Cappuccetto Ro’Ro’ va a trovare la nonna

[QUESTO E’ UN POST “RIMASTERIZZATO” DAL MIO VECCHIO BLOG (info) – Rally e Ro’ Ro’, i miei due compagni di avventure per un lungo periodo, durante gli studi universitari. Oggi vi ripropongo una delle tante giornate “sorprendenti” vissute con loro…]

Dopo un weekend di disintossicazione, necessaria dopo la sovraproduzione di venerdì, torno sul mio amato blog per raccontarvi qualcosa di quella giornata un po’ sorprendente.

Come molti di voi sapranno, cari miei venticinque lettori, venerdì scorso era il giorno del mio compleanno – forse l’ho già detto? – e a dire il vero non avevo una gran voglia di spendere energie in festeggiamenti. Così, mi ero limitato ad alzarmi più tardi del solito, a far colazione in totale relax e a recarmi in facoltà con la maggior lentezza possibile. Ivi giunto verso le 11.55 (orario davvero poco dignitoso, lo ammetto), ritrovai in biblioteca i miei compagni di quotidiane avventure, tali Ro’Ro’ e Rally, intenti allo studio delle materie scientifiche – se proprio le vogliamo chiamare così. Non vi nascondo, cari miei ventitré lettori, che tenere le chiappe – pardon, il didietro incollato alla sedia era esercizio per me quanto mai difficile, visto l’incipit della giornata, ormai avviata al totale disimpegno intellettuale. Mi alzavo di continuo, alla ricerca di chissà quali svaghi e distrazioni tra gli scaffali carichi di libri ammuffiti, atrocemente diviso fra il senso del dovere nei confronti dello studio e il sacrosanto diritto a concedersi un compleanno di tutto riposo.

Gli amici, ahimè, non m’erano certo d’aiuto, indifferenti al mio tormento, dimentichi persino del farmi gli auguri, ma soprattutto assorti nello studio come mai prima di allora. Lenta come uno stufato di lenticchie giungeva alfine l’ora del pranzo, che i miei amici – sempre loro – avevano unanimemente deciso di posticipare in nome di un’incredibile eccesso di zelo studiereccio.

Uscimmo, dunque, dalla biblioteca alla volta del ristorante macrobiotico, io in preda ai crampi della fame, loro allegri e spensierati come non mai, ma tutti proiettati col pensiero al frugale pasto quotidiano, mistura di cicoria e cereali mantecati. Eppure, cari miei diciassette lettori, ancora lunga era la strada verso il necessario alimento, giacché lungo la via la vispa Ro’Ro’ non fece mistero di voler salire un istante dalla nonna, prima di proseguire. “Andiamo pure”, feci io, “ma famo presto che tengo ‘na fame che nun ce vedo!”.

E allora su, a salire, gradino a gradino, verso cotanta parente ch’io neppur conoscevo. In breve, cari miei tredici – ops! -, dodici lettori, giungemmo, bussammo ed ella ci aprì: “Piacere, signora, lei non mi conosce, io mi chiamo…” eccetera, eccetera: ma il pensiero del cibo mi rapiva ancora verso lidi lontani, mentre ancora s’indugiava tra le mura di quella casa nonnesca, all’una e mezza di un venerdì 17 che guardacaso era proprio il giorno del mio compleanno! Lì per lì, nel corridoio, non badai alla signora che armeggiava su di una pentola d’acqua ribollente: “Ro’, dopo l’assaggi te la pasta?”. Un flebile dubbio mi apparve d’un tratto, come delfino che guizza dall’onda e poi subito scompare: “Perché diavolo dovrebbe assaggiarla Ro’, la pasta? Siamo passati solo a salutare…”, dissi tra me e me. E poi di nuovo riso alle olive insipido, teneri azuki stracotti e cavolo cappuccio lessato senza sale: sapori lontani nei miei pensieri, antichi profumi nelle mie nari!

Intanto vagavo distratto, tra porte di stanze per nulla familiari e pareti ‘sì estranee. “Raga, ‘ndamo a magna’, scì o no?”, pensavo, ma non osavo parlare per non apparire scortese. Il giaccone ancora indosso, i crampi sempre più forti, un’atmosfera surreale intorpidiva l’intelletto, nell’inspiegabile momento che stavo vivendo. Che senso, cari miei cinque lettori, che senso aveva quella visita così prolungata alla nonna – simpatica nonna? Non avevano dunque fame quei due deficienti – pardon, quei due giovanotti tanto premurosi? E perché costoro mi invitavano ad accomodarmi, e poi a levarmi il giaccone e a posarlo sul letto? E che diamine ci faceva Manu nella stanza accanto, dovendo invece raggiungerci – ah, di nuovo il pensiero al cibo! – direttamente al Macrobiotico? E perché tutti cantavano “Tanti auguri a te” tirandomi le orecchie e danzandomi intorno, tra fiori d’arancio e stelle filanti?

Erano forse tutti impazziti – o peggio, drogati? Dov’erano dunque le linguine integrali, il miglio alla soia, la crostata di gomma? “Fermatevi, dunque! Cos’è ‘sta caciara?” – “tanti auguri a teee…” – “‘ndamo al Macro? Dai Raga…” – “…e la torta a meee…” – “Basta vi prego!” – “… yppia yeee…” – “Aiuto, impazzisco!!! Ho fameeeee!”…………

Tutto questo per dire, caro mio unico lettore superstite, che certe mattine vale la pena di alzarsi comunque, di farsi coraggio e uscire di casa, anche solo per fare il proprio dovere, persino nel giorno del nostro compleanno: ché Qualcuno, là fuori, ci vuol bene senz’altro, nelle persone e nei modi più inattesi. Grazie ragazzi: non potevate saperlo, ma voi siete stati il regalo più grande!

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