Se una notte d’inverno, nel deserto dei Tartari

[QUESTO E’ UN POST “RIMASTERIZZATO” DAL MIO VECCHIO BLOG (info) – Dopo essere stato per tutta la vita affetto da cronica “avversione” per i libri, nel 2004 muovevo i miei primi passi nel mondo della letteratura, e mi approcciavo ai grandi classici convinto di poter colmare in breve tempo le mie paurose lacune letterarie. Lo slancio era tale, che azzardavo persino a scrivere delle piccole “critiche”.]

“Mani che disegnano” (1948, M. C. Escher)

Oggi vi racconto un fatto curioso che mi è occorso l’altro venerdì. Ma prima, col vostro permesso, è d’uopo narrarvi un piccolo antefatto…

Tempo fa, lessi con molto piacere “Se una notte d’inverno un viagggiatore”, originale romanzo di Italo Calvino sul piacere di leggere (e di scrivere). Il racconto comincia in una stazione dei treni, dove un misterioso viaggiatore attende non si capisce bene chi o che cosa. La narrazione assume ben presto un ritmo bizzarro, saltando da un punto di vista all’altro, suscitando continue interferenze tra l’immaginario – chi vive il racconto – ed il reale – chi legge il racconto – fino alla conclusione del primo capitolo. Nel secondo, la storia si interrompe ed il testo comincia a dare del “tu” al lettore – cioè a “me”, chiamandomi in causa direttamente. Si rivolge proprio a me, l’io-lettore, che sono un accanito consumatore di romanzi, così eccitato nel tenere tra le mani una copia nuova di zecca dell’ultimo, attesissimo romanzo di Italo Calvino: “Se una notte d’inverno un viaggiatore”!

Ed ecco – continua Calvino dandomi del “tu”, io-lettore riprendo la lettura, avidamente, desideroso di conoscere gli sviluppi della vicenda appena incominciata. Ma all’improvviso, stranamente, ho come l’impressione di leggere frasi già intese, di vedere immagini e udire suoni che ho già incontrato poc’anzi: così, con grande sorpresa, io-lettore mi accorgo che le stesse prime pagine si ripetono identiche per tutto il resto del libro! Un imprevedibile errore di stampa, ma… che scocciatura tremenda! Decisamente contrariato, io-lettore mi precipito di foga a cambiare il libro dal negoziante e…

… e a questo punto mi fermo, perché qui comincia l’avventura vera e propria.

Tuttavia, quell’invenzione letteraria mi colpì così tanto che dopo aver letto tutto il libro ci scrissi sopra un articoletto da pubblicare sul blog quando si sarebbe presentata l’occasione.

Intanto, però, il tempo è passato e venerdì scorso me ne stavo sdraiato a leggere le ultime trenta pagine de “Il deserto dei Tartari”, di Buzzati, tutto contento per essere ormai vicino alla conclusione. Ad un tratto, passando da una facciata all’altra, mi accorsi di sfuggita che c’era una frase che non tornava: la rilessi un paio di volte, ma niente, non aveva proprio senso. Poi, come in un lampo, mi tornò in mente il romanzo di Calvino e l’occhio mi cadde sui numeri di pagina… Ebbene, dopo pagina 160 il libro riprendeva da pagina 139 ripetendole tutte fino alla 160! Poi basta, le pagine finivano e con esse la speranza di concludere il romanzo! Errore di stampa? Scherzo del destino?

Non vi dico la meraviglia di quel momento: perché nel suo romanzo – dandomi del “tu”, Calvino mi aveva già mostrato me stesso vivere la medesima scena! E’ come se qualcuno mi avesse raccontato un episodio della mia vita prima ancora che io stesso lo abbia vissuto… Curioso, vero?

Comunque, ecco, è tutto qui. Niente di speciale, come vedete: una semplice, bizzarra coincidenza.
O forse no?

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