passano, le automobili passano. C’è un foglio, bianco. Attaccato sul palo. Con lo Scotch. No, non con il Wiskey: con lo “scotch”, la striscia che appiccica. “Siamo due giovani bellissimi”, c’è scritto. “Siamo due giovani bellissimi e atletici”. C’è scritto. Vorrebbero conoscere donne, i due giovani, di qualsiasi età. “Anche over 50, anche over 60”, tra parentesi. “Per relazione sentimentale”. Possibilmente a scopo matrimoniale. Al limite. Più o meno, c’è scritto. In cambio: essere ospiti in casa “sua”: errore di sintassi. “Vitto e alloggio”, tra parentesi. “Offriamo massima serietà”. E un numero di cellulare. Due gigolò ad Ancona. Uno scherzo. Forse. Spero. Speriamo. Ridiamo.

“Pssst”, le porte a soffietto mi chiamano. La Circolare Destra mi accoglie. L’autobus giallo e rosso. Cigolante, decenni di nobile servizio, un rottame. Entro. Penso che Ancona è una città desolata. Come l’autobus giallo e rosso. Penso che un giorno sarò un vecchio autobus; e morirò cigolando per le strade di Ancona. Un’altra giornata finisce.

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3 risposte a Ho visto cose

  1. mantini ha detto:

    E’ uno dei post di Gledis che al tempo mi aveva impressionato di più, con quel suo tocco futurista a base di parole colorate che conferivano un che di onomatopeico al racconto.

    • Brontolo ha detto:

      In effetti, in origine la colorazione del testo aveva un effetto “onomatopeico” molto efficace. Allora la cosa funzionava perché il blog era su sfondo nero.
      Lo sfondo grigio attuale, invece, non offrirebbe un risultato leggibile con la maggior parte dei colori (in particolare il verde, l’azzurro e il giallo), perciò ho dovuto – a malincuore – abbandonare la colorazione. Potrei comunque provare ad impostare in nero lo sfondo dell’articolo… Grazie Mantin.it!

    • Brontolo ha detto:

      Niente da fare, sembra impossibile alterare lo sfondo del post…

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