Picd’A #instacomics #158

#158 Sess(ism)o debole.

Qualche giorno fa, durante un duro battibecco social, ho ricevuto una sonora lezione sul “sessismo”. Tentando di argomentare in difesa di un personaggio pubblico – donna, per inciso – mi è stato fatto notare che ho usato a mia volta parole sessiste perché davano “valore alla donna in funzione dell’uomo”. Quello stesso giorno in cui mi scoprivo sessista mio malgrado, durante un incontro istituzionale il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan faceva accomodare accanto a sé il Presidente del Consiglio Europeo Charles Michel e lasciava in piedi la pari grado Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen. Un gesto talmente plateale da andare oltre lo sgarbo istituzionale e che non può non richiamare la scelta della Turchia di ritirarsi dalla Convenzione di Istanbul sul contrasto alla violenza sulle donne.

Se quel che ho visto mi ha indignato, quel che NON ho visto mi ha letteralmente infiammato. Infatti, la seconda cosa che ho pensato, leggendo i titoli di giornale, è stata: “Ma il Presidente Michel cos’ha fatto?”. La risposta era già nei sottotitoli: niente. Non un gesto, non un cenno di protesta, il presidente Michel, a quanto pare, non ha battuto ciglio. Ho pensato a come avrei reagito io di fronte una simile violenza nei confronti di una collega. Escludendo il ricorso agli insulti o alle mani – dato il rischio di incidente diplomatico -, ho immaginato i modi più eleganti e garbati per rispondere a tono a quello screanzato di Erdogan. Poi però ho riflettuto sul pericolo di dare valore alla donna in funzione dell’uomo: se Michel, con francesissima nonchalance, avesse aspettato a sedersi finché non fosse stata portata una sedia anche per la von der Leyen, sarebbe stato sessista? Se Michel avesse ceduto il suo posto alla collega, andando lui a sedersi sul divano, sarebbe stato sessista? E se ancor più semplicemente si fosse alzato per sedersi accanto a lei, lasciando Erdogan solo come un pirla, sarebbe stato sessista? Da qualche parte, nel web, il dibattito è già in corso, ma intanto Ankara ribatte di aver seguito le indicazioni dei rispettivi staff europei, i quali – se fosse vero – non si sarebbero coordinati sul protocollo.

Qui ed ora mi limito a sottolineare che questi episodi non dovrebbero succedere e basta, che ogni persona – donna o uomo che sia – ha diritto ad essere rispettata e non “difesa”. Ma mi domando se, finché questi episodi avranno a succedere, non sia lecito per un uomo compiere ogni tanto un gesto di cavalleria senza essere tacciato di “sessismo”. Del resto, un gesto nobile di un presidente del Consiglio Europeo avrebbe parlato non tanto per un singolo uomo “in difesa” di una singola donna, quanto per l’intera Unione come un’affermazione di principio: la discriminazione di genere, come quella di razza o di religione, non ha cittadinanza nella nostra Europa ed ogni atteggiamento in tal senso, per di più ostentato, merita una risposta contraria altrettanto plateale e inequivocabile.

Dunque, oltre ad attuare una lenta rivoluzione culturale che sradichi non solo ogni retaggio maschilista e patriarcale, ma anche ogni atteggiamento basilarmente sessista, per quanto innocuo all’apparenza, non sarebbe saggio costruire una vera e propria “alleanza” tra uomo e donna, che ci porti a riscoprire le rispettive peculiarità e ne esalti la complementarietà e il contributo imprescindibile per il bene comune? Non mi piace l’idea di un mondo in cui la donna è orgogliosamente sola a combattere le proprie battaglie, mentre l’uomo, per paura di sbagliare, resta passivamente seduto a guardare. Il “sesso debole” non giova a nessuno, perché il vero debole è spesso il primo a usare la forza. L’uomo debole è sempre il primo a invocare “l’uomo forte”.

#sessismo #SofaGate #CatCalling #femminicidio #RevengePorn #Turchia #UnioneEuropea #UrsulaVonDerLeyen #Erdogan #instacomics #picdacomics #vignetteitaliane #satira

Pubblicato in Picd'A InstaComics | Contrassegnato , , , , , , , | Lascia un commento

Picd’A #instacomics #157

#157 E laviamoci ‘sto pensiero…

Me lo ricordo bene il Baby Shampoo Johnson’s. Il liquido color miele, come i miei capelli, la bottiglietta di forma oblunga che sgusciava per tutta la vasca da bagno e quell’etichetta “Non più lacrime”, che era più un’esortazione che una promessa, visto che se mi finiva negli occhi piangevo come un vitello. Per me era LO shampoo, nel senso che per lungo tempo ho creduto che non ne esistessero altri. Io al Baby Shampoo ci credevo più che a Babbo Natale, a quel suo odore inconfondibile, che oggi non saprei descrivere, ma che saprei riconoscere anche fra cento anni. Così come il sapore, visto che, a forza di ridere sotto l’acqua scrosciante, mi finiva regolarmente in bocca.

La pubblicità lo spacciava per “quello delicato”. Quando fui adolescente mia sorella mi rivelò che girava voce che fosse più aggressivo di un orso ferito e più dannoso di Chernobyl e del buco nell’ozono messi insieme. Smisi immediatamente di usarlo e guardavo in cagnesco i miei ogni volta che me lo riproponevano.

Erano gli anni ’80, culla della cultura pop, fatta di marchi gloriosi e slogan immortali, e per me quel nome evoca mille ricordi d’infanzia. Sarà per questo che, nonostante tutto, io del vaccino di Johnson & Johnson mi fido. E’ come se l’avesse cucinato e imbottigliato la mia mamma con le sue mani gentili. Anche se, a ben pensarci, io non andavo matto per la cucina di mamma, che era una madre lavoratrice e aveva poco tempo da dedicare ai fornelli. E, a dirla tutta, pure i miei bei capelli color miele non fecero una bella fine: ben presto divennero color cenere, e infine cenere del tutto, volati via con la brezza degli ‘anta. Però qui non si parla di shampoo, ma di vaccini e io voglio fidarmi. Mi fiderei pure di AstraZeneca se me l’offrissero. Anche se non ho mai provato il loro shampoo…

#Johnson&Johnson #AstraZeneca #Vaccino #Covid19 #Shampoo #CulturaPop #picdacomics #instacomics #vignetteitaliane #satira

Pubblicato in Picd'A InstaComics | Contrassegnato , , , , , , , | 2 commenti

Picd’A #instacomics #156

#156 “Sorry, we missed you”

L’anno scorso andai a vedere “Sorry We Missed You” di Ken Loach. Nel film, ambientato in Gran Bretagna, il capofamiglia Ricky, rimasto disoccupato a causa della crisi economica, chiede alla moglie Abbie di vendere l’auto per acquistare un furgone e avviare un’attività di corriere freelance per una grossa ditta di consegne. Dietro la promessa di un’indipendenza economica ricca di soddisfazioni, Ricky subirà nel peggiore dei modi la condizione di precarietà e sfruttamento in cui versano molti lavoratori della Gig-Economy. Un film che definire “spietato” è un eufemismo. Una sorta di “Tempi moderni” dei giorni nostri, ma per nulla divertente. Una denuncia scagliata in tempi non sospetti: era il gennaio 2020 e noi spettatori in sala eravamo tutti ancora piuttosto spensierati. Credo fu l’ultima volta che andai al cinema prima del lockdown mondiale. Prima che le consegne a domicilio diventassero la normalità quotidiana anche per noi italiani, ancora abituati a fare la spesa al supermercato.

Ma quello dei driver e dei rider, costretti a turni massacranti, in concorrenza gli uni con gli altri, spesso senza tutele, malattie, assicurazioni, è solo uno dei lati oscuri dietro gli schermi a led dell’e-commerce. Servirà a qualcosa lo sciopero di lunedì della filiera Amazon in Italia? (il primo al mondo, recitano alcuni titoli!) Intanto la scena mediatica è dominata dalle immagini di pacchi di vaccini ammassati nei magazzini e caricati sui camion. Perché anche loro, così preziosi ai nostri occhi, passano da quelle stesse strade e, evidentemente, dagli stessi lati oscuri. E mentre i NAS scoprono depositi non dichiarati di AstraZeneca ad Anagni, il premier britannico, di fronte ai suoi amici deputati, esalta il successo dei vaccini raggiunto grazie al capitalismo e all’avidità (sic!).

Ancora una volta il Covid-19, spietato come un film di Ken Loach, mette a nudo un Re già da tempo in mutande: l’economia “incivile” di cui siamo tutti attori, quella che in cambio di profitto vende ai ricchi sogni con il codice a barre e il packaging eco-friendly – sia esso una fiala o una scatola di cartone – e ripaga i poveri con incubi di asfalto e smog, sulle strade dell’abbandono. E noi consumatori, ben contenti di sognare, tra consegne “in un giorno” e cashback di Stato, non ricordiamo neppure il numero della carta di credito. Figuriamoci un film di Ken Loach.

#covid19 #KenLoach #ScioperoAmazon #BorisJohnson #FrancescoEconomy #picdacomics #instacomics #vignetteitaliane #satira

Pubblicato in Picd'A InstaComics | Contrassegnato , , , , , , , | 2 commenti

Picd’A #instacomics #155

#155 La speranza non è che un punto di vista.

Centomila. È il numero sulla bocca di tutti, le vittime del Covid in Italia dall’inizio della pandemia. Tra un po’ ci risveglieremo tutti in zona rossa e, dopo un anno, nulla pare cambiato. Pare soltanto, perché di cose ne sono cambiate, solo non come avremmo voluto. Nella mia città natale, intanto, il pronto soccorso del più grande ospedale della regione è stato chiuso a causa dell’alto numero di ricoveri. È la prima volta che accade. Questa notizia, una fra tante, mi ha fatto pensare. Ho scritto subito a un mio amico, medico ospedaliero. “Muoiono in tanti, Cla!” mi aveva confidato solo qualche settimana fa, e quella frase mi si era conficcata come una spina nel cuore. Ho iniziato a chiedermi: cosa sto facendo? Servo davvero a qualcosa oppure sto sprecando il mio tempo e le mie energie inutilmente? Mi sono chiesto che senso abbiano le foto sorridenti sui social, le vignette, i racconti dei viaggi in moto, questi stessi editoriali, persino il mio lavoro d’ufficio.

Per combattere lo sconforto mi aggrappo a quanto di buono posso aver fatto e sto facendo nella vita. Di buono per gli altri, intendo. Ma non basta: riconoscere che sono solo un puntino di un unico disegno è un boccone troppo amaro e allora mi espando per conquistare uno spazio significativo. Sono una ciambella ben riuscita, un buco con la superbia intorno. Sono una cicala che canta in mezzo a tante formiche, che lavorano disperatamente per salvare il salvabile. Il salvabile certo, perché tutto non si potrà salvare. Fatico ancora ad accettarlo, mentre è la prospettiva che medici, sanitari, decisori politici, eccetera, devono affrontare ogni giorno. Ed è anche la promessa migliore che possiamo pretendere dai vaccini. “L’alternativa è la morte”, sentivo ripetere da uno scienziato nell’ennesimo talk show. E chi sono io per continuare a cantare, scrivere, chiacchierare, quando l’alternativa è solo la morte?

Mi tornano alla mente un “grazie” ricevuto, un sorriso suscitato, un’emozione regalata, una lettera fraterna. No, forse non devo buttare niente, soltanto ridimensionare. E se di fronte all’immensità dell’Universo e delle tragedie umane lo sguardo non regge, allora provo a ripuntarlo negli occhi di Dio. Che poi, che ci crediate o no, resta l’unica direzione in cui vale sempre la pena cercare. L’orizzonte, per quanto rarefatto, diventa sopportabile, persino amabile, pure se tutto intorno va a catafascio. La speranza deve stare là, nascosta tra le nuvole, come un sole pallido nella foschia del mattino. Di più, guardare in quel pallore è già un atto di speranza. Poi la nebbia si dirada e si riaccendono i colori che avevo dimenticato, miliardi di puntini si ricongiungono in un disegno sempre più chiaro, molto più bello di quanto immaginassi. Un disegno da abbracciare con uno sguardo senza più confini, né orizzonti. Uno sguardo senza più superbia, solo curiosità bambina. O almeno credo che sarà così, quando avrò ritrovato gli occhi di Dio.

#covid19 #zonarossa #speranza #orizzonte #quaresima #picdacomics #instacomics #vignetteitaliane #satira

Pubblicato in Picd'A InstaComics | Contrassegnato , , , , , , , , , , | 1 commento

Picd’A #instacomics #154

#154 Presunzione di onniscienza

Sedici anni fa, esattamente l’8 marzo 2005, mi laureavo in Ingegneria Meccanica. Come ultima diapositiva della mia presentazione proiettavo l’immagine di una mimosa e un augurio per la festa della donna. Quel giorno la commissione d’esame era composta da soli uomini e tra i laureandi c’era una sola ragazza. Allora era ancora una rarità, mentre oggi ci sono sempre più donne laureate in ingegneria e a me piace pensare che “ingegnere” sia un titolo neutro: infatti non si dice “ingegnera”, ma neppure “ingegnero”.

Per il resto l’ingegnere è una strana creatura, una figura letteraria sospesa tra il comico e il tragico, divenuta ormai proverbiale. Chiunque sa che l’ingegnere è fonte di innumerevoli aneddoti e soggetto ideale di molte barzellette al pari del carabiniere. Non a caso “ingegnere” fa rima con “carabiniere”.

Quella laureanda del 2005 io me la ricordo bene anche perché, poco prima della discussione, il suo powerpoint pareva troppo pesante per girare sul pc portatile fornito dall’Università e io le risolsi il problema comprimendo le immagini. Quel giorno divenne anche lei un’ingegnere – con l’apostrofo – e da allora anche lei per vivere risolve problemi. Perché l’ingegnere è così, vive per risolvere problemi. Si dice che quando incontra un problema l’ingegnere non dorme, non mangia e non fa l’amore finché non ha trovato la soluzione. È nella natura dell’ingegnere interessarsi delle storture del mondo. L’ingegnere non può ignorare, l’ingegnere non sa stare da solo, l’ingegnere si occupa e si preoccupa. E cosa c’è di più femminile di questo? Il genio femminile, – direbbe Cyrano de Bergerac, – cos’è mai il genio femminile? Un apostrofo rosa tra l’articolo “un” e la parola “ingegnere”…

Perciò, auguri a tutte le donne! E un brindisi all’Ingegneria che c’è in ognuno di noi. Con o senza l’apostrofo.

[foto di Emanuela Ghini]

#ottomarzo #festadelladonna #ingegnere #ingegneria #laurea #picdacomics #instacomics #vignetteitaliane #satira

Pubblicato in Picd'A InstaComics | Contrassegnato , , , , , , , | 1 commento

Picd’A #instacomics #153

#153 Pirellone.xls

“Nella sua forma più semplice, la funzione CERCA.VERT è:
=CERCA.VERT(cosa si vuole cercare, dove cercarlo, il numero di colonna nell’intervallo che contiene il valore da restituire, restituire una corrispondenza approssimativa o esatta, indicata come 1/VERO o 0/FALSO).

Per creare la sintassi di CERCA.VERT sono necessari quattro tipi di informazioni:
1. Il valore da cercare, detto anche valore di ricerca.
2. L’intervallo che contiene il valore di ricerca. Tenere presente che il valore di ricerca deve trovarsi sempre nella prima colonna dell’intervallo affinché CERCA.VERT funzioni correttamente. Ad esempio, se il valore di ricerca è nella cella C2, l’intervallo deve iniziare con C.
3. Il numero di colonna nell’intervallo che contiene il valore restituito. Ad esempio, se si specifica B2:D11 come intervallo, è necessario contare B come la prima colonna, C come la seconda e così via.
4. Se si vuole, si può specificare VERO se si vuole ottenere una corrispondenza approssimativa o FALSO se si vuole ottenere una corrispondenza esatta del valore restituito. Se non si specifica nulla, il valore predefinito sarà sempre VERO o una corrispondenza approssimativa.

Ora disporre tutte queste informazioni nel modo seguente:
=CERCA.VERT(valore di ricerca; intervallo contenente il valore di ricerca; numero di colonna nell’intervallo che contiene il valore restituito; Corrispondenza approssimativa (VERO) o Corrispondenza esatta (FALSO)).”

[Guida di Ms Office 2016]

#zonaarancione #zonagialla #pirellone #attiliofontana #regionelombardia #cercavert #excel #picdacomics #instacomics #vignetteitaliane #satira

Pubblicato in Picd'A InstaComics | Contrassegnato , , , , , , , , | 1 commento

Picd’A #instacomics #152

#152 “Ceci n’est pas une bande dessinée” (Picd’A)

Comincio parafrasando il titolo di una celebre opera surrealista di Magritte per ricordare al mio pubblico che le #picdacomics non sono disegnate: sono fotografie, per lo più autoscatti, elaborate digitalmente. Lo sa bene chi mi segue da tempo e magari ha avuto il “privilegio” di visitare la mia mostra di febbraio 2020, prima che chiudesse prematuramente sotto la scure dei primi DPCM. Ma adesso siete più di 1300 e mi sembra giusto ribadire il concetto.

Le mie foto-vignette sono scrittura e recitazione. Ogni immagine è composta con criteri scenici: inquadrature, espressioni del viso, posizione delle mani, ambientazione, oggetti di scena, impaginazione. Talvolta coinvolgo amici e conoscenti. Il testo è originale, l’elaborazione fatta con strumenti molto basilari. È Arte? Chi può dirlo? Del resto non faccio nulla di diverso da quello che fanno tutti quanti: mi scatto selfie, applico filtri e scrivo commenti sagaci.

Ultimamente le pubblicazioni sono state un po’ irregolari: sto cercando di migliorare la qualità della grafica e degli editoriali – a proposito, grazie Daniele per questa bella definizione! -, il lavoro di post-produzione è aumentato. E poi ci sono il tempo libero e l’ispirazione, a cui non si comanda, come al cuore. È una passione nata per caso, che non porta alcun guadagno, ma c’è chi mi incoraggia e gliene sono grato. Ho superato le 150 e andrò avanti il più possibile, cercando di non soccombere alle aspettative. Le mie, più che le altrui.

Concludo ringraziandovi di cuore per la fedeltà con cui mi seguite. Non lo avevo ancora fatto, lo faccio ora: GRAZIE! Ma grazie sul serio! Per gli apprezzamenti, per le critiche, per i like dati anche sulla fiducia. Ora vorrei che le mie vignette raggiungessero un pubblico sempre più ampio. Se dunque apprezzate questa pagina, aiutatemi a farla crescere con le vostre condivisioni e i vostri commenti. Siete disposti ad aiutarmi? Di questo, meglio se vi ringrazio in anticipo: GRAZIE! Sulla fiducia…

#grazie #ringraziamento #follower #picdacomics #instacomics #vignetteitaliane #satira

Pubblicato in Picd'A InstaComics | Contrassegnato , , , , | 1 commento