E il quarto vien da sé

[QUESTO E’ UN POST “RIMASTERIZZATO” DAL MIO VECCHIO BLOG (info) – Questo post, ripescato dall’archivio dell’Albero delle Nuvole, mi ha sconvolto… Ma davvero nel 2004 eravamo già alla quarta edizione del GF? Che pena, quanto inutile dolore ci siamo auto-inflitti…]

Non ce l’ho fatta. Lo ammetto, non ho resistito e ho smesso dopo l’entrata delle prime due concorrenti. E’ stata mia madre, tutto fuorché un’appassionata di televisione, che ha voluto vederne l’inizio: “Ricomincia il Grande Fratello? Ancora? Ah, stavolta voglio proprio capire come funziona!”, e così abbiamo acceso la TV. Su Canale 5 “Striscia la notizia” si attardava ben oltre le 21.00, trainata dall’attesa spasmodica per l’evento dell’anno; poi una telepromozione, qualche lussuosissimo spot (lussuosissimo per chi si è potuto permettere quegli spazi pubblicitari!) e via, comincia la quarta edizione del “Grande Fratello”, il reality show più famoso dell’universo!

Ora, io non me la sento proprio di dare un giudizio sul programma, anche perché non ne ho mai guardato più di 5 minuti consecutivi, però posso dire che fin dalla prima edizione – quattro anni fa – ho provato subito antipatia per questa specie di esperimento mediatico… Si possono trovare molte ragioni – culturali, morali, ecc. – per essere favorevoli o contrari a questo genere di spettacoli. Io provo, più che altro, un “fastidioso” senso di vuoto, innato se volete, nel guardarli. E’ come se l’animo si sentisse risucchiato dal di fuori: perché – nessuno può negarlo – esso consiste in ore ed ore, giorni e giorni, di dialoghi inconsistenti, gesti inconsulti, elogi al materialismo e agli stereotipi. E’ vita quotidiana, è tempo, è umanità anche quella, d’accordo; abbiamo davanti delle persone con il loro pensiero ed i loro comportamenti, le loro ricchezze e le loro povertà. Ma a quale scopo stanno rinchiusi lì dentro? Per mostrarci che cosa? Non ne incontriamo abbastanza ogni giorno, di persone così?

Alcuni di essi affermano di partecipare “per riscoprirsi nel confronto con altre persone e per farsi conoscere” (Ascanio Pacelli, 30 anni) o “alla ricerca di un confronto con gli altri” (Carolina Marconi, 25 anni).

Strano confronto si realizza nella casa del “Grande Fratello”, parlando senza freni di tatuaggi, fidanzati, hobby, sesso, vestiti, genitori oppressivi, come in un grande calderone senza struttura o distinzione alcuna, facendo spesso a gara a chi le spara più grosse, a chi sconvolge di più. E neppure ci si può confrontare sull’attualità, sulla politica, sulla società – argomenti imbarazzanti per i media generalisti – perché giornali ed opinioni esterne sono banditi dalla casa: il sesso invece no, le tragedie personali no, i lati più meschini del carattere no. Come un’umiliante endoscopia, il “Grande Fratello” ti rovista dentro nel profondo, scava nella fogna e tira fuori tutto ciò che trova, ma poi ti osserva in gabbia, ti fa interagire con dei giochini come un criceto sulla ruota. C’è voluto del tempo perché gli scienziati si rendessero conto che non si possono studiare gli animali al di fuori del proprio habitat, ma per gli esseri umani (animali sociali per eccellenza!) reclusi nella casa questa regola di buon senso non sembra valere affatto.

Un’altra partecipa perché “vuole imparare a rispettare le regole” (Ilaria Turi, 19 anni).

Strane regole si imparano, nella casa del “Grande Fratello”: un demenziale gioco di squadra di tanto in tanto, anche’esso senza scopo se non quello di guadagnarsi il cibo quotidiano, disgregando i concetti di “lavoro” e “utilità sociale”, annullando l’idea di “valorizzazione dei talenti”. Non c’è scelta, non c’è la libertà di impegnarsi per qualcosa, ma ci si lascia guidare da una sceneggiatura già scritta. C’è poi l’obbligo di votare “democraticamente” l’eliminazione di un membro della “famiglia”, metafora di un percorso sociale e mentale che ci spinge sempre più a selezionare gli amici, ad escludere chi non ci piace, perdendo così l’abitudine a faticare per conoscere davvero gli altri, fino ad isolarci sempre più in una solitudine cronica ed irrimediabile.

C’è infine questa sadica novità del “Tugurio”, o “stanza delle punizioni”, odiosa rivisitazione di certe invenzioni naziste/staliniste messa là a significare chissà cosa. Ma su questo si potrebbero scrivere trattati…

Per un’altra partecipante ancora “è il sogno della vita che si realizza” (Erika Braidich, 28 anni).

Strani davvero i sogni di chi partecipa al “Grande Fratello”, cioè, partecipare al “Grande Fratello”. Il sogno di una vita che si realizza, dice Erika: davvero un po’ povero, questo sogno, un po’ limitato – nel tempo e nello spazio, un po’ triste, oserei dire. Sintomo che questa vita non ci offre poi molto, se basta così poco per essere felici. Questo è un uomo che si guarda attorno e vede solo sé stesso moltiplicato milioni di volte, fino ad aver la nausea di vivere; allora si rifugia in un sogno che riesce a desiderare proprio e soltanto l’azione di sognare. Questa è la morte dell’immaginazione e un orizzonte così stretto non potrà che soffocarci.

Eppure, lo hanno chiamato “esperimento”; ma ho idea che neppure gli autori, oggi, usino più questa parola.

E penso che facciano bene, perché non credo si possa estirpare l’uomo dal seno della famiglia umana, dalla storia, dalla complessità del mondo e poi pretendere di osservare una persona: si vede solo l’istinto, il biologico, l’involucro denudato; non l’intelligenza, né l’anima, né la tensione verso l’altro. Finché queste “cavie”, un giorno, si ritrovano a sussurrare i segreti più intimi nell’orecchio di qualcuno conosciuto lì dentro: sussurro accuratamente amplificato e ritrasmesso via satellite per le orecchie di milioni di estranei. Tutto viene rovesciato come un calzino: l’intimo esposto, l’esteriorità nascosta da situazioni artefatte, condizionanti.

Ecco, dunque, io non voglio giudicare chi ha inventato questo “gioco”, né chi vi partecipa, né tanto meno chi lo segue con passione, ma mi preme dentro, insopprimibile, la convinzione che uomini e donne non sono fatti come li descrive il “Grande Fratello”.

E allora mi chiedo: a che pro?

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