Hey, quello è il bagno delle donne!

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[QUESTO E’ UN POST “RIMASTERIZZATO” DAL MIO VECCHIO BLOG (info) – Ah, l’università di Ancona! Quante volte si andava alla Facoltà di Economia per studiare gli esami di Ingegneria… Sfido io: era piena di ragazze!!! Gustatevi questa piccola inchiesta, che scrissi a suo tempo per il giornalino universitario Gulliver.]

Vanno di moda gli scandali in Università? E allora: scandalo a Villarey!

“Hey, quello è il bagno delle donne!”

di Claudio Di Filippo

Toilet_signA chi di voi non è mai capitato di fare una gaffe, come chiedere “Come sta la tua ragazza?” all’amico che è stato appena lasciato o augurare “Buone vacanze!” al tesista che passerà l’estate sui libri? Certo, ne esistono di ben peggiori, come quelle che quotidianamente ci regala il nostro Presidente del Consiglio [all’epoca S.B. – ndr], ma credo di poter dire, senza tema di smentita, che entrare per sbaglio nella toilette delle donne (ed essere sgamati) sia una delle situazioni più imbarazzanti che un uomo possa sperimentare.

Ancona, Ex-caserma Villarey, settembre 2003. E’ un giorno come tanti, alla Facoltà di Economia e dopo sei ore di studio chiuso in biblioteca fa piacere uscire di nuovo nel cortile interno ed assaporare l’aria tiepida del tardo pomeriggio, ultimi bagliori di un’estate che non vuol finire. Ho già lo zaino sulle spalle e mi appresto a tornare a casa quando qualcosa – forse l’inconscio, forse la vescica – suggerisce che è d’uopo fare una capatina al bagno prima di affrontare i 15 minuti di cammino che mi separano dalla mia abitazione.

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Seguo il porticato di sinistra in cerca di una toilette: capirete, frequento Ingegneria e non sono pratico dei bagni della Facoltà di Economia. In fondo al porticato c’è una porta su cui campeggia, inequivocabile, il simbolo dei portatori di handicap: ok, è sicuramente un bagno, ma uno spazio vuoto accanto al cartello lascia presagire che la toilette non sia riservata ai soli disabili.

Entro con circospezione e le notevoli dimensioni del locale sono la prima conferma alla mia ipotesi: oltre ai servizi per i disabili, infatti, si intravedono altre tre porte. Ad un primo esame dei simboli riportati, due toilettes risultano per le donne, una per gli uomini. A questo punto mi rilasso, faccio… quel che devo fare, mi lavo le mani ed esco, finalmente pronto ad affrontare il lungo viaggio verso casa.

Ed ecco, come un fulmine a ciel sereno, l’imprevisto! Una studentessa di Economia molto carina – che conosco a malapena – mi vede uscire dal bagno. Io la saluto e lei risponde:

«Ciao. Sei entrato nel bagno delle donne.»

Un gelo innaturale blocca all’istante ogni mio movimento. Poi, l’orribile sospetto mi assale e mi volto lentamente, pregando di non essermi sbagliato… No! Non avevo visto male: sulla porta esterna c’è solamente il disegno dell’omino in carozzella! Al che, con la serenità della mia innocenza, rispondo che «No, fuori non c’è scritto nulla del genere!». Ma lei insiste:

«Ti sbagli, quello è il bagno delle donne.»

Io le faccio notare che «dentro c’è anche un bagno per gli uomini», ma invano: con la freddezza di un bilancio semestrale, lei ribadisce che

«Quello è il bagno delle donne.»

(ricostruzione con attrice non professionista - si ringrazia Ro' Ro' KeinURL)

Il “vero” bagno degli uomini (si ringrazia Ro’ Ro’ – KeinURL per l’aiuto nella ricostruzione).

A quel punto, per togliermi ogni dubbio, lei si dirige verso il muro adiacente ed apre una massiccia porta taglia-fuoco che conduce all’interno dell’edificio: da lì mi indica un’altra porta, quest’ultima con due simboli, uomini e disabili.

Quello, evidentemente, era il bagno degli uomini, ma come avrei potuto accorgermene da fuori? E poi, che senso ha mettere il bagno delle donne all’esterno dell’edificio principale e quello degli uomini all’interno?

Ora, premesso che – se già avevo poche possibilità – da quel momento mi ero giocato per sempre le grazie di quella studentessa, vorrei capire con voi come sia potuto accadere che un brillante studente di Ingegneria (vabbè, al terzo f.c.), dotato di un quoziente intellettivo medio, perfettamente inserito nella vita sociale e soprattutto con una vista sufficiente a distinguere un omino in carrozzella da una donnina (passatemi il termine) rosa con la gonna, abbia potuto commettere un errore così grossolano…

Chiamo a testimoni le immagini riportate a corredo dell’articolo (clicca per ingrandirle!).

Le tre porte interne.

Le tre porte interne.

Qui accanto sono ritratte le famose “tre porte” all’interno del locale toilette: sulle due porte di sinistra si notano delle sagome rosa dalle fattezze chiaramente femminili, per lo meno in base alla consuetudine che le gonne siano prerogativa delle donne in genere e degli scozzesi in particolare. Essendo improbabile che uno scozzese – notoriamente taccagno – venga a studiare Economia proprio ad Ancona, si può concludere che quelle due toilette siano effettivamente riservate alle donne.

E’ altrettanto vero, però, che sulla porta di destra campeggia un simbolo differente, il quale non sembra né una donna, né una sedia a rotelle. Certo, si potrebbe obiettare che le donne portano i jeans ormai da parecchi decenni e che non tutte hanno i capelli lunghi; ma se vi dicessi che la sagoma in questione è di colore azzurro? E, da che mondo è mondo, un omino siffatto, colorato di azzurro e affiancato dalle donnine rosa di cui sopra, viene universalmente interpretato come un dannatissimo uomo maschio mascolino! Almeno per esclusione…

La porta incriminata.

La porta esterna incriminata.

Esaminiamo adesso la porta esterna. Come da foto, potrete osservare anche voi che non vi è traccia alcuna di simbologie femminili, ma compare soltanto il logotipo del disabile: peraltro, accanto a quest’ultima, si osserva uno spazio vuoto, come se all’epoca non fosse stata disponibile l’insegna con l’indicazione adatta. Dunque, se altrove sono osservabili separatamente esemplari di omini azzurri e di donnine rosa, si può ammettere che il simbolo mancante sia quello ritraente un omino e una donnina affiancati: cioè “questo cesso va bene per tutti”!

Niente da fare.

La studentessa carina era assolutamente sicura che quello fosse il bagno delle donne: esclusivamente, insindacabilmente, irreparabilmente il bagno delle donne. E neppure metto in dubbio la sua convinzione, visto che, solo ora me ne rammento, già in un’altra occasione avevo ricevuto un’occhiata severa da una ragazza di passaggio mentre uscivo da quello stesso bagno.

Ma allora perché non indicarlo chiaramente? Insomma, senza offesa per nessuno, ma il disegno di una sedia a rotelle è molto diverso da una donna! Oppure, in Economia, il fatto di essere donna viene considerato già di per sé un handicap? Forse quello non è “ufficialmente” il bagno delle donne, ma lo è “tradizionalmente”, “storicamente”, “per usucapione”… O magari, trovandomi in una facoltà di Economia, lo è “statisticamente”, nel senso che, se mi siedo lì davanti tutto il giorno e registro le entrate e le uscite, posso concludere che ad usare quel bagno sono “quasi sempre” delle donne e quindi quel bagno è “circa” il bagno delle donne.

E allora, ammettendo tutto questo, perché non segnalare che il bagno degli uomini è sì poco distante, ma all’interno dell’edificio principale e protetto da una porta tagliafuoco d’acciaio spessa dieci centimetri? Possibile che un disgraziato – maschio – che viene da fuori e ha bisogno del cesso debba mettersi ad aprire tutte le porte della facoltà finché non abbia individuato tutte le alternative, per poi procedere per via esclusiva? E se nel frattempo se la facesse addosso?

Concludendo, signori della corte, alla luce di queste considerazioni mi rivolgo a voi che mi leggete e a tutti gli studenti dell’Ateneo: la mia reputazione è ormai compromessa, ho già il marchio indelebile della depravazione, ma voi potete ancora salvarvi!

Dunque restate vigili, ragazzi, e quando incontrerete una porta misteriosa, per carità, non entrate: quello è il bagno delle donne!

(Foto by Roberta Tonnarelli. Hanno collaborato Roberta Rossini – KeinURL e Daniele Lucarelli – Learning to Blog)

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Una risposta a Hey, quello è il bagno delle donne!

  1. Valeria Di Filippo ha detto:

    Sono stata alla Facoltà di Economia e Commercio (Villarey) pochi giorni fa.
    Mi era venuta l’idea di cercare un bagno prima andare via da lì.
    Poi ho rinunciato…
    Forse è stato meglio così!
    🙂

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