Secondo discorso inaugurale

[QUESTO E’ UN POST “RIMASTERIZZATO” DAL MIO VECCHIO BLOG (info)]

Il nuovo layout!

Il nuovo layout!

PERBACCO, CHE COSA HAI COMBINATO GLEDIS???

(ovvero, “Qualcosa è cambiato!”)

Cari miei venticinque lettori,

qualcosa è dunque cambiato sull’albero delle nuvole… Per quanto giovane fosse questo timido isolotto nel mare magnum della rete e in particolare di Splinder (ragazzi, 37.942 blog!), vi dirò che da molto tempo sognavo di rivoluzionarne completamente l’aspetto. E non solo.

Confesso che ci ho ragionato parecchio. Mi sono scervellato per giorni, immaginando come dare alla pagina un aspetto gradevole e accattivante, esplorando pagine web, gallerie di immagini e guide di HTML. Eppure, la prima idea concreta che mi è saltata in testa non riguardava affatto la grafica. E l’idea era che quello slogan – “pensa a quello che dici, dì quello che pensi” – non rappresentava più i miei intenti. In effetti, quando ho deciso di creare “anch’io il mio blog personale!”, questo ennesimo prodotto dell’egocentrismo umano, non sapevo ancora di cosa potevo riempirlo. Forse giornalismo, forse attualità, forse pensierini della sera… e invece no! Lo stimolo del narratore – del cantastorie se volete – ha ben presto preso il sopravvento ed ho scoperto che sì, mi piace proprio scrivere per “raccontare”!

Un cambio di rotta? Può darsi… E allora ben venga un nuovo sotto-titolo, mentre il vecchio si può riciclare come “meditazione” nell’angolino in alto a destra (e pazienza se mi riduco a citare me stesso).

Il resto vien da sé: lo sfondo nero che “slancia”, l’arancio e il blu ad affiancare l’azzurro, l’albero nuovo nuovo ed i vari orpelli, tutto fatto in casa come un vero artigiano, usando solo Autocad e il Blocco Note. E davvero è stato un gran lavoro di cesello, di cui vado, sinceramente, un po’ orgoglioso.

Ora me ne sto qui seduto per un po’, consumando la mia arancia e mezza spicchio a spicchio, a rimirare questa mia creazione che magari fra un mese non mi piacerà già più, ma che so non essere una scatola vuota. C’è un pezzetto di me, dentro, e voi tutti potete vederlo e ammirarlo e criticarlo. O passarvi sopra indifferenti.

Ché già lo so che tutto passa e solo l’amore resta. Io stesso passerò, magari anche domani, ma non mi importa: almeno per oggi lascio il segno.

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